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martedì 10 maggio 2011

Cina, funzionari vendevano bambini

Le autorita' cinesi stanno indagando su un traffico di bambini che ha coinvolto alcuni funzionari governativi nella provincia dello Hunan. Lo riferisce il Global Times. Secondo l'accusa, negli ultimi dieci anni dei funzionari dell'ufficio di pianificazione familiare di Shaoyang hanno preso almeno una ventina di bambini dalla contea di Longhui, bambini nati al di fuori della regola del figlio unico e poi ceduti ad un centro per le adozioni. I bambini, venduti per 3.000 dollari l'uno (mentre ai funzionari andavano circa 130 euro l'uno), sono stati gia' adottati e vivono in diverse parti del pianeta. I funzionari si sono giustificati dicendo di aver fatto del bene visto che le famiglie non avrebbero potuto sostenere le multe per aver messo al mondo figli oltre al primo, ma molte famiglie hanno denunciato che sono stati presi anche i loro figli unici. Gia' nel 2005 si era cominciato a parlare di un caso analogo. L'area dalla quale provengono i bambini venduti si trova sotto la soglia di poverta' e conta oltre un milione di abitanti.
(Fonte Blitz Quotidiano)

lunedì 9 maggio 2011

Adozioni Internazionali: visita in Italia di una delegazione della Repubblica Democratica del Congo

Nei giorni 28 e 29 aprile 2011 si è svolta la missione in Italia della delegazione della Repubblica Democratica del Congo, guidata dalla signora Véronique Chikwaka Betukumesu, Consigliere e delegata del Ministro del Genere, della Famiglia e del  Bambino. Della delegazione facevano parte alti funzionali del medesimo Ministero, nonché dei Ministri degli Affari Esteri e dell’Interno.
La delegazione è stata ricevuta dal Sen. Giovanardi, Presidente della Commissione per le adozioni internazionali, che ha espresso l’auspicio di una costruttiva cooperazione tra i due Paesi nella tutela dei diritti dell’infanzia. Come sempre, all’incontro sono stati presenti anche i rappresentanti degli enti italiani autorizzati ad operare nella Repubblica Democratica del Congo nel campo delle adozioni internazionali.
Nel corso dei lavori le due delegazioni italiana e congolese si sono scambiate approfondite informazioni sui rispettivi sistemi normativi. In particolare, la delegazione congolese ha illustrato il programma di lavoro del Ministro del Genere, della Famiglia e del Bambino, che intende arrivare quanto prima alla ratifica della Convenzione de L’Aja del 1993.
Le due parti si sono confrontate sui criteri attualmente applicati dalle autorità congolesi che intervengono a vario titolo nell’iter adottivo, soprattutto al fine di individuare e reprimere eventuali abusi o falsi. Le delegazioni hanno altresì preso in considerazione l’opportunità di stipulare un Protocollo bilaterale, volto alla disciplina delle procedure adottive avviate dalle coppie italiane.
Nel corso della missione, la delegazione ospite ha altresì incontrato le famiglie italiane che hanno adottato minori congolesi.
(Fonte Cai)

Le Adozioni devono sempre servire nell'interesse supremo del bambino

"Gli Stati membri dovrebbero garantire una migliore tutela dei minori nel processo di adozione. A dispetto degli accordi internazionali, le realtà di adozione sono ancora molto diverse tra i paesi europei, dando origine a gravi preoccupazioni sui diritti umani", ha detto il Commissario del Consiglio d'Europa per i diritti umani, Thomas Hammarberg, nel pubblicare un documento sul tema dei diritti umani nell'adozione di bambini. La pubblicazione tratta una serie di questioni, in particolare la necessità di garanzie procedurali per garantire che tutti gli attori coinvolti nel processo di adozione rispettino pienamente i diritti dei bambini. Il commissario raccomanda che le adozioni internazionali si facciano solo quando non esistono alternative adeguate domestiche e che siano concordate all'interno di normative internazionali. Hammarberg chiede norme più severe per l'accreditamento delle agenzie di adozione e di un divieto esplicito delle adozioni non regolamentate da qualsiasi paese di origine. Inoltre, il Commissario raccomanda di adottare misure per prevenire qualsiasi rischio che i bambini diventino apolidi nel processo di adozione internazionale e per combattere la diffusione di informazioni false, fornendo informazioni precise sulle adozioni internazionali. Il commissario chiede particolare attenzione sulle adozioni fatte nel periodo immediatamente successivo a situazioni di emergenza, al fine di impedire eventuali abusi e violazioni di obblighi internazionali. "Anche se questo principio è stato generalmente seguito dai paesi europei negli ultimi anni, le adozioni di haitiani dopo il terremoto del gennaio 2010 ha dimostrato la fragilità della sua applicazione. E 'fondamentale imparare da questa esperienza al fine di salvaguardare i diritti dei bambini in ogni situazione di emergenza future e adottare un approccio particolarmente vigile per garantire la conformità con gli standard internazionali ".

venerdì 29 aprile 2011

Etiopia: dopo la riduzione delle adozioni, quale futuro per i bambini?

