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lunedì 9 maggio 2011

Su Sky un programma dedicato al non profit

Dal 10 maggio Easybaby (canale 137 di SKY,) apre un nuovo spazio in palinsesto per Easybaby & Friends, il magazine settimanale che il canale mette a disposizione delle associazioni, un programma dedicato al sociale, al non profit e alle iniziative di sostegno per bimbi, donne, famiglie in onda ogni martedì alle ore 21.30 e la domenica alle ore 15.00.
famiglia
Tante storie, tanti temi, tanti cuori, Easybaby & Friends è un programma che dà voce e visibilità mediatica a progetti sociali e solidali firmati da associazioni sia italiane sia straniere. Nel corso di ogni puntata vengono raccontati campagne, interventi, iniziative, ancora in fase di realizzazione o già conclusi con successo, attraverso filmati, reportage, immagini, informazioni e documenti. Easybaby & Friends parte dall’idea che aiutare aiuta a crescere, e che insieme è possibile cambiare, anche con un piccolo gesto o semplicemente informandosi e conoscendo meglio problemi e opportunità di soluzione.
Tutte le associazioni interessate a inviare i propri materiali video per partecipare a Easybaby & Friends trovano al sito www.easybaby.it i riferimenti per contattare la redazione.
Easybaby, canale 137 di SKY, nasce da un’idea di una mamma ex-McKinsey, Lorenza Minola ed è il primo canale televisivo dedicato ai genitori, un canale che parla ai grandi dei piccoli. Con appuntamenti fissi quotidiani, easybaby si prende cura dei genitori e di chi vuole diventarlo (e anche dei nonni, degli zii, delle tate) offrendo tutti i giorni consulenze, pareri e testimonianze di un team di esperti a disposizione del pubblico 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Dalla salute all'educazione, dallo sport alla scuola, dal gioco allo shopping, dal tempo libero con i bambini alla vita di coppia, pediatri, ginecologi, psicologi, sessuologi, educatori, animatori, baby shopper e personal trainer sono accanto a chi è impegnato nel difficile e affascinante mestiere di essere genitore perché…bambini si nasce, genitori si diventa.

lunedì 11 aprile 2011

Riforma della disciplina di fondazioni, associazioni e comitati

Il Consiglio dei Ministri ha approvato, giovedi 31 marzo 2011, su proposta del Ministro della giustizia, Alfano, e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Sacconi, un disegno di legge che delega il Governo a riformare il Titolo II del Libro I del Codice Civile in materia di disciplina delle fondazioni, delle associazioni e dei comitati, in attuazione del principio di sussidiarietà di cui all'articolo 118, comma quarto, della Costituzione, il cui esame era già stato avviato in una precedente riunione.
"In particolare - spiega Alfano -, il disegno di legge prevede una profonda riforma del codice civile al fine di riconoscere il valore del libero associazionismo, semplificare i meccanismi di riconoscimento della personalità giuridica, ampliare l'autonomia statutaria degli enti con un maggiore coinvolgimento degli associati nei procedimenti decisionali, garantire la trasparenza delle attività degli enti - soprattutto per gli enti che si avvalgono di fondi e sottoscrizioni pubblici - e di consentire la possibilità di svolgere attività d'impresa in via strumentale, tutelando i terzi".
Tra i punti qualificanti del disegno di legge c'è la semplificazione del procedimento di riconoscimento delle persone giuridiche, che verrà assimilato a quello delle società di capitali, con la previsione di un pieno diritto dell'ente all'iscrizione nel registro delle persone giuridiche, iscrizione che potrà essere negata solo per i motivi espressamente previsti dalla legge. Viene, inoltre, prevista, per tutelare gli associati e i terzi, l'introduzione di un collegamento tra la limitazione della responsabilità dell'ente ed il mantenimento di un elevato grado di solidità economica, mentre viene sancito il riconoscimento, anche in favore degli enti privi di personalità giuridica, della qualità di centro autonomo d'imputazione degli interessi.
(Leggi tutto l'articolo sul sito NoProfit Online)

