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sabato 27 novembre 2010

Povertà raddoppiata negli ultimi 40 anni

Nelle politiche di cooperazione allo sviluppo c'è qualcosa che non va. A dirlo non sono i soliti "coopero-scettici" cappeggiati da Dambisa Moyo, ma la Conferenza delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo.
Secondo l'UNCTAD, negli ultimi 40 anni il numero di paesi estremamente poveri è raddoppiato. Sulle 49 nazioni listate, soltanto due (Botswana e Capo Verde) sono riuscite ad estirparsi dalla povertà. Il dato rischia di gettare ulteriore olio sul fuoco nella battaglia ideologica che oppone i sostenitori degli aiuti e i loro detrattori. Più che mai sostiene l'UNCTAD è necessaria "una nuova architettura internazionale dello sviluppo" (titolo del rapporto) che necessita "riforme globali e sistemiche per consentire ai paesi poveri di integrare i mercati mondiali".
In altre parole, bisogna cambiare rotta. "Le misure adottate fino ad oggi per appoggiare i paesi più poveri hanno avuto effetti più simbolici che pratici" sottolinea l'UNCTAD, che punta il dito contro l'approccio dei donatori internazionali fondato su una crescita alimentata dal commercio. "Nella maggior parte dei casi, non hanno favorito lo sviluppo delle capacità produttive. Ora, l'assenza di tali capacità costituisce la chiave delle debolezze economiche strutturali dei paesi meno avanzati".
Il fenomeno più inquietante riguarda il contrasto tra l'aumento dei poveri in un periodo (2002-2007) di forte crescita economica (+7% in media). Il numero degli individui costretti a vivere in estrema povertà sono "aumentati di 3 milioni all'anno" per raggiungere quota 421 milioni nel 2007, cioè il 53% della popolazione dei paesi molto poveri.
Nonostante una buona resistenza nei confronti della crisi, questi paesi rimangono molto fragili. Per l'UNCTAD, l'eccessiva dipendenza dalle importazioni "è devastatrice". Le spese per importare beni alimentari sono passate da 9 miliardi di dollari nel 2002 a 23 miliardi nel 2008. "E' un dato molto allarmante" sostiene il direttore dell'UNCTAD, Supachai Panitchpakdi, che rivela altri punti di debolezza strutturale: delle economie poco diversificate, pochi risparmi interni, una più grande dipendenza dal risparmio estero e un'accelerazione delle risorse naturali. "Tutti fattori che rendono ancor più difficile lo sviluppo dei paesi più poveri".
(Fonte Vita)

giovedì 21 ottobre 2010

Finanziaria 2011, cooperazione addio. Taglio del 45% sui fondi per lo sviluppo

La Finanziaria 2011 licenziata ieri dal Consiglio dei Ministri pone la definitiva pietra tombale sulla cooperazione italiana. Questo è quanto emerge dalle prime reazioni raccolte tra gli operatori del settore che, per l'ennesima volta, si trovano a denunciare il mancato rispetto degli impegni internazionali presi dal nostro paese.
Infatti, meno di un mese dopo l'Assemblea Generale dell'ONU dedicata agli obiettivi del millennio, il Governo ha deciso di tagliare del 45% i fondi dedicati alla cooperazione allo sviluppo dal nostro paese, raggiungendo il record negativo di 179 milioni di euro per il 2011. Una cifra - la più bassa degli ultimi 20 anni - cui devono essere ulteriormente sottratti circa 80 milioni di euro per le spese di gestione, lasciando meno di 90 milioni per le nuove operazioni sul terreno. Per dare una proporzione, l'Italia contribuisce alla lotta alla povertà per meno di un sesto  dei fondi annuali della famiglia internazionale Medici Senza Frontiere. La protesta del settore nell'amara dichiarazione del presidente delle Ong italiane, Francesco Petrelli: "Di fatto il governo italiano con questa scelta si assume la responsabilità di lasciare milioni di persone a un futuro di fame povertà, pandemie come l’AIDS e la tubercolosi". Che poi aggiunge: "La stessa Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo del Ministero Affari Esteri rischia in questo quadro di non avere più senso, venendo letteralmente a mancare l'oggetto delle proprie attività. Chiediamo al Parlamento alle forze politiche, della società civile di impedire che la cooperazione si cancellata. Sono in gioco non solo fondamentali valori di solidarietà e giustizia, ma anche la credibilità e il ruolo dell'Italia".   
E questo avviene mentre in Europa i tagli toccano tutti i settori salvo quello della cooperazione allo sviluppo. Lo stesso Regno Unito, costretto ad una cura dimagrante dal nuovo governo conservatore, ha lasciato intatti gli stanziamenti per la lotta internazionale alla povertà. Una scelta in ossequio ad un principio morale di solidarietà, ma anche nell'ottica di un investimento nella sicurezza e nella stabilità internazionali.
La partita degli aiuti allo sviluppo, in cui l'Italia ha sino ad oggi accumulato ritardi per oltre 20 miliardi di dollari, non riguarda solamente le vaccinazioni o le distribuzioni alimentari nei paesi in via di sviluppo, ma è una delle chiavi di volta per l'accesso alle posizioni decisionali del futuro sistema internazionale. Basti pensare che paesi emergenti come il Brasile o la Cina stanno aumentando ogni anno i propri investimenti in cooperazione internazionale, nella certezza che ciò contribuisce alla tutela del proprio interesse nazionale.
La decisione di quest'anno, denunciano le Organizzazioni Non Governative, viene presa non solo in contrasto con gli impegni presi internazionalmente dal nostro paese, ma anche con una precisa volontà del Parlamento che a giugno aveva impegnato il Governo a non ridurre i fondi per la cooperazione allo sviluppo.
L'auspicio delle Ong è che questa politica poco lungimirante venga ribaltata in ambito di discussione in aula. Il mantenimento dei fondi del 2010 - che già ci ponevano in fondo alle classifiche europee - è la precondizione necessaria per non far calare definitivamente il sipario sulla cooperazione allo sviluppo italiana.