A giudicare dal gran numero di genitori adottivi americani ed europei e dei loro bambini etiopi per le strade di Addis Abeba non è una sorpresa che l’Etiopia sia una delle destinazioni più popolari per le adozioni in tutto il mondo.
Le adozioni dall’Etiopia sono notevolmente aumentate nel corso degli anni con un picco di circa 2.500 adozioni nel 2010.
Tuttavia, a dispetto del grande interesse da parte dei genitori adottivi occidentali, questi numeri dovrebbero essere relativamente più bassi nel 2011.
Ciò sarà dovuto principalmente alla nuova direttiva del Ministero del Governo etiope responsabile delle adozioni all’estero, il Ministero delle Donne, Bambini e Gioventù.
Il Ministero ha infatti deciso di ridurre il numero di bambini adottati a livello internazionale di ben il 90%, per eliminare i presunti abusi nelle procedure di adozione di alcune agenzie. Secondo le indagini, diversi bambini con genitori vivi sono stati dati in adozione in modo illegale da parte di operatori senza scrupoli. Tali illegalità e l’incidenza del traffico di esseri umani hanno coinvolto le adozioni in Asia e in altri paesi africani.
Questa direttiva del Governo etiope è stata accolta con sentimenti contrastanti. Alcuni, tra i quali l’avvocato Ato Tewdros, hanno apprezzato la decisione di lasciare i bambini in Etiopia.
“Mi arrabbio quando vedo bambini strappati dalla loro terra e dal loro popolo. Capisco la realtà del nostro paese: la povertà e gli effetti sociali di HIV/AIDS. Nonostante ciò io continuo a credere che ci sia qualcosa che possiamo fare come nazione per mantenere qui i nostri figli piuttosto che crescere in una società straniera in cui sarà sempre estraneo“.
(continua a leggere l'articolo sul sito dell'Aibi)

Lazio: presentato nuovo protocollo regionale su adozioni

“Il vero problema in tema di adozioni è rappresentato dall’eccessiva permanenza dei bambini e delle bambine nei centri di accoglienza. È necessario, quindi, accelerare i tempi, perché i bambini hanno diritto ad avere una famiglia che è un tutt’uno con il diritto ad avere un futuro. Dal momento che proprio la famiglia è il gruppo fondamentale della società, l’ambiente naturale per la crescita e il benessere dei minori”.

Lo ha dichiarato l’assessore alle Politiche sociali e Famiglia della Regione Lazio, Aldo Forte, presentando presso il Tribunale per i minorenni di Roma il nuovo Protocollo regionale in materia di adozioni nazionali e internazionali elaborato dal  Comitato tecnico di coordinamento della Regione Lazio. Un protocollo che, a più di dieci anni di distanza dal precedente, definisce un nuovo modello organizzativo e operativo tra la Regione, i Comuni, le Asl, gli Enti autorizzati per l’Adozione internazionale e il Tribunale per i minori, fondato sul principio dell’integrazione socio-sanitaria dei servizi. E che prevede la partecipazione ai lavori delle Associazioni familiari con un’esperienza almeno quinquennale nel campo delle adozioni.
(continua a leggere l'articolo sul sito New Tuscia).

mercoledì 13 aprile 2011

Comunicato del Coordinamento Famiglie Adottanti in Bielorussia

Allo stato attuale, la politica di dialogo intrapresa nel 2008 dal Ministero degli Esteri, grazie anche al supporto del Vaticano, con le istituzioni bielorusse ai massimi livelli, sta portando i suoi frutti sia per quanto riguarda le adozioni bloccate da diversi anni, che per i permessi studio che dovrebbero essere firmati a breve, onde consentire l'iscrizione dei minori all'anno scolastico 2011-2012.
Inoltre, sulla base delle dichiarazioni rilasciate dalla sig.ra Pospelova (direttrice del Centro Nazionale Adozioni di Minsk), l'Italia rappresenta per la Bielorussia l'unico partner affidabile nel campo delle adozioni.
Invece, di recente, il Sottosegretario Giovanardi ha reso sconcertanti dichiarazioni nel corso della trasmissione su Rai 1 "La vita in diretta" del 07/03/2011 che, in sostanza dichiara chiuse definitivamente le adozioni con la Bielorussia.
Ciò è inaccettabile. Riteniamo necessario sollecitare l'attenzione di tutti sulla necessità di venire a capo definitivamente di questa situazione, il cui protrarsi aggiunge ogni giorno ulteriori cicatrici agli animi già troppo provati dei "nostri" bambini e ragazzi.
Essendo necessaria una riflessione a tutto campo, vi invitiamo a ragionare con noi sulle possibili azioni e richieste da porre all'attenzione delle istituzioni e sulle future linee di indirizzo del Coordinamento, principalmente volte a rimuovere il "veto" della CAI sulle adozioni in Bielorussia, successive al febbraio 2008, e di presentarle nel corso della Terza Riunione Nazionale delle famiglie (non adottanti ed adottanti con decreto di idoneità acquisito dopo febbraio 2008).
La riunione avrà luogo orientativamente tra la seconda metà del mese di aprile e la prima del mese di maggio a Roma, ora e luogo da definire a breve.
Vi chiediamo quindi di rispondere a questa e-mail info@adozionibielorussia.org indicando per esteso: numero dei partecipanti, con nomi e cognomi e breve descrizione della situazione (famiglia adottante/ non adottante, decreto di idoneità acquisito/ non acquisito, altro) e luogo di residenza, con la viva preghiera di estendere l'informazione e di conseguenza l'invito, a tutti quelli che conosciate nelle stesse condizioni.