mercoledì 10 novembre 2010

Non Profit - Stretta sulle donazioni in contanti

In tema di prevenzione del terrorismo e del riciclaggio del denaro sporco, da tempo l’Unione Europea preme sugli stati membri affinché limitino ai propri cittadini l’uso del denaro contante.
Segnalo qui due novità recenti che toccano il non profit, in qualche modo collegate tra loro.
1. Con il D Lgs 78/2010 è stato abbassato il limite di uso del contante a quota € 5.000. Il che vuol dire che è vietato effettuare donazioni per contanti, con assegni bancari postali e circolari trasferibili quando il valore dell’operazione, anche frazionata, sia complessivamente pari o superiore a € 5.000.
Il trasferimento di denaro per importi maggiori di € 5.000 potrà essere eseguito solo tramite bonifico bancario, bollettino postale, donazione online, assegno bancario non trasferibile, assegno circolare non trasferibile. Si fa presente, peraltro, che le sanzioni nel caso di sforamento sono particolarmente alte.
Da questo punto di vista, è bene quindi che gli enti si organizzino soprattutto quando raccolgono in occasione di raccolte pubbliche di fondi importi considerevoli superiori complessivamente al suddetto limite. E’ necessario adottare delle procedure che evitino il passaggio brevi manu – senza intermediari – da privato a privato.
2. La Banca d’Italia, con un provvedimento del 24 agosto scorso pubblicato in GU il 1 ottobre, ha chiarito quali sono gli indicatori di anomalia per gli intermediari. Si parla, nel provvedimento, non di violazioni attinenti il superamento del limite sull’uso del contante (per le quali la denuncia è da effettuarsi al Ministero dell’Economia e finanze), ma quelle connesse a operazioni sospette di riciclaggio o finanziamento del terrorismo.
Nell’allegato al provvedimento, infatti, si fa riferimento all’abuso di organizzazioni non profit a scopo di finanziamento del terrorismo.
E’ quindi chiaro che chi legge – oltre a chi scrive – non ha (almeno lo spero :D ) ragioni per temere di essere denunciato di finanziamento di organizzazioni terroristiche. Ma è bene sapere che su operazioni anomale vi sono una serie di istituzioni che giustamente vigilano; ci auguriamo che sappiano farlo cum grano salis.
(Fonte QuiNonProfit)

venerdì 5 novembre 2010

Tariffe postali agevolate: uno sconto a lungo (e invano) atteso

Vogliamo ripercorrere, in questo approfondimento, la complessa vicenda delle tariffe postali per l'editoria, profit e non profit, fino alle ultime, e deludenti, novità normative.
La storia ha inizio con il Decreto 30 marzo 2010 (pubblicato nella G.U. n. 75 del 31 marzo 2010), che, con decorrenza dal 1 aprile 2010, sospende tutti gli "sconti" tariffari previsti per la spedizione dei prodotti editoriali dei soggetti profit e non profit. Una decisione dettata dall'impossibilità di sostenere ulteriormente gli oneri, a carico dell'Erario, per i rimborsi a Poste Italiane.
La soppressione delle tariffe agevolate postali per tutta l'editoria libraria, quotidiana e periodica, colpisce in maniera particolarmente dura le organizzazioni del settore non profit. E' stato stimato un aumento del 500% circa per ogni singola spedizione. Molto forti sono state quindi le proteste, le denunce, e gli appelli.
Con l'approvazione definitiva da parte del Senato, il 19 maggio 2010, del Decreto legge incentivi, sono state ripristinate, ma solo per l'editoria non profit, le agevolazioni nella misura massima del 50% della tariffa ordinaria, grazie ad una copertura di 30 milioni di euro per il 2010.
Nell'emendamento si legge però che: "A fronte del citato stanziamento, le tariffe postali a favore dei soggetti di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 353, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n. 46 così come modificato dal presente comma, possono essere ridotte con decreto del Ministro per lo sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Presidenza del Consiglio dei Ministri".
Si arriva così a settembre, quando sembrava imminente la firma del decreto interministeriale che avrebbe sbloccato i 30 milioni di euro necessari per il reintegro delle tariffe agevolate nell'anno 2010 (mentre per il 2011 il problema rimane irrisolto).
In contemporanea, però, la situazione è stata resa ancor più confusa da Poste Italiane Spa: a seguito di una serie di contatti tra alcune associazioni e Poste, infatti, era stato possibile individuare un prodotto, il Postatarget creative sperimentale, che fissava una tariffa più bassa (tra lo 0,14 e lo 0,19, al posto dei 28 centesimi divenuti regolari dopo la soppressione delle agevolazioni), per quelle organizzazioni non profit che, fino al 5 dicembre, inviano volumi superiori a 100mila pezzi. Ma sembra che pochissime realtà non profit siano riuscite ad ottenere questo servizio.
Una prima, brusca frenata alle aspettative sopraggiunge il 30 settembre, quando è stato respinto un ordine del giorno, proposto dal deputato democratico Luigi Bobba e firmato anche dagli onorevoli Fioroni e Gentiloni, che prevedeva lo stanziamento immediato di 30 milioni di euro a compensazione del taglio sulle tariffe postali agevolate previsto dal decreto legge 25 marzo 2010 n. 40, convertito con legge 22 maggio 2010, n. 73.
L'odg chiedeva non solo di prevedere per il 2011 precise misure economiche relativamente alle tariffe postali agevolate per i periodici e per i piccoli editori, ma anche di rafforzare il sostegno per l'editoria del non profit.
Un secondo brutto colpo è rappresentato dal recente Decreto interministeriale del 21 ottobre 2010, che interviene nella materia ma solo per quanto concerne gli editori.
Il suddetto decreto, firmato dal Ministero dello sviluppo economico e dal Ministero dell'economia e delle finanze, introduce nuove condizioni per le spedizioni dei prodotti (ad esclusione dei libri spediti tramite pacchi) riservati alle imprese editrici di quotidiani e periodici iscritte al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC).
Si tratta dell'attuazione di quanto previsto dalla legge 1 ottobre 2010 n. 163 (pubblicata sulla G.U. del 5 ottobre) che, per dare corso ad un accordo raggiunto nello scorso mese di luglio tra Poste Italiane e la FIEG (Federazione italiana editori giornali), l'Uspi (Unione stampa periodica italiana), l'Anes (Ass. nazionale editoria specializzata), la File (Federazione italiana liberi editori), la Fisc (Federazione italiana stampa cattolica) - accordo col quale in sostanza si riduceva l'aumento delle tariffe e lo si dilazionava negli anni - affidava appunto ad un decreto ministeriale applicativo la ridefinizione delle tariffe massime applicabili per la spedizione postale dei prodotti editoriali, senza oneri a carico del bilancio dello Stato.
Si sono così ottenute tariffe postali (applicabili dal 1 settembre 2010) compatibili sia con le esigenze degli editori, sia con i vincoli generali del bilancio pubblico.
L'unico settore, in ambito profit, che rimane ancora scoperto è quello dei pacchi editoriali.
Ma a questo punto viene spontaneo chiedersi: e il non profit?
Non ha ottenuto nulla.
E' ancora in attesa dello sblocco dei 30 milioni di euro per il 2010.
Questo la dice lunga sul peso che viene dato al terzo settore, ancora una volta dimenticato.

