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venerdì 8 aprile 2011

Congo, la guerra che non fa notizia

21 mila persone morte, e oltre un milione e mezzo di vaccini distribuiti. Questi i numeri dell’epidemia di morbillo, e del tentativo di contrastarla, che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo secondo quanto affermato da Medici Senza Frontiere. “Sono i numeri che caratterizzano questa catastrofe umanitaria –afferma Gael Hankenne capomissione di MSF nel Paese-. Numeri che rischiano di aggravarsi se la comunità internazionale non si decide a intervenire al più presto arginando l’epidemia, evitando che questa possa diffondersi anche nelle regioni settentrionali del più grande stato dell’Africa Equatoriale”.
Un appello rivolto alle tante ong presenti nel paese, e che chiede anche un contributo emergenziale da parte di Unicef e Organizzazione Mondiale della Sanità. Una tragedia nella tragedia quella che si sta consumando nell’ex colonia belga: una terra insanguinata da una guerra che ha fatto più di quattro milioni di morti, e che ha visto coinvolti, a più riprese, sette paesi africani con diversi interessi economici, tra i quali quelli legati gli importanti giacimenti di rame, cobalto e soprattutto diamanti. Ma il conflitto, che si è meritato addirittura l’appellativo di “Guerra Mondiale Africana”, sembra che abbia mutato le sue motivazioni, assumendo sempre più le caratteristica di uno scontro etnico, con eserciti regolari e indipendentisti che si contrappongono, e che non ci pensano due volte a ordinare veri e propri genocidi. Una terra martoriata da decine di anni di guerra, un conflitto caratterizzato dallo stesso lite motive: la vera vittima è sempre la popolazione civile.
Sono centinaia di migliaia i profughi in fuga verso l’ovest del paese e la capitale Kinshasa, persone disperate che soffrono la fame. Ed ecco che qui si insidia il morbillo: sono soprattutto i bambini malnutriti ad essere colpiti, bersagli facili per una malattia che in Occidente è ormai considerata innocua, ma che in un paese come il Congo è ancora fatale. Un’azione congiunta che forse potrebbe scongiurare uno sterminio di vittime innocenti in un paese, la Repubblica Democratica del Congo, che annovera un pil pro-capite tra i più bassi al mondo (125 $ nel 2006), e che si posiziona solo al 167° posto per quanto riguarda l’Indice di Sviluppo Umano. E un altro dato poco confortante è quello che riguarda l’età della popolazione: con una speranza di vita media di 43 anni, su quasi 60 milioni di abitanti la metà ha meno di 15 anni, motivo per cui il morbillo si diffonde velocemente ed è più letale. Una denuncia, quella di Medici Senza Frontiere, che va comunque ad aggiungersi a quella dell’Unicef, che dall’inizio del conflitto congolese aveva annunciato il dilagare di epidemie di morbillo e colera nei campi profughi; una situazione al limite, se si considera che l’unico aiuto medico che le migliaia di sfollati ricevono è quello delle organizzazioni internazionali.
Insomma un altro conflitto dimenticato che va ad aggiungersi agli ormai tristemente famosi Ruanda e Darfur, e che le ong e il personale presente sul territorio non possono limitare se non aiutati dai paesi più sviluppati. E intanto a morire senza far notizia sono ancora gli innocenti, bambini che non hanno niente da mangiare e che soccombono a una malattia praticamente debellata da noi “evoluti”. Una delle tante tragedie africane che, come sta accadendo in questi giorni per la Costa d’Avorio, ogni tanto fa notizia: un caso, quello dell’ex colonia francese, balzato alle cronache perché vede il coinvolgimento diretto dei caschi blu e dell’esercito di Sarkozy, impegnati a difendere la stabilità in un paese dirimpettaio ai giacimenti petroliferi e di gas naturale presenti nell’intera area del Golfo di Guinea.

Emergenza in Costa d'Avorio, l'Unicef in azione per i bambini

«L'UNICEF continua a essere seriamente preoccupato per le violenze in corso in Costa d'Avorio e il loro impatto sui bambini» -  ha dichiarato il Direttore dell’UNICEF Anthony Lake. 
«Siamo particolarmente turbati dalle notizie che parlano di bambini tra le vittime delle stragi. I bambini continuano ad essere reclutati dalle forze armate da tutte le parti in conflitto, una grave violazione dei loro diritti che mette a repentaglio non solo il loro futuro, ma anche le possibilità per raggiungere una pace sostenibile in Costa d'Avorio».
«L'UNICEF – prosegue il Direttore generale dell’UNICEF Anthony Lake - sta lavorando per aiutare chi ha bisogno di aiuti umanitari, ma i nostri programmi sono stati seriamente compromessi dai combattimenti.
Nella parte occidentale del paese, l'UNICEF è stato in grado di sostenere la popolazione sfollata con aiuti di prima necessità, ma abbiamo la necessità di raggiungere le altre persone a rischio, soprattutto ad Abidjan, dove si stima che un milione di sfollati abbiano urgente bisogno di aiuto. 
Abbiamo paura che possano scoppiare focolai di malattie, se noi e altre agenzie non riuscissimo a raggiungere le migliaia di famiglie sfollate internamente.
Anche l'UNICEF rivolge un invito a tutte le parti in conflitto perché cessino le violenze contro i civili e sia consentito agli operatori umanitari di raggiungere i più bisognosi».
(continua a leggere sul sito Confini OnLine)