martedì 12 aprile 2011

Genitori e figli nel percorso adottivo

Il terzo numero del 2010 di Cittadini in crescita, la rivista di conoscenza e approfondimento del Centro nazionale dedicata alla riflessione sulle politiche per l'infanzia e l'adolescenza, vede fra gli argomenti trattati una ricerca sulle famiglie adottive.
L'articolo firmato da Maria Teresa Tagliaventi, partendo da una recente ricerca promossa dagli enti autorizzati Nova e Cifa, che ha accolto il punto di vista di oltre 200 adottati maggiorenni sulla loro esperienza di figli adottivi, presenta alcune riflessioni su Genitori e figli nel percorso adottivo.
La ricerca si sofferma in particolare sull'edà adulta del figlio adottivo, una delle fasi di vita meno esplorate nella letteratura scientifica sulle adozioni, nonostante si tratti del periodo in cui si possono rilevare con maggiore completezza le conseguenze del vissuto adottivo.
La ricerca in questione, pur rilevando alcune “ombre” nel percorso di inserimento e integrazione dei ragazzi adottivi maggiorenni, sottolinea nel complesso un adattamento sociale positivo. Le problematiche evidenziate in infanzia e adolescenza sembrano infatti destinate progressivamente ad attenuarsi una volta che il ragazzo/a entra nell’età adulta, per fare posto a una condizione di maggiore equilibrio e a una propria visione di futuro propositiva.
L’approfondimento sul percorso formativo dei giovani intervistati fa emergere inevitabilmente le difficoltà scolastiche, con un sesto circa del campione che ha abbandonato gli studi precocemente e un giudizio di uscita dalle scuole medie nel complesso poco brillante Le variabili che sembrano incidere sulle difficoltà scolastiche sono l’età del bambino al momento dell’adozione e il genere. Quanti più anni si hanno all’arrivo in Italia tanto maggiori sono le difficoltà che il maggiorenne ha incontrato durante la sua esperienza scolastica, mentre, come da letteratura sull’argomento, sono i maschi, più delle femmine, ad aver avuto problemi nell’iter formativo.
Un ambito di ricerca interessante è stato l’approfondimento della partecipazione sociale. I risultati evidenziano che mentre la partecipazione sociale di natura più “critica”, come quella di tipo politico, coinvolge gli adottati meno dei figli biologici, lo sport e la religione sembrano costituire, per i primi, i canali di socializzazione preferenziali. Inoltre, gli adottati si adoperano significativamente di più in forme partecipative di volontariato sociale e assistenziale, rispetto ai loro pari figli biologici, sono cioè più propensi verso un tipo di partecipazione prosociale e altruistica.
Indagando il livello di soddisfazione verso differenti aspetti della vita, nonostante le innegabili difficoltà e avversità che i giovani adottati hanno vissuto in prima persona, i figli adottivi evidenziano un maggiore stato di benessere personale e relazionale se messi a confronto col campione di figli naturali. Su questo risultato, che sembrerebbe definire un pieno e positivo inserimento sociale, incidono probabilmente gli elevati livelli di sostegno provenienti dall’ambiente familiare, che compenserebbero i rischi e le difficoltà oggettive degli adottati, come ad esempio il loro rendimento scolastico, e darebbero luogo a maggiori livelli di percezione del benessere e diautostima. A questo c’è da aggiungere una sorta di consapevolezza che i giovani intervistati hanno su un destino che ha loro riservato più possibilità dei loro coetanei rimasti nel Paese di origine.
A questo link si può leggere l'intero articolo.

sabato 9 aprile 2011

Ucraina, trasferimento di competenze nelle adozioni internazionali

Il presidente ucraino Yanukovych ha firmato un decreto per trasferire tutte le funzioni dal Dipartimento di Stato per l'Adozione e Protezione dei Diritti del Bambino al Ministero per le politiche sociali.
Ancora non è chiaro come questo provvedimento avrà effetto sui trattamenti dei casi di adozione.
Il decreto presidenziale entrerà in vigore immediatamente dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale il prossimo 11 aprile.

venerdì 8 aprile 2011

Procedure adottive in Etiopia

Il Ministry of Women's, Children and Youth Affairs (MOWCYA) ha segnalato al Tribunale Federale di Prima Istanza di Addis Abeba l'intenzione di limitare il rilascio di pareri sulle procedure adottive a cinque casi giornalieri, a fronte di una mole di lavoro che finora avrebbe raggiunto picchi fino a cinquanta casi giornalieri. Il Ministero ha infatti evidenziato la necessità di esaminare approfonditamente tutti i dossier, al fine di individuare e conseguentemente eliminare eventuali fenomeni di falsificazione, e nel contempo di fare fronte alle sue numerose competenze, prime fra le altre quelle mirate alla protezione dei minori in ambito nazionale.
A seguito delle preoccupazioni suscitate da questo annuncio, il MOWCYA starebbe valutando in questi giorni una pianificazione del proprio lavoro che dia più spazio alla trattazione delle adozioni internazionali.
E’ comunque prevedibile che le procedure pendenti risentiranno di qualche dilazione. 
Si evidenzia peraltro che lo scrupolo nell’esame dei dossier è un positivo segnale di serietà.
La Commissione, l’Ambasciata d’Italia ad Addis Abeba e gli enti autorizzati operano in stretto raccordo per raccogliere e condividere ogni ulteriore informazione.
(Fonte CAI)

