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lunedì 29 novembre 2010

Esame di italiano per immigrati Dal 9 dicembre test obbligatorio

Dal 9 dicembre gli stranieri che richiedono il permesso di soggiorno dovranno anche sostenere un esame d'italiano in un test. La novità la prevede il decreto 4 giugno 2010 (firmato dai ministri dell'Interno e dell'Istruzione, Roberto Maroni e Mariastella Gelmini), che entra in vigore in quella data. Messa così, forse il test dovremmo farlo tutti noi, anche chi è già cittadino italiano.
Il Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del ministero dell'Interno ha messo a punto la procedura informatica per gestire le richieste. Lo straniero che intende chiedere il rilascio del permesso per soggiornanti di lungo periodo dovrà presentare alla prefettura la richiesta di partecipazione al test a tramite l'indirizzo www.testitaliano.interno.it. La prefettura dovrà convocarlo entro 60 giorni indicando data e luogo su dove svolgere il test.
L'esame si svolge con modalità informatiche ma, su richiesta, anche per iscritto. Prevede la comprensione di brevi testi, frasi ed espressioni di uso frequente. Per superare la prova il candidato deve conseguire almeno l'80% del punteggio complessivo. Se l'esito è positivo, lo straniero può presentare la domanda e la questura, verificati tutti gli altri requisiti richiesti, rilascia il permesso di soggiorno.
(Fonte L'Unità)

martedì 23 novembre 2010

Immigrati: come insegnare l'italiano nella nuova societa' etnica

Come insegnare la lingua italiana agli immigrati con permesso di soggiorno di lungo periodo. Se ne e' parlato oggi a Roma al convegno promosso dalla rete Scuolemigranti e dalla Regione Lazio, a pochi giorni dall'entrata in vigore del decreto 4.6.201O del ministero dell'Interno che disciplina le modalita' di svolgimento del test di conoscenza della lingua italiana per i cittadini che richiedono il permesso di soggiorno di lungo periodo.
  L'incontro e' stato l'occasione per discutere dell'attuazione dell'accordo quadro siglato tra Viminale, Dipartimento per le liberta' Civili e l'Immigrazione e il ministero dell'Istruzione, che attribuisce alle Prefetture le competenze relative alla ricezione delle richieste, e la comunicazione alle questure dell'esito dei test, che si svolgeranno nei Centri Provinciali e che saranno certificati dalle universita' di Roma Tre, Stranieri di Perugia e Siena e la Societa' Dante Alighieri. Per Maria Maddalena Novelli, direttore generale ufficio scolastico regionale, "questo convegno e' una presa d'impegno da parte di tutti i protagonisti per creare un clima di maggiore collaborazione". L'incontro che ha riunito i rappresentanti dei ministeri competenti, le istituzioni territoriali, le prefetture e le associazioni di volontariato ha posto anche il problema del reperimento delle risorse necessarie da destinare ai vari organismi coinvolti. Il prefetto Angelo Malandrino, direttore centrale per le politiche per l'Immigrazione ha ribadito come sia "dovere delle istituzioni aiutare l'immigrato a rispettare le ordinanze non lasciandolo solo". Augusto Venanzetti, coordinatore della Rete Scuolemigranti, che riunisce 28 enti nell'area della capitale che si occupano dell'insegnamento gratuito della lingua italiana agli stranieri, ha sottolineato che la rete dara' "tutto il sostegno necessario per l'attuazione del provvedimento, anche se e' nato piu' per escludere che per integrare veramente gli immigrati, sulla scia del Pacchetto sicurezza 2008". Franco Pittau della Caritas ha infine osservato che gli immigrati "sono una ricchezza perche' la voglia di riuscire che hanno potrebbe essere il nuovo rinascimento per il nostro paese che sta perdendo la voglia di crescere".
(Fonte AGI Mondo)

