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sabato 13 novembre 2010

Un bicchiere d'acqua per salvarli

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, al termine del summit mondiale sui Millennium Development  Goals (New York 20-22 settembre 2010), ha dichiarato che verranno stanziati 40 miliardi di dollari per la salvaguardia dell’infanzia e della maternità. In questo modo saranno salvate 16 milioni di vite.
È il tentativo immediato della comunità mondiale di drenare la sensazione di parziale sconforto, all’indomani della pubblicazione dei risultati. Degli obiettivi prefissati per il 2015, infatti, pochi viaggiano a livelli accettabili mentre la maggior parte migliorano a un tasso troppo