giovedì 25 novembre 2010

India: tempi lunghi e preoccupazione per il futuro delle adozioni

Una popolazione sempre in crescita ed un numero altissimo di minori costretti a vivere per strada: è questo il quadro della situazione attuale in India. Si potrebbe desumere che in questo contesto le agenzie che lavorano per realizzare adozioni internazionali nel Paese abbiano molti minori di cui prendersi cura e per i quali cercare genitori adottivi. In realtà non è così, anzi si verifica la mancanza di bambini da adottare e tempi lunghi per le adozioni. Le coppie in media devono aspettare dai 15 mesi ai 2 anni per poter adottare un bambino. In alcuni casi, per le coppie non di origine indiana, l’attesa per l’adozione di un bambino può durare 5 anni.
L’interrogativo che la comunità internazionale, gli enti autorizzati e i genitori adottivi si pongono è capire come sia possibile che in un Paese in cui ogni anno ci sono 26 milioni di nascite, molte delle quali da ragazze madri, ci sia una carenza simile di minori da adottare.
A Mumbai, questa situazione è particolarmente evidente. Secondo la Dr.ssa Shaila Mhatre, responsabile del Comitato per il benessere dei Bambini (CWC) “ufficialmente, il numero di minori abbandonati nella città sta diminuendo”  tuttavia questo è un “dato falsato”. Non si spiega infatti come mai ci sia un costante aumento di ragazze madri, che sono quelle che più facilmente abbandonano i bambini.
Secondo Mhatre questo è un problema di cui bisogna “preoccuparsi seriamente”, che lo Stato e la polizia devono esaminare con urgenza. In un contesto così, “il numero ridotto di bambini disponibili per le adozioni internazionali è sintomo della presenza di una fiorente industria delle adozioni illegali. Il governo deve andare alla radice delle cause e capire dove stanno andando questi bambini abbandonati”, ha aggiunto Jayssita Panigrahi, la responsabile della ONG Malad’s Bal Vikas Sanstha.
In realtà, questa è l’unica ragione individuata per spiegare la diminuzione del numero di adozioni, sia all’interno del paese sia con gli altri Paesi. “Nel giro di un decennio, le adozioni in città sono scese del 50%”, ha detto Vandana Patil, anziano assistente sociale. Il Consiglio indiano per la previdenza sociale (ICSW), che assiste i giudici nel concedere i decreti di adozione, ha rivelato che quest’anno ci sono state solo 146 adozioni a Mumbai e 20 a Thane. Anche le adozioni internazionali hanno subito un forte calo, dalle 140 adozioni dell’anno scorso si è passati alle 70 di quest’anno.
(Fonte Aibi)