giovedì 28 ottobre 2010

Cassazione, anche le società non-profit devono pagare le imposte sui servizi venduti

Nessuna agevolazione fiscale per le associazioni non-profit che vendono servizi a terzi, neanche nel caso in cui questa vendita sia sporadica, e i profitti "esigui". Lo ha affermato la Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del Fisco nei confronti di una sentenza della Commissione tributaria regionale di Milano. La Commissione aveva dato ragione a una scuderia milanese costituita sotto forma di associazione non-profit che, occasionalmente, impartiva lezioni di equitazione e ospitava cavalli a pagamento.
L'Agenzia delle Entrate, in seguito ad un'ispezione della Guardia di Finanza, aveva contestato l'esistenza di un'attività imprenditoriale non dichiarata, chiedendo pertanto il pagamento di Irpeg, Irap e Iva. La scuderia aveva impugnato la decisione, e la Commissione tributaria di Milano le aveva dato ragione, ritenendo che la mancata revoca delle agevolazioni fiscali (nonostante la legge sia chiara in proposito) fosse giustificata "dall'esiguità delle prestazioni a favore di terzi".
Ma il peso economico delle prestazioni è irrilevante, ha affermato la Cassazione con l'ordinanza n.21875 del 26 ottobre 2010. "A mente dell'art.111 del Tuir - ha ricordato la Corte - è esclusa la natura commerciale delle attività svolte dagli enti associativi in favore dei propri associati e l'imponibilità delle somme da questi versate a titolo di quote associative ma non anche quella delle attività a pagamento svolte nei confronti dei terzi".
Chiaro. E tutto sommato scontato, ha commentato oggi il consulente non profit Carlo Mazzini, interpellato dal settimanale Vita: "La Cassazione non ha fatto nient'altro che ribadire la legge. La vera notizia semmai è che i primi gradi di giudizio si siano dimenticati di cosa prescrive la legge".
E quindi, replica Mazzini, non ha senso titolare, come fa oggi il quotidiano economico Italia Oggi, "Giro di vite fiscale sul no profit". Non c'è alcun giro di vite fiscale: perché un'associazione sia considerata non-profit, non deve fornire servizi a terzi, ma solo ai propri associati.
(Fonte Repubblica)