I giovani della rete Ne.A.R. nelle città italiane contro il razzismo

Sono oltre 250 i ragazzi tra i 18 ai 30 anni inscritti al Ne.A.R., il Network giovanile antidiscriminazioni razziali, promosso dall'U.N.A.R. - Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, in collaborazione con l'associazione Carta Giovani e con Generazioni Moderne - Forum europeo delle aggregazioni giovanili.
La rete Ne.A.R. è la prima rete nazionale italiana di giovani volontari che, attraverso il sito www.retenear.it, raccontano esperienze, diffondono opinioni, danno visibilità alle associazioni e alle iniziative che tutti i giorni contribuiscono concretamente a promuovere dal basso la cultura della diversità. Ciò che mettono in atto sono azioni concrete nelle proprie città, nelle università e nei loro stessi centri di aggregazione. Si organizzano in gruppi territoriali, che si ritrovano sul web, e realizzano azioni simboliche di sensibilizzazione, informazione e denuncia dei fenomeni di razzismo e discriminazione.
Nei mesi di dicembre e gennaio i volontari N.e.A.R saranno presenti in quattro Università italiane, nelle città di Bari, Cosenza, Napoli e Palermo, per quattro grandi eventi di sensibilizzazione sul tema della discriminazione razziale. Docenti, studenti e giovani volontari N.e.A.R. proporranno lezioni tematiche, testimonianze, performance e punti informativi UNAR, ponendo per un giorno il tema delle discriminazioni al centro della vita universitaria.
Per aderire al NeAR basta iscriversi alla community del sito www.retenear.it. Attraverso il network è possibile postare articoli, condividere foto e filmati, tutti volti a raccontare le proprie esperienze di vita, a denunciare atti e fenomeni di razzismo e violenza, e a mettere in rete esempi di buone prassi contro la discriminazione.
(Fonte Immigrazione Oggi)

lunedì 15 novembre 2010

Casa agli immigrati accordo tra Regione Puglia e la Banca Etica

Insieme, Regione Puglia e Banca Etica per costruire percorsi di integrazione e inclusione sempre più stabili per i migranti. Il progetto di microcredito e la costituzione di un fondo di garanzia di 300mila euro per consentire agli immigrati di poter usufruire del diritto alla casa è solo il primo passo di una collaborazione tra regione Puglia e Banca Etica che guarda molto lontano. In un futuro molto prossimo infatti, la regione Puglia potrebbe entrare nel capitale sociale della Banca Etica.
L’annuncio lo ha dato l’assessore regionale alle politiche giovanili e cittadinanza sociale Nicola Fratoianni nel corso della conferenza stampa di presentazione alla stampa del progetto di microcredito e di fondo di garanzia. «Stiamo lavorando - ha detto Fratoianni affinché la Puglia possa diventare socia di Banca Etica, in breve tempo, tramite l’acquisto di un pacchetto di azioni per rendere più strutturale un rapporto tra due soggetti che hanno molte tematiche in comune». Entrando nel merito del progetto invece, Fratoianni ha parlato della necessità di «dare forza e concretezza, anche economica, ai progetti di inclusione e di integrazione». Da qui la collaborazione con la Banca Etica e la costituzione di un fondo di garanzia «per ridurre gli ostacoli al conseguimento di un diritto fondamentale, come quello della casa, che spesso segna il destino dei migranti sempre in bilico tra integrazione e marginalità». La platea cui si rivolge il progetto è quella dei migranti in regola con il permesso di soggiorno.
«Per Banca Etica la collaborazione con la Regione Puglia è estremamente importante - ha detto Ugo Biggeri, presidente di Banca Etica - questa Regione si sta infatti consolidando come area di sperimentazione e di innovazione nei settori che da sempre sono al centro della mission della nostra banca: la legalità, l’equità economica e sociale. L’attenzione che l’amministrazione pugliese riserva a tematiche quali l’integrazione degli stranieri, l’equità fiscale, il rispetto per i beni comuni è in sintonia con l’operato di Banca Etica, che da sempre riserva grande attenzione al Mezzogiorno».
(Fonte La Gazzetta del Mezzogiorno)