martedì 23 novembre 2010

Oltre l’emergenza: il premio volontariato 2010

Emergenza e sviluppo sono due facce della stessa medaglia”. A sostenerlo è Sergio Marelli, Segretario generale della FOCSIV, mentre ad Haiti cresce il bilancio delle vittime per l’epidemia di colera e continuano le manifestazioni di protesta contro il contingente delle Nazioni Unite.
“Per rendere efficaci gli aiuti alle popolazioni dei Paesi poveri anche quando sono colpite da ulteriori catastrofi, emergenza e sviluppo non si possono più considerare strade parallele che non si incontrano mai” spiega Marelli in vista della XVII edizione del Premio del Volontariato Internazionale che la Federazione di 64 organismi cristiani per il 2010 ha assegnato ad Alberto Acquistapace dell’organismo socio MLFM, impegnato in un progetto di sviluppo ad Haiti.
Il Premio, che sarà consegnato il 3 dicembre in prossimità della Giornata Mondiale del Volontariato indetta dalle Nazioni Unite, è un riconoscimento a quanti si sono impegnati costantemente a favore delle popolazioni del Sud del mondo contro ogni forma di povertà ed esclusione e per l’affermazione della dignità e dei diritti di ogni persona, ma soprattutto “rappresenta un’occasione per riflettere sul volontariato internazionale in un momento in cui il settore della cooperazione internazionale appare sempre più complesso e articolato” dice Marelli.
“Il lavoro di Alberto ad Haiti – spesso in condizioni di insicurezza e pericolosità come dimostra l’aggressione di queste ore agli 11 volontari statunitensi che tentavano di lasciare Cap Haitien, a cui la Focsiv esprime la propria solidarietà – è la dimostrazione di come non si può ricostruire prescindendo dallo sviluppo, anche in situazioni di emergenza” dice il Segretario Generale della FOCSIV che poi aggiunge: “Basta al circo dell’emergenza che si crea in ogni crisi umanitaria”.
“Quando si tratta di raccogliere fondi è facile giocare sull’onda emotiva dell’emergenza e dire alle persone di donare per costruire ospedali, case e scuole dove oggi non ce ne sono più – spiega Marelli -. Il problema è che poi per strutturare aiuti di questo tipo, affinché siano efficaci e coerenti con le vere esigenze del territorio ci vuole tempo. Un tempo che non è quello dei progetti di emergenza, per loro natura immediati e fulminei, ma di sviluppo. Ecco perché molte delle ONG arrivate ad Haiti con piani di emergenza adesso iniziano a convertirli in piani di sviluppo”.
L’evento della premiazione è realizzato in collaborazione con il Segretariato Sociale RAI che ospiterà, come ogni  anno, la cerimonia di conferimento del Premio presso la Sala degli Arazzi nella sede RAI di Viale Mazzini, 14  a Roma.
(Fonte Volontariato Oggi)

martedì 16 novembre 2010

Emergenza umanitaria tra Angola e Congo Centinaia picchiati e violentati dalla polizia

Dramma umanitario nella foresta africana al confine tra Angola e Repubblica democratica del Congo. Oltre trecento persone, picchiate e violentate, sono state abbandonate nude e senza nulla da mangiare tra gli alberi. Le hanno salvate appena in tempo, ma una donna di 27 anni è morta all'ospedale in seguito ai maltrattamenti. E non si tratta, questa volta, di scontri tribali o di gruppi di ribelli disperati che colpiscono chiunque. In questo caso (e non solo in questo perché episodi del genere si stanno ripetendo sempre più spesso), la responsabilità va attribuita direttamente alla polizia di frontiera e a quella penitenziaria angolane che compiono questi misfatti in nome e per conto di un governo legittimo nell'ambito di scontri politici ed economici tra i due paesi di cui la gente qualsiasi subisce incolpevole le conseguenze.
La denuncia arriva da Francesco Mazzarelli, rappresentante in Congo del Cisp-Sviluppo dei popoli, una ong italiana presente lung tutta la frontiera tra i due paesi: "Carcere, torture, violenze sessuali e ruberie: sono gli abusi che hanno subito i 322 congolesi espulsi il 23 ottobre scorso dall'Angola nella città di Tembo, vicino il confine tra i due Paesi. Le persone violentate sono state 116, di cui 99 donne e 17 uomini. Sono stati abbandonati in mezzo alla foresta, vicino al confine, nudi e senza niente. E questo solo uno degli episodi di quella che ormai è una vera e propria emergenza umanitaria".
"Si tratta di persone  -  racconta Mazzarelli  -  che cercano di attraversare la frontiera per lavorare nelle miniere di diamanti dell'Angola, ma che vengono intercettate dalle autorità angolane, derubate e tenute in carcere anche fino a 6 mesi. Gli uomini vengono torturati mentre le donne sono violentate. A compiere questi abusi è la polizia frontaliera, penitenziaria e le vittime sono anche persone del Congo Brazzaville e dell'Africa dell'ovest". Il Cisp-Sviluppo dei popoli ha risposto all'emergenza di queste persone, prendendosi carico di 110 di loro, quelli che stavano peggio, dando loro cibo, vestiti e pagandogli le cure in ospedale.
Ma quello di ottobre è solo uno dei tanti episodi di abusi che vedono vittima la popolazione civile nei contrasti tra i due Paesi. Da gennaio al 31 ottobre 2010 sono state espulse dall'Angola 17mila persone verso i territori congolesi di Luiza, e circa 20mila a Tshikapa nella provincia del Kasai. Solo nel mese di ottobre sono arrivate 6621 persone nei due territori, vittime di violenze. Ma il problema riguarda tutto il confine, anche la provincia di Bandundu, dove sono state espulse tra gennaio e giugno 4261 persone e 600 nell'ultimo mese. "Angola e RDC sono stati alleati nella guerra tra il 1998 e 2003, ma le loro relazioni sono peggiorate negli ultimi anni per questioni di confine e sfruttamento del petrolio. Il Congo  -  conclude Mazzarelli  -  a sua volta risponde con altre espulsioni o negando tutto, come in questo caso. Il dato di fatto è che a farne le spese è la gente inerme".
(Fonte La Repubblica)