Adozioni Internazionali: incontro a Roma tra rappresentati Aja e governo Nepal

Nei giorni 31 marzo e 1° aprile 2011 si è tenuto a Roma un incontro tra una delegazione da rappresentanti del Governo e alti funzionari del Nepal, i vertici del Permanent Bureau della Conferenza di Diritto Internazionale privato de L’Aja e i rappresentanti di 14 Paesi di accoglienza (Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna,  Svezia, Svizzera, Regno Unito, Stati Uniti d’America) ratificanti la Convenzione del 1993. L’incontro, promosso e organizzato dal Permanent Bureau con il supporto della Commissione per le Adozioni Internazionali, è stato determinato dalla necessità di sollecitare e sostenere il Nepal nel processo di adeguamento del proprio sistema normativo e operativo ai principi della Convenzione del 1993, firmata dal Paese asiatico nell’aprile 2009.Le criticità del sistema nepalese, solo in parte risolte dalle nuove norme introdotte nel 2008, avevano determinato le autorità di tutti i Paesi d’accoglienza a sospendere – già dal giugno 2010 – il deposito di nuovi dossier. In particolare, l’attuale sistema non prevede una reale tutela dei diritti dell’infanzia, non garantisce l’accertamento dello stato di abbandono e non assicura il rispetto del principio di sussidiarietà.Il sen. Carlo Giovanardi, presidente della Commissione per le Adozioni Internazionali, ha aperto i lavori assicurando il sostegno dell’Italia a tutte le iniziative individuate dalle autorità partecipanti al meeting, volte ad accelerare il processo di cambiamento auspicato.Le due giornate di lavoro congiunto hanno portato ad una più chiara reciproca comprensione. In particolare, la delegazione nepalese ha confermato la volontà di aderire al programma di assistenza tecnica offerta dal Permanent Bureau, cui i Paesi di accoglienza porteranno il loro supporto. La delegazione ha altresì illustrato le tappe per una serie di riforme già programmate nelle grandi linee, manifestando il bisogno del Paese di interventi di cooperazione per sostenere la transizione. Al riguardo, i Paesi di accoglienza hanno assicurato la volontà di valutare interventi di supporto. E’ stata comunque confermata la comune decisione di mantenere la sospensione del deposito di nuovi fascicoli, finché il Nepal non avrà raggiunto standard normativi e operativi conformi al “sistema Aja”.E’ stata peraltro espressa alla delegazione nepalese la disponibilità dei Paesi di accoglienza di ricercare soluzioni per i bambini con “bisogni speciali”.
(Fonte CAI)

Adozioni. La stretta della Cassazione

Fermi tutti. Un minore non può essere considerato in stato di abbandono quando alcuni suoi parenti, entro il quarto grado, si siano fatti avanti e abbiano dato la disponibilità a prendersene cura. A deciderlo non senza qualche sorpresa è stata la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2102/2011. 
Secondo la Cassazione, tutto ciò vale anche se in passato questi parenti non hanno costruito “significativi rapporti” con il bambino. Il caso prende le mosse dalla richiesta dei nonni e degli zii materni di un bambino nato d genitori tossicodipendenti, ed imemdiatamente assegnato a una struttura assistenziale dopo a nascita.
(Leggi il resto dell'articolo su Vita)

venerdì 10 dicembre 2010

Adozioni internazionali Rimborsi più adeguati

Per le adozioni internazionali, sullo sfondo del crollo spaventoso di richieste del 2010, arrivano in chiusura d’anno buone e – ancora, purtroppo – cattive notizie. Le buone riguardano i rimborsi per le famiglie che nel corso del 2009 hanno deciso di accogliere un bambino dall’estero.
Oltre al rimborso forfettario di 1.200 euro (erogato a partire dal 2007) queste ultime saranno, secondo quanto evidenziato da Giovanardi, avvantaggiate: in data 30 novembre, con pubblicazione in Gazzetta proprio oggi, un decreto della presidenza del Consiglio dei ministri ha infatti stabilito che per le coppie con un reddito annuo fino a 35mila euro siano rimborsabili fino al 50% delle spese sostenute, mentre per quelle con un reddito superiore a tale soglia (ma inferiore a 70mila euro) fino al 30%. Cifre che sostituiscono, dunque, quelle stabilite dal Fondo per le adozioni internazionali a partire dal 2005, che prevedevano il rimborso di un massimo di 6 o 4mila euro a seconda delle fasce di reddito. E che ci si auspica, ora, valgano anche per le coppie che hanno portato a termine un’adozione nel 2010: non 4mila (cifra che si riferisce al 2009, per l’appunto) ma, fino ai dati disponibili dello scorso agosto, solo 2.564, cioè ben il 30% in meno.
Altra buona notizia, quella relativa al Fondo di credito per i nuovi nati, che – lo ricordiamo – riguarda anche tutti i bambini adottati e che negli ultimi due anni è stato alimentato con 25 milioni di euro annui per garantire le banche per l’eventuale insolvenza dei prestiti che saranno concessi ai nuclei con bebè (l’interesse, che potrà poi essere migliorato dai singoli istituti aderenti, è fissato al 50% del tasso effettivo medio e prevede un massimo di 5mila euro per finanziamento). Ebbene, lo scorso 2 dicembre sono stati riaperti i termini per i nati nel 2009, fissata precedentemente al 30 settembre 2010, e i genitori che hanno avuto una nascita nel 2009 potranno presentare la domanda di accesso al prestito entro il 31 dicembre.
Sul tavolo, però, rimangono ancora dei nodi. Primo fra tutti, quel dato sul calo spaventoso delle adozioni di bimbi dall’estero nel 2010, che trova senz’altro origine nella drammatica congiuntura economica (la crisi scoraggia, anche psicologicamente, gli aspiranti genitori adottivi), ma anche nell’aumento dei costi: le adozioni internazionali sono sempre più “care”, le famiglie spendono circa 20mila euro tra viaggi e spese di mediazione. E non è un caso se, nello stesso decreto citato dal sottosegretario Giovanardi, si ravvisa proprio come sia «opportuno – recita il testo – modificare i criteri per l’erogazione dei rimborsi applicati negli anni precedenti in considerazione dell’intervenuta costante lievitazione dei costi di viaggio e soggiorno all’estero».
E poi, certo, rimane aperta la questione dei fondi. Che, sebbene in parte legati al budget della presidenza del Consiglio (non “toccato” dalla Legge di stabilità approvata martedì sera in Senato), per quella più consistente fanno capo a quel Fondo per le politiche della famiglia che invece, dalla Finanziaria, è risultato fortemente penalizzato. Il fondo, che finanzia tutti i progetti per la famiglia, ha infatti assistito a un taglio drastico: se nel 2008 aveva contato su 346,5 milioni di euro, nel 2009 ha dovuto fare i conti con la metà di quei soldi (186,6 milioni di euro), nel 2010 con 185 milioni e – questo l’allarme – sia nel 2011 che nel 2012 dovrà farli con appena 52,5 milioni di euro. Un ridimensionamento contestato negli ultimi mesi, e anche nel corso della Conferenza della famiglia di Milano un mese fa, dal Forum delle associazioni familiari.
Viene da chiedersi come, con queste cifre, potranno essere mantenuti i 25 milioni stanziati al sostegno delle adozioni internazionali e gli altrettanti 25 milioni stanziati per il Fondo nuovi nati di cui sopra, visto che le voci – due di almeno un’altra quindicina su cui spalmare il budget – da sole lo esaurirebbero quasi totalmente.
(Fonte Avvenire)