martedì 9 novembre 2010

Marocchini il 90% dei minori abbandonati

Il 90 per cento è maschio (5.954 persone) proviene dal Marocco (15%), dall'Egitto (14% ), dall'Albania e dall'Afghanistan (11%). Più dell'88 % ha tra i 15 e i 17 anni. I diciassettenni sono più della metà del totale. Sono 6.587 minorenni. Tutti extracomunitari che vivono in Italia da soli, nel senso che non hanno nessuno, né genitori, né parenti che si occupino di loro, che li sostengano economicamente. A fornire i numeri è il 20° dossier Caritas/Migrantes 1 che sottolinea come l'integrazione di questi uomini-bambini, in Italia, sia una missione quasi impossibile.
La normativa italiana in materia, integrata e in parte modificata dalle disposizioni del decreto sicurezza contenute nella legge 94 del 2009, stabilisce infatti che il rilascio del permesso di soggiorno avvenga per i minori diventati maggiorenni in territorio italiano dopo tre anni di permanenza e solo dopo aver intrapreso un percorso di integrazione sociale di almeno due anni presso un ente riconosciuto dallo Stato. Problema: se il minore dovesse sbarcare in Italia - come spesso accade - solo dopo aver compiuto i 15 anni d'età? In altre parole, se al momento di compiere la maggiore età non fossero ancora trascorsi i tre anni previsti per procedere alla regolarizzazione? La legge tace in merito.
"Nel nostro sistema d'accoglienza -  si legge nel Dossier - si registrano carenze nei servizi di mediazione culturale e informazione legale di base, ritardi nell'assegnazione di un tutore e nel processo di regolarizzazione dello status del minore, mancanza di beni primari, accesso limitato all'istruzione, alla formazione e ad opportunità lavorative e una netta mancanza di coordinamento a livello nazionale". Questa mancanza di prospettive per il futuro costituisce un forte disincentivo per i minori ultraquindicenni a seguire un percorso d'integrazione sociale e nuoce alla loro personalità. L'Associazione Nuovo Grillo di Bologna 2, network metropolitano di giovani online, ha pensato proprio a questo quando ha scelto di aprire due comunità educative. L'intervento è infatti volto alla prevenzione, al riparo e alla riabilitazione della struttura di personalità dei soggetti in età evolutiva. Ma c'è di più. Il progetto del Nuovo grillo prevede infatti la creazione di una "Casa dei maggiorenni": un appartamento ad alta autonomia dove ospitare i ragazzi, anche dopo la maggiore età, per dare loro la possibilità di ultimare corsi di studio o di formazione professionale.
Stando ai dati diffusi da Save the children Italia, però, tra il maggio del  2008 e il febbraio del 2009, 1119 minori su 1860 collocati presso comunità di accoglienza hanno scelto, dopo poco, di abbandonare la struttura. La Toscana Cesvot  3 lavora per questo: per monitorare costantemente le presenze dei giovani immigrati, gli eventuali allontanamenti dalle strutture che li ospitano e gli standard qualitativi dell'accoglienza, per scongiurare rischi di devianza e assicurare il pieno riconoscimento e l'attuazione dei loro diritti. Anche perché, leggendo il Dossier, si scopre che una buona parte dei non accompagnati sfugge ad ogni forma di tutela. Più della metà dei baby extracomunitari vive e lavora in strada, dorme sotto i ponti o nelle metropolitane, non va a scuola, non ha tessera sanitaria e non beneficia di misure di tutela previste dall'ordinamento italiano e internazionale. In altre parole, i migranti bambini d'Italia senza accompagnamento non entrano mai in contatto con i servizi d'accoglienza e anzi, arrivano nel Belpaese da soli facendo riferimento solo alla rete di contatti già presenti sul territorio.
Ecco perché, per sottrarli alla criminalità organizzata, il comune di Agrigento ha istituito l'albo dei tutori volontari di minori stranieri non accompagnati 4. Si tratta di una iniziativa che sancisce il passaggio concreto da un'ottica emergenziale ad una più strutturale, resa possibile grazie alla disponibilità dimostrata dagli ordini professionali della provincia e dal lavoro svolto dalla sezione minori del consiglio territoriale per l'immigrazione. I minori stranieri non accompagnati che si trovano in provincia di Agrigento sono affidati a delle persone fisiche, professionisti formati ad hoc per vegliera sul destino di questi piccoli. 
I dati dell'European Migration Network 5 sottolineano che, nel 2008, su 573 i minori che hanno presentato richiesta di asilo, solo il 29,6 per cento ha ottenuto lo status di rifugiato, il 31,3 per cento la protezione sussidiaria e il 18,6 per cento i motivi umanitari. Sandra Zampa, capogruppo per il Partito democratico in bicamerale infanzia, questi dati li conosce bene. La deputata ha infatti ottenuto alla Camera un voto unanime a favore della mozione riguardante i minori non accompagnati in Italia con la quale si impegna il governo "in azioni di tutela dei minori non accompagnati, alla verifica dell'omogeneità, sul territorio nazionale, degli interventi a loro favore per a garantire loro uno status giuridico e rimuovere tutti gli ostacoli che ne impediscano una vera integrazione". Il punto giuridico fondamentale della mozione risiede nell'impegno - garantito dal governo - ad assumere provvedimenti necessari a velocizzare il percorso verso l'ottenimento del permesso di soggiorno per quei minori che - pur titolari di asilo politico - abbiano già raggiunto la maggiore età ma non siano riusciti ad ottenere i documenti.
(Fonte La Repubblica)

sabato 6 novembre 2010

Sì al permesso di soggiorno per motivi familiari anche nel caso di interruzione della convivenza tra padre e figlio.

Il giudice onorario del Tribunale di Palermo ha accolto il ricorso di un sessantenne cittadino dello Sri Lanka, già ricongiunto con il figlio, contro il provvedimento della Questura di Palermo che aveva rigettato la richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi familiari per mancanza della convivenza.
Il provvedimento era stato motivato dal fatto che mentre il padre viveva a Palermo, il figlio, sposato e con prole, si era trasferito a Reggio Emilia e quindi era cessata la convivenza tra i due.
Secondo il GOT la norma richiamata dalla Questura (l’articolo 30 del D.Lgs. n. 286 del 1998) si riferisce unicamente al caso in cui “lo straniero si unisce in matrimonio con l’unico scopo di rimanere nel territorio italiano”. Quindi, se successivamente al matrimonio non viene accertata l’effettiva convivenza, esso viene revocato mentre, sostiene il Tribunale di Palermo, il requisito della convivenza non è previsto anche tra padre e figlio. Peraltro, nel caso in specie, il genitore aveva eletto il proprio domicilio presso il proprio figlio, a Reggio Emilia. Infine, conclude il giudice, nel rapporto tra il figlio e il padre sussiste il vincolo della solidarietà e, come la Corte Costituzionale ha già affermato nel 2006, “il concetto di solidarietà non implica necessariamente quello di convivenza, essendo ben possibile adempiere il relativo obbligo mediante modalità diverse dalla convivenza”.
(Fonte Immigrazione Oggi)

giovedì 4 novembre 2010

Immigrazione e integrazione in Olanda e in Puglia

Venerdì 5 Novembre presso il Cineporto di Bari - Fiera del Levante è stato organizzato un seminario nell'ambito del Festival Olandiamo in Puglia, che si pone come obiettivo quello di indagare le dinamiche dell'immigrazione. Organizzato dall'Ambasciata dei Paesi Bassi in collaborazione con gli Assesorati all'Immigrazione e alla Cultura della Regione Puglia, vedrà coinvolti esperti del settore, personalità istituzionali e giornalisti di spessore.
Tra gli invitati l'On. Nichi Vendola, Presidente della Regione Puglia, il S.E. Alphonsus Stoelinga, ambasciatore dei Paesi Bassi in Italia e Carlo Schilardi, Prefetto di Bari.

mercoledì 3 novembre 2010

Immigrati - L'integrazione? Deve partire dalla scuola

Gli stranieri in Italia sono 5 milioni, l’8% della popolazione. Erano un milione nel 1996, sono aumentati del 400% tra il 2000 e il 2008 e hanno contribuito alla rivoluzione demografica che ha riportato la popolazione italiana a tassi di crescita da anni Cinquanta. Nel 75% dei casi svolgono un lavoro regolare e non pesano più degli italiani sul sistema di welfare. Le loro rimesse verso i paesi di origine, nel 2008, ammontavano a 6 miliardi di euro.
Ma questo è solo un lato della medaglia per l’economista Francesco Daveri che, nel suo "Stranieri in casa nostra. Immigrati e italiani tra lavoro e legalità" (Università Bocconi editore, 2010, 192 pagine, 20 euro), racconta anche di una presenza troppo concentrata dal punto di vista dell’insediamento (per l’85% al Centro-Nord) e dei paesi d’origine (Romania, Marocco, Albania, Cina e Ucraina pesano per oltre la metà del totale) e di tassi di criminalità più alti di quelli degli italiani, anche se collegati per il 75% a una condizione di clandestinità, che riguarderebbe oggi circa 500.000 persone.
Lo racconta alternando in modo godibile statistiche ed esempi di cronaca e riesce nell’intento di far comprendere, prima di tutto, la natura permanente del fenomeno migratorio moderno. Mentre il 73% degli italiani emigrati in America tra il 1907 e il 1911 tornarono poi a casa, questa eventualità è rarissima ai giorni nostri.
Riesce, in secondo luogo, a far capire che ci si può attendere solo una lieve attenuazione dei flussi dagli sforzi di sviluppare i paesi d’origine degli immigrati, e solo nel lungo periodo.
Riesce, infine, a mostrare l’inutilità delle soluzioni legate all’irrigidimento delle norme. Daveri suggerisce che il recente calo della criminalità potrebbe essere dovuto all’attenuazione degli effetti perversi dell’indulto più che alla stretta sugli stranieri ed evidenzia il circolo tutt’altro che virtuoso tra irrigidimento, istituzionalizzazione dell’irregolarità, crescita della criminalità, sanatoria e ulteriore stretta. Ritiene, invece, che gli immigrati vadano esposti agli incentivi giusti.
Se il nostro paese è tra i peggiori in Europa per chi vuole fare impresa ed è percepito come il più permissivo verso la criminalità attirerà più facilmente un delinquente che un imprenditore. Una prova indiretta che una selezione avversa è in moto è il fatto che il reddito medio dei paesi da cui provengono gli immigrati italiani è un terzo di quello degli immigrati che hanno scelto Germania e Regno Unito e, nell’ambito della stessa comunità nazionale, gli immigrati in Italia sono meno istruiti degli altri (tra gli albanesi d’Italia l’analfabetismo è doppio rispetto agli albanesi di Spagna).
Insomma, se ci sono poche speranze di arginare i flussi, avere meno stranieri a casa propria significa integrare meglio quelli che ci sono. Dal momento che i peggiori risultati scolastici degli stranieri, secondo l’Ocse, sono dovuti all’eccessiva concentrazione di immigrati nelle classi e al fatto di non parlare la lingua del paese ospite in famiglia, Daveri suggerisce politiche contro la creazione di quartieri ghetto, contro le classi separate di stranieri e a favore di ragionevoli quote in classe e dell’apprendimento dell’italiano nei primi anni d’età. Anche perché le statistiche dimostrano che gli stranieri che studiano di più, arrivando a frequentare il liceo, non delinquono più dei pari età italiani.
(Fonte Affari Italiani)