martedì 7 dicembre 2010

Via al rimborso spese sostenute per adozioni concluse nell’anno 2009

In data 3 dicembre 2010 è stato registrato il D.P.C.M. contenente le modalità di presentazione delle domande di rimborso delle spese sostenute per adozione internazionale, con riferimento alle adozioni internazionali di minori stranieri, il cui ingresso e la residenza permanente in Italia siano stati autorizzati nel periodo compreso tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre 2009.
Il Decreto ed i relativi allegati saranno pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana in data 9 dicembre.
I coniugi che hanno concluso l’adozione nell’anno 2009 possono pertanto presentare le domande di rimborso utilizzando gli appositi modelli. Le domande di rimborso devono essere presentate entro il 31 gennaio 2011 e saranno istruite in base all’elenco cronologico di presentazione.
I modelli possono essere scaricati selezionando: Decreto e Allegati

lunedì 6 dicembre 2010

Adozioni Vietnam: a dicembre firma della Convenzione Aja e novità su procedure adottive

Si è svolta la settimana scorsa ad Hanoi una riunione del gruppo di lavoro previsto dall’accordo bilaterale Italia-Vietnam per definire le nuove modalità sulle procedure adottive nel Paese asiatico. Vietnam, che proprio a dicembre firmerà l’adesione alla Convenzione dell’Aja che entrerà in vigore solo dopo 3 mesi con il deposito della ratifica da parte dell’ambasciatore vietnamita in Olanda.
Durante gli incontri svoltisi ad Hanoi è stato confermato che sarà applicata la procedura prevista dalla vecchia legge per tutti gli abbinamenti formalizzati dai dipartimenti delle province entro il 31/12/2010, anche se non ancora autenticati dall’International Adoption Department (IAD).
E’ stato inoltre dichiarato che il Dipartimento per le Adozioni Internazionali, solleciterà le province ad accelerare i tempi delle procedure ma questo tuttavia non annullerà e/o varierà quelli che sono, di fatto, i tempi legislativi necessari per dichiarare l’adottabilità di un bambino.
Per tutte le procedure che non avranno un abbinamento alla data del 31 dicembre prossimo viene confermata la disponibilità a prenderle in analisi immediatamente alla riapertura delle adozioni nel secondo semestre 2011. Pertanto per allora sarà necessario solo aggiornare i documenti che a quella data risulteranno scaduti, tipo certificati penali o certificati medici.
Il Dipartimento per le Adozioni Internazionali vietnamita prevede che per il mese di Aprile possa essere presentata da parte degli Enti stranieri la domanda di accreditamento che comporterà, da parte dello stesso IAD, la verifica delle competenze dello staff di ogni singolo Ente nel paese.
La nuove procedure stabilite durante l’incontro bilaterale garantiranno anche la possibilità di adottare bambini con età superiore ai 5 anni e quindi non solo dei neonati.
Viene inoltre stabilito un doppio controllo della disponibilità dei bambini adottabili prima a livello di Adozione Nazionale, e nel caso non ci sia una soluzione idonea, successivamente si passerà all’Adozione Internazionale, nel rispetto dei principi della Convenzione dall’Aja.
(Fonte Aibi)