sabato 30 ottobre 2010

Amnesty chiede all'Italia di porre fine alle espulsioni di massa

Amnesty International ha chiesto alle autorità italiane di verificare con urgenza se le 68 persone soccorse in mare e poi rinviate forzatamente in Egitto in 48 ore abbiano avuto la possibilità di richiedere protezione internazionale.
Le 68 persone, che erano a bordo di un'imbarcazione che ne trasportava in tutto 131, erano state intercettate il 26 ottobre dalle autorità italiane nei pressi della coste siciliane. Secondo quanto dichiarato inizialmente da un ufficiale italiano, le persone a bordo si erano identificate come palestinesi. Le autorità italiane le avevano trasferite a Catania e trattenute tutte, compresi 44 minori, in un impianto sportivo per oltre 24 ore, sostenendo che la loro detenzione era necessaria per svolgere le procedure di identificazione e organizzare i rinvii.
La sera del 27 ottobre, le autorità italiane hanno espulso 68 di loro verso Il Cairo, in Egitto, con un volo charter, affermando che si trattava effettivamente di "migranti irregolari" egiziani e non palestinesi.
Secondo Amnesty International, questa espulsione di massa sembra essere stata condotta senza riguardo per il diritto delle persone di chiedere asilo e in violazione degli obblighi dell'Italia derivanti dal diritto e dagli standard internazionali in materia di rifugiati e di diritti umani.
L'organizzazione chiede alle autorità italiane di chiarire se e come siano state identificate le persone in questione, come siano stati determinati la loro età e i possibili bisogni di protezione, se siano state informate del loro diritto di chiedere asilo e se siano state presentate domande di asilo.
"A tutte le persone soccorse in mare deve essere data la possibilità di chiedere asilo e le loro richieste devono essere valutate nell'ambito di un'equa e soddisfacente procedura" - ha dichiarato John Dalhuisen, vicedirettore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International. "Vi è la preoccupazione che in questo caso a nessuna persona, comprese le 68 rinviate forzatamente, sia stata data una simile possibilità".
A organizzazioni come l'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Acnur), l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, Save The Children e la Croce rossa italiana è stato negato l'accesso alle persone portate sulla terraferma, nonostante le ripetute richieste. Queste organizzazioni fanno parte di un progetto finanziato dal governo italiano e dall'Unione europea, che ha lo scopo di fornire assistenza immediata a chiunque arrivi sulle coste siciliane in condizioni di difficoltà.
Ad Amnesty International risulta che questa sia stata la prima volta dal 2005 che in Italia viene negato l'accesso all'Acnur dopo una richiesta ufficiale.
Del gruppo portato a terra, 19 persone sono state arrestate per reati connessi al favoreggiamento dell'immigrazione irregolare, mentre 44 sono state identificate come minori e trasferiti ai servizi sociali. Sebbene le persone identificate come minori non siano state espulse in modo sommario, Amnesty International ritiene che siano state detenute per oltre 24 ore, senza accesso a un'assistenza specializzata.
"Nella fretta di procedere alle espulsioni, le autorità italiane stanno ignorando le consuete procedure e gli standard internazionali per la protezione dei rifugiati e dei richiedenti asilo" - ha aggiunto Dalhuisen. "Le autorità italiane devono immediatamente porre fine alle espulsioni sommarie di massa di cittadini stranieri".