giovedì 25 novembre 2010

La paternità tra regole e affetti, convegno Aimmf

Cosa rappresenta oggi il padre? Come incide nella vita dei bambini la figura paterna nei suoi aspetti positivi e in quelli negativi? A queste e altre domande cercheranno di rispondere magistrati, avvocati e altri esperti nel corso del Convegno nazionale dell'Aimmf, in programma il 26 e 27 novembre a Bologna.
Il ventinovesimo Convegno nazionale dell'Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia affronterà i diversi aspetti inerenti il tema della paternità offrendo prima un quadro analitico dell'evoluzione della figura paterna e soffermandosi, poi, sugli strumenti di sostegno a genitori e figli. Due giorni intensi di confronto e dibattito su argomenti come la responsabilità genitoriale, il mantenimento dei figli e gli interventi dei servizi a sostegno della genitorialità.
La prima giornata dell'incontro Di padre in figlio. La paternità tra regole e affetti si aprirà con una relazione di Laura Laera, presidente dell'Aimmf, a cui seguiranno, dopo alcuni interventi, due tavole rotonde su La responsabilità genitoriale e I codici della violenza di padre in figlio. La seconda giornata, invece, approfondirà il tema degli strumenti di sostegno alla genitorialità. Inaugurata, nella mattina, da due tavole rotonde, proseguirà con i lavori in sessioni parallele di sette gruppi, dedicati ai seguenti temi: la bigenitorialità, il padre adottivo e il padre straniero, il mantenimento dei figli, la sottrazione dei minori, la violenza maschile, stalking e minori e, infine, gli interventi dei servizi a sostegno della genitorialità.
Sono previsti, fra gli altri, interventi di: Daniela Bacchetta, vicepresidente della Commissione per le adozioni internazionali; Pasquale Andria, presidente del Tribunale per i minorenni di Salerno; Luigi Fadiga, docente di diritto minorile e della famiglia all'Università Lumsa di Roma; Luigi Zoja, psicoanalista e saggista e Joseph Moyersoen, segretario generale dell'Aimmf. Fra le autorità invitate in attesa di conferma, Maurizio Sacconi, ministro del lavoro e delle politiche sociali e Carlo Giovanardi, sottosegretario alle politiche per la famiglia. 
(Fonte Minori.it)

Al via la campagna “Chicchi di Felicità per bimbi speciali”

Presentato oggi a Milano il nuovo progetto di impegno sociale di Chicco, “Chicchi di felicità per bimbi speciali”, promosso in collaborazione con Ai.Bi. per favorire l’adozione di questi bambini. Dal 2003 Artsana Group con il brand Chicco, insieme ad Amici dei Bambini si impegna concretamente a sostegno dei minori. Il percorso è iniziato con il progetto “Chiudono gli istituti, apriamo le famiglie" e ha portato alla realizzazione di 5 Case Famiglia e 11 Punti Famiglia sul territorio nazionale, di cui uno ad Onna per fronteggiare l’emergenza dopo il terremoto.
Oggi, coerentemente con questo percorso, Chicco ha scelto di supportare Amici dei Bambini in un nuovo impegno a favore dei Bimbi Speciali. Si tratta di minori con particolari esigenze, legate all’età (minori con più 7 anni), a gruppi numerosi di fratelli, a problemi di salute di varia natura, molti dei quali risolvibili nel tempo. La ricerca di famiglie idonee a un cammino adottivo di questo tipo impone un supporto specializzato: formazione specifica, sostegno psicologico e accompagnamento dal momento dell’abbinamento al post-adozione.
«Il progetto Chicco/Ai.Bi. – commenta Francesca Catelli, Vice President Communication & Corporate Image Artsana Group - mira a sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema così delicato, attraverso la distribuzione di materiali informativi all’interno dei Negozi Chicco e dei Punti Famiglia Ai.Bi. e a fornire concreto sostegno medico e psicologico alle famiglie che si rivolgeranno ad Ai.Bi. per l’adozione di bambini special needs».
«Ogni giorno che passa diventa sempre più difficile per i minori trovare una famiglia disposta ad accoglierli» commenta Marco Griffini presidente di Ai.Bi. «L’età, lo stato di salute o avere più fratelli sono condizioni che ostacolano l’accoglienza. Nel loro Paese di origine non ci sono coppie disponibili ad accoglierli, per questo occorre facilitarne l’adozione internazionale. È inoltre necessario dare una formazione specifica alle famiglie in modo che non siano spaventate ma preparate ad accogliere il loro figlio. Il progetto, peraltro, potrebbe coinvolgere anche moltissimi bambini in Italia che aspettano di essere accolti da queste famiglie, una volta adeguatamente preparate».
Simbolo del progetto è il Chicco di Felicità, una medaglietta da indossare per diventare in prima persona testimonial dell’impegno Chicco/Ai.Bi. alla ricerca di famiglie speciali per bambini speciali. «Il Chicco di Felicità  – continua Francesca Catelli – è una medaglietta molto graziosa e fortemente significativa; ci auguriamo che questo oggetto diventi un vero e proprio segno di riconoscimento per tutti coloro che hanno a cuore il futuro dei bambini in attesa di una famiglia».
Il Chicco di Felicità è in vendita al prezzo di 3 euro in tutti i Negozi Chicco e contribuirà a sostenere il progetto. Maggiori informazioni sono disponibili all’interno del libro “Figli in attesa” che fa parte di una collana prodotta da Ai.Bi. nata da esperienze vissute, da studi e da ricerche, indirizzata a tutti coloro che vogliono approfondire i temi dell’adozione e di altre forme di accoglienza dell’infanzia abbandonata.
(Fonte Vita)

India: tempi lunghi e preoccupazione per il futuro delle adozioni

Una popolazione sempre in crescita ed un numero altissimo di minori costretti a vivere per strada: è questo il quadro della situazione attuale in India. Si potrebbe desumere che in questo contesto le agenzie che lavorano per realizzare adozioni internazionali nel Paese abbiano molti minori di cui prendersi cura e per i quali cercare genitori adottivi. In realtà non è così, anzi si verifica la mancanza di bambini da adottare e tempi lunghi per le adozioni. Le coppie in media devono aspettare dai 15 mesi ai 2 anni per poter adottare un bambino. In alcuni casi, per le coppie non di origine indiana, l’attesa per l’adozione di un bambino può durare 5 anni.
L’interrogativo che la comunità internazionale, gli enti autorizzati e i genitori adottivi si pongono è capire come sia possibile che in un Paese in cui ogni anno ci sono 26 milioni di nascite, molte delle quali da ragazze madri, ci sia una carenza simile di minori da adottare.
A Mumbai, questa situazione è particolarmente evidente. Secondo la Dr.ssa Shaila Mhatre, responsabile del Comitato per il benessere dei Bambini (CWC) “ufficialmente, il numero di minori abbandonati nella città sta diminuendo”  tuttavia questo è un “dato falsato”. Non si spiega infatti come mai ci sia un costante aumento di ragazze madri, che sono quelle che più facilmente abbandonano i bambini.
Secondo Mhatre questo è un problema di cui bisogna “preoccuparsi seriamente”, che lo Stato e la polizia devono esaminare con urgenza. In un contesto così, “il numero ridotto di bambini disponibili per le adozioni internazionali è sintomo della presenza di una fiorente industria delle adozioni illegali. Il governo deve andare alla radice delle cause e capire dove stanno andando questi bambini abbandonati”, ha aggiunto Jayssita Panigrahi, la responsabile della ONG Malad’s Bal Vikas Sanstha.
In realtà, questa è l’unica ragione individuata per spiegare la diminuzione del numero di adozioni, sia all’interno del paese sia con gli altri Paesi. “Nel giro di un decennio, le adozioni in città sono scese del 50%”, ha detto Vandana Patil, anziano assistente sociale. Il Consiglio indiano per la previdenza sociale (ICSW), che assiste i giudici nel concedere i decreti di adozione, ha rivelato che quest’anno ci sono state solo 146 adozioni a Mumbai e 20 a Thane. Anche le adozioni internazionali hanno subito un forte calo, dalle 140 adozioni dell’anno scorso si è passati alle 70 di quest’anno.
(Fonte Aibi)

mercoledì 24 novembre 2010

Dove si adotta di più? Dove ci sono più enti

Come si distribuiscono le adozioni internazionali tra le Regioni italiane? Se lo domanda una ricerca pubblicata da Neodemos, foro indipendente di osservazione dei cambiamenti demografici. A prima vista, guardando semplicemente al numero di minori adottati in ciascuna Regione, si potrebbe concludere che quelle del Nord e del Centro sono le piu' attive, visto che accolgono circa il 70% delle adozioni internazionali. Con delle eccezioni. Piemonte e Val d'Aosta, ad esempio occupano gli ultimi posti, mentre Toscana e Liguria si collocano ai primi posti.
Secondo la ricerca, non sembra esserci una relazione, ad esempio, con il numero medio di figli per donna: ad adottare maggiormente non sono ne' le Regioni piu' feconde ne' quelle meno feconde. Non fornisce una chiave di lettura neanche il reddito medio della popolazione: ad adottare di piu' non sono ne' le Regioni piu' ricche, ne' quelle piu' povere.
La correlazione e' invece piu' stretta con la presenza sul territorio di organizzazioni attive nell'ambito delle adozioni internazionali. Lo dimostrano i casi di Trentino, Lazio e Toscana. All'opposto la Valle d'Aosta, senza associazioni sul territorio, e' l'ultima Regione in classifica. Ma in questo caso quale la causa e quale l'effetto? E' normale che nelle Regioni in cui le coppie sono interessate alle adozioni internazionali vi sia anche un maggior numero di organizzazioni autorizzate a supportarle nel percorso adottivo. In questo caso il desiderio di adottare e' la causa e il numero di strutture e' l'effetto. 
(Fonte Vita)