martedì 26 ottobre 2010

Gli immigrati, miniera d’oro per il Paese

“Cinque milioni gli immigrati in Italia, con una crescita dei residenti di 3 milioni di unità in dieci anni e di quasi un milione nell’ultimo biennio, un immigrato ogni dodici residenti”. Per il ventesimo anno consecutivo il rapporto Caritas migrantes fotografa la situazione degli stranieri nel belpaese.
Riserva sorprese il rapporto costi benefici degli stranieri in Italia. Secondo il dossier, infatti “gli immigrati versano nelle casse pubbliche più di quanto prendono come fruitori di prestazioni e servizi sociali dichiarando al fisco oltre 33 miliardi l’anno, con 11 miliardi di contributi previdenziali e fiscali annui. Entrate che hanno contribuito al risanamento del bilancio dell’Inps senza contare le spese per i permessi di soggiorno e le richieste di cittadinanza che, da sole, fruttano allo stato 100 milioni di euro”.
Insomma a guadagnarci sembra essere il sistema Italia anche quando si parla di lavoro. Il rapporto Caritas, citando uno studio della Banca D’Italia datato a luglio del 2009 evidenzia come “gli stranieri svolgano una funzione complementare agli italiani favorendone migliori opportunità occupazionali. Se questa forza lavoro venisse a mancare, si chiede la Caritas, svuotando settori importanti come l’agricoltura, l’edilizia, l’industria, i servizi sociali, il nostro Paese sarebbe in grado di affrontare il futuro?”
Eppure gli italiani non hanno percezione di questa realtà. Complice la recessione, la figura dell’immigrato secondo il dossier, ha acutizzato fenomeni di intolleranza, come se l’origine della crisi fosse un problema da collegare agli stranieri. La causa di questo fenomeno è spiegata nel documento: “Molti lavori vengono rifiutati dagli italiani anche in periodi critici per l’occupazione, non solo lavori stagionali, ma anche impieghi nei settori manifatturieri più qualificati. La conseguenza è che il numero degli occupati stranieri continua a crescere con un incidenza sempre maggiore sul prodotto interno lordo e una retribuzione netta mensile di circa 900 euro contro i 1300 degli italiani”.
Ma il dossier denuncia come “nel 2009 il fondo nazionale per l’inclusione sociale sia rimasto sprovvisto di copertura e questa carenza – dice la Caritas – complica ancora di più l’integrazione a fronte di una diminuita capacità di spesa delle famiglie anche immigrate”. Più difficile per gli stranieri anche l’accesso ai servizi sociali: tra la popolazione immigrata regolare, solo il 68% è iscritto al servizio sanitario nazionale, aumentando dunque i ricoveri in stato di urgenza. Problemi anche per il bonus bebè, che esclude inspiegabilmente le famiglie straniere, anche se, come si legge nel rapporto, i costi per la crescita di un figlio sono pari a 9 mila euro l’anno sia per gli italiani che per gli stranieri. Allo sesso modo i capifamiglia stranieri hanno trovato più difficile accedere ad ai benefici sociali erogati dagli Enti Locali.
“Gli atti di discriminazione – spiega il documento – sono presenti a tutti i livelli. Alcune compagnie di assicurazione, ricordano i relatori del rapporto, praticano agli immigrati polizze RC auto più costose per quello che definiscono il rischio etnico”.
Sfatato, invece, il luogo comune straniero-delinquenza: “Tra il 2007 e il 2009 calano del 13,5% le denunce nei confronti degli immigrati regolari e nello stesso periodo i soli stranieri residenti crescono del 25%. Il tasso di criminalità dei regolari, spiegano i relatori è sostanzialmente uguale a quello degli italiani”. Particolare il caso di Roma, dove in tre anni la popolazione straniera regolare è cresciuta del 62%, le denunce contro regolari e irregolari del 6,8%. Eclatante il caso romeno: +142% di presenze, -13% di denunce.
“L’immigrazione – dicono i curatori del Dossier statistico – è un’opportunità che ci viene offerta dalla storia per il nostro benessere economico e la nostra crescita culturale è quindi necessaria una riflessione rigorosa suI flussi migratori e le capacità di accoglienza”. Anche in questo caso sono i numeri del rapporto a parlare: “18.361 persone allontanate dall’Italia nel 2009. 4.298 respingimenti e 14.063 rimpatri forzati. Mentre le persone rintracciate in posizione irregolare, ma non ottemperanti all’intimazione di lasciare il territorio italiano, sono state 34.462. Le persone trattenute nei centri di identificazione e di espulsione sono state 10.913”.
La Caritas punta il dito anche contro gli sbarchi e gli immigrati irregolari sottolineando che “il rigore va unito al rispetto del diritto d’asilo e della protezione umanitaria, di cui continuano ad avere bisogno persone in fuga da situazioni disperate e in pericolo di vita. Nella stragrande maggioranza dei casi all’origine dell’irregolarità vi sono gli ingressi legali in Italia, con o senza visto, di decine di milioni di stranieri che arrivano per turismo, affari, e altri motivi. Rispetto a questi flussi imponenti, e non eliminabili, anche la punta massima di sbarchi raggiunta nel 2008 (quasi 37mila persone) è ben poca cosa. È necessario dunque incentivare i percorsi regolari dell’immigrazione – proseguono i relatori – estendere i rimpatri assistiti a favore degli irregolari, come raccomandato dalla stessa Commissione europea, trasformando il ritorno di chi non ha avuto sbocco o successo nell’immigrazione in un investimento positivo per i paesi di origine. Non ha dunque senso – secondo la Caritas – costringere ad andar via lavoratori già inseriti, incrementando il lavoro irregolare come hanno fatto alcuni enti locali che hanno impiegato fondi per l’allontanamento degli stranieri, non riuscendo nell’intento”.
Il nostro Paese non fa bella figura neanche quando si tira in causa il rispetto e la parità dei diritti visto che solo nel 2009, secondo la Caritas, sono stati aperti 212 procedimenti per reati di tratta con bambini e donne sempre più spesso vittime di sfruttamento sessuale e lavorativo. Rilanciano i curatori del rapporto sulle responsabilità politiche: “Se l’immigrazione è funzionale allo sviluppo del Paese, l’agenda politica è chiamata a riflettere sugli aspetti normativi più impegnativi. È questa la strada più fruttuosa sotto tutti i punti di vista, economico e occupazionale, culturale e religioso. Con una raccomandazione: “Dalla sindrome dell’invasione bisogna passare all’incontro e al dialogo”.
(Fonte Il Fatto Quotidiano)