lunedì 15 novembre 2010

Genitori, doveri senza distinzioni

Al genitore adottivo al quale è stata revocata la patria potestà per problemi con il figlio deve continuare a provvedere al mantenimento pagando, fra l'altro, la retta della casa famiglia alla quale il minore è stato affidato.
È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 22678 dell'8 novembre 2010, ha respinto il ricorso di una coppia di genitori adottivi, alla quale era stata revocata la patria potestà sulla figlia minore, per questo affidata a una casa famiglia.
Il caso. È successo a Gravina di Puglia. Dopo un lungo iter una coppia di coniugi era riuscita ad adottare una bambina. Poi gli atteggiamenti aggressivi della ragazza e il rapporto conflittuale con i genitori adottivi avevano determinato la perdita della patria potestà. Così la ragazzina era stata affidata a una casa famiglia. Il comune li aveva citati per ottenere il pagamento della retta che si era accumulato negli anni, oltre 15 mila euro. La coppia si era rifiutata ma il tribunale di Trani aveva accolto l'istanza dell'ente locale. Poi la Corte d'appello di Bari aveva confermato. Così i due hanno presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la perdita della patria potestà sulla minore li liberava da qualunque obbligo di mantenimento. La prima sezione civile ha respinto il ricorso con una interessante sentenza che mette sullo stesso piano genitori adottivi e naturali, sugli obblighi, anche di mantenimento, verso i figli economicamente dipendenti da loro.
Le motivazioni. Insomma dalla decisione in rassegna escono senz'altro rafforzati i doveri dei genitori adottivi, paragonabili, dunque, a quelli dei genitori naturali.
Ma non solo. Dalle motivazioni emerge anche che questi obblighi non cessano con il raggiungimento della maggiore età, ma si protraggono fino a quando il figlio non diventa economicamente indipendente.
In proposito in sentenza si legge che «è noto che dal fatto della procreazione sorge in modo necessario un complesso di diritti e di doveri reciproci fra genitore e figlio fra cui appare qui fondamentale il dovere dei genitori sancito dal combinato disposto degli art. 30 Cost. 147, 148 e 155 cod. civ., di mantenere ed educare i figli. E che, d'altra parte, l'art. 27 legge 184/1983 dispone che «per effetto dell'adozione l'adottato acquista lo stato di figlio legittimo degli adottanti», per cui l'art. 48, 2° comma impone all'adottante l'obbligo di mantenere, istruire ed educare l'adottato, conformemente a quanto prescritto dall'articolo 147 del codice civile perciò equiparando anche sotto questo profilo i suoi doveri a quelli del genitore naturale e correlandoli esclusivamente allo status di genitore adottivo». Ma non basta. È egualmente pacifico, scrivono ancora gli Ermellini, «che l'obbligo di mantenimento dei genitori, tanto naturali quanto adottivi, verso i figli, di contenuto più ampio e comprensivo di quello alimentare, si sostanzia tanto nell'assistenza economica, quanto nell'assistenza morale di costoro». Ma, ciò che più conta è che questa non cessa «per il raggiungimento della maggiore età da parte di essi, ovvero per altra causa, ma perdura anche indipendentemente dalla loro età, fino a quando i figli non vengono avviati a una professione, a un'arte, o a un mestiere confacente, per quanto possibile, alla condizione sociale della famiglia». Pertanto l'obbligo del mantenimento «posto dalla menzionata normativa prescinde dalla potestà dei genitori e sopravvive a essa in varie ipotesi, come dimostra quella appena evidenziata del figlio che abbia raggiunto la maggiore età; ovvero proprio le fattispecie di impedimento o di decadenza del genitore naturale o adottivo dalla potestà» in conformità del resto alla più moderna concezione dell'isti¬tuto che si concreta nell'attribuzione a quest'ultimo (o a entrambi i genitori) non di un diritto soggettivo, bensì di un munus (di diritto privato) comportante un potere/nella sua più limitata accezione di potere-dovere».
(Fonte Italia Oggi)

venerdì 12 novembre 2010

Il congedo di maternità nelle adozioni internazionali

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha chiarito che la permanenza all’estero costituisce una fase necessaria della procedura di adozione internazionale, per cui, se debitamente certificata, va riconosciuta quale periodo di congedo di maternità anche in caso di interruzione della procedura adottiva o di esito negativo (Interpello 05 novembre 2010, n. 39).
L’Associazione Nazionale Comuni d’Italia ha formulato istanza di interpello al fine di conoscere se nel caso di interruzione della procedura adottiva, con conseguente rientro del lavoratore e senza il verificarsi dell’ingresso del minore in Italia, il relativo periodo di assenza fruito dal dipendente per adempimenti correlati alla procedura adottiva possa comunque essere considerato come congedo di maternità.
L’articolo 26, comma 3, D.Lgs. n. 151/2001, come modificato dall’articolo 2, comma 452, Legge n. 244/2007, dispone che in caso di adozione internazionale, il congedo di maternità, per un periodo massimo di cinque mesi, può essere fruito dalla lavoratrice anche durante il periodo di permanenza all’estero necessario per l’incontro con il minore e per gli adempimenti connessi alla procedura di adozione antecedentemente all’ingresso dello stesso in Italia.
Il successivo comma 5, prevede che la durata del periodo di permanenza della lavoratrice all’estero venga certificato dall’ente autorizzato alle gestione della procedura di adozione; tale certificazione deve essere allegata dalla lavoratrice alla domanda di indennità (INPS - circolare n. 16/2008).
La norma, dunque, non regola espressamente l’ipotesi relativa all’eventuale interruzione della procedura di adozione internazionale, in relazione al godimento del periodo di congedo durante la permanenza all’estero antecedentemente all’adozione, né vi sono indicazioni della prassi in merito.
A tal proposito, il Ministero osserva che l’interesse tutelato dalle disposizioni sul congedo di maternità nelle adozioni internazionali, consiste nel permettere agli aspiranti genitori adottivi ed al minore da adottare di instaurare un rapporto relazionale ed affettivo propedeutico all’adozione stessa, nell’interesse del bambino e del suo sviluppo psicofisico, in una fase antecedente all’ingresso nel territorio italiano.
Viene, dunque, riconosciuta una particolare attenzione nei confronti dell’adozione di un bambino straniero, in quanto trattasi di una procedura più articolata rispetto all’adozione nazionale e di cui l’incontro all’estero rappresenta sicuramente la fase più delicata.
D’altra parte, nella disciplina vigente, non vi è alcuna disposizione per cui l’esito negativo degli incontri – di cui l’ente autorizzato alla gestione della procedura di adozione informa la Commissione per le adozioni internazionali in Italia, relazionando sulle motivazioni per cui “l’abbinamento” effettuato non è stato rispondente agli interessi del minore – costituisca motivo del mancato riconoscimento del periodo trascorso all’estero come periodo di congedo di maternità.
In conclusione, la permanenza all’estero costituisce una fase necessaria della procedura di adozione internazionale che, se debitamente certificata, va riconosciuta quale periodo di congedo di maternità.
Secondo il Ministero una diversa soluzione, oltre che non giustificata da espresse disposizioni normative, sarebbe di ostacolo al ricorso alle procedure adottive in questione che, già di per sé, sono certamente impegnative, sotto diversi aspetti, per gli aspiranti genitori.
(Fonte Pianeta Lavoro e Tributi)