Cure urgenti anche agli immigrati La Consulta dà ragione alla Puglia

E' giusto che il servizio sanitario garantisca le cure urgenti agli stranieri, anche nel caso in cui siano immigrati clandestini. La Corte Costituzionale ha infatti respinto il ricorso presentato dal governo nei confronti di una legge della Regione Puglia. "La Corte - ha sottolineato l'assessore al welfare della Regione Puglia, Elena Gentile - dà ragione alla Regione Puglia: sì alle cure urgenti e alla scelta del medico di base per gli stranieri con STP".
Con la sentenza n. 299/2010 del 22 ottobre, pertanto, la Corte Costituzionale "respinge quasi per intero - aggiunge Gentile - il ricorso presentato dal Presidente del Consiglio dei Ministri contro molte disposizioni contenute nella Legge Regione Puglia 32/2009 ("Norme per l'accoglienza, la convivenza civile e l'integrazione degli immigrati in Puglia")".
"Infatti la legge regionale n. 32/2009 prevede che gli stranieri assistiti con il codice STP abbiano diritto alla scelta del medico di base (cosa non prevista dalle disposizioni nazionali). La Corte dichiara legittima questa disposizione, dato che non altera le restrizioni sul tipo di cure cui lo straniero irregolarmente soggiornante ha diritto (cure urgenti o essenziali, anche a carattere continuativo)", conclude l'assessore.
'La civiltà e la dignità fanno un passo in avanti", commenta il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. "Il diritto alle cure - spiega Vendola - non è un cavillo che può essere rubricato alle varie ed eventuali. Il diritto della Regione di legiferare in materia poi non è, come ha ribadito la Consulta, da mettersi in discussione. Dunque rivendichiamo che la Puglia in materia di accoglienza e di integrazione degli immigrati, qualunque sia il loro status, farà il massimo, in armonia con le leggi e con i diritti universali fissati dalle carte internazionali".
Secondo Vendola infatti "la xenofobia e l'intolleranza si combattono giorno dopo giorno con una capillare opera di informazione e integrazione. Che in Puglia un immigrato possa andare a testa alta in un ambulatorio, scegliere un medico o un pediatra per i propri figli, senza paura di essere arrestato e deportato è un fatto di civiltà di cui bisogna essere orgogliosi".
(Fonte La Repubblica)

lunedì 25 ottobre 2010

Aumentano le tutele per i minori figli di immigrati irregolari

La Corte di Cassazione, nel massimo consesso delle Sezioni Unite, ha deciso che non si possono mandare via gli stranieri, anche se hanno commesso reati, nel caso in cui il loro allontanamento dall'Italia, tramite il rimpatrio, abbia riflessi negativi sul generale equilibrio psico-fisico dei loro bambini. Con questa decisione la Suprema Corte ha accolto il ricorso di una signora africana, madre di tre figli residenti a Perugia, condannata per sfruttamento della prostituzione e raggiunta da foglio di via.
La signora si era rivolta alla Suprema Corte dopo una decisione della Corte d'Appello di Perugia del 2009.
Pauline N. A. ha protestato e ha fatto presente di avere tre figli ai quali il suo rimpatrio avrebbe nuociuto. Intanto proprio per il "comportamento poco attento della madre" i ragazzini erano stati dati in affido part-time a una famiglia umbra fin dal 2003.
La Cassazione, con la sentenza numero 21799, ha stabilito che i "gravi motivi" che, in base alle norme sull'immigrazione, consentono la temporanea autorizzazione del genitore con foglio di via, a rimanere in Italia, debbono essere interpretati in maniera elastica. Per i giudici non devono essere applicati solo alle "situazioni di emergenza o alle circostanze contingenti ed eccezionali strettamente collegate alla salute" del minore, ma a un ventaglio molto più ampio di circostanze.
Fra i "gravi motivi" vanno ricomprese tutte le circostanze in grado di produrre "qualsiasi danno effettivo, concreto, percepibile e obiettivamente grave che in considerazione dell'età o delle condizioni di salute ricollegabili al complessivo equilibrio psico-fisico derivi o deriverà certamente al minore dall'allontanamento del familiare o dal suo definitivo sradicamento dall'ambiente in cui è cresciuto".
Secondo la Cassazione si tratta di "situazioni di per sè non di lunga o indeterminabile durata, e non aventi tendenziale stabilità e che pur non prestandosi ad essere preventivamente catalogate e standardizzate, si concretano in eventi traumatici e non prevedibili nella vita del fanciullo che necessariamente trascendono il normale e comprensibile disagio del rimpatrio suo o del suo familiare". Adesso i giudici di Perugia dovranno meglio riconsiderare se sussistano le condizioni per convalidare l'espulsione di Pauline "esaminando i rapporti dei tre figli con la madre e il pregiudizio che agli stessi potrebbe derivare dall'espulsione della donna".
(Fonte La Repubblica)

Presentazione del Dossier Statistico 2010 "XX Rapporto sull'immigrazione"

Martedì 26 ottobre 2010 alle ore 11.00 presso la Presidenza della Regione Puglia, Lungomare N. Sauro a Bari, presentazione del Dossier Statistico 2010 "XX Rapporto sull'immigrazione -1991-2010: Per una cultura dell’altro" predisposto dalla Caritas Italiana e la Fondazione Migrantes con la collaborazione del SEI -UGL.
Il  sussidio, che sarà presentato  in contemporanea nazionale,  è noto per favorire la conoscenza del fenomeno migratorio, si compone di 50 capitoli, articolati a diversi livelli (internazionale, nazionale e regionale), con il supporto della più ampia documentazione statistica e delle indagini sul campo, in cui si affrontano gli aspetti più rilevanti del fenomeno migratorio, da quelli socioeconomici a quelli culturali e giuridici.
All’incontro, di Bari, saranno presenti:
Silvia Godelli, Assessore al Mediterraneo della Regione Puglia
Oliviero Forti, Responsabile Ufficio Immigrazione della Caritas Italiana
Angela Martiradonna, Referente regionale Dossier Immigrazione
Luciano La Gamba,  Presidente del SEI- UGL
Taysir Hasan, responsabile Centro Interculturale ABUSUAN
Coordina: Don Maurizio Tarantino, Delegato regionale Caritas per la  Puglia

La presentazione del rapporto Caritas-Migrantes è un appuntamento annuale importante per tutti coloro che trattano di fenomeni migratori: rappresentanti delle realtà immigrate, pubblici amministratori, insegnanti e operatori sociali, esponenti del volontariato religioso e laico, organizzazioni sindacali e imprenditoriali, centri di ricerca, giornalisti e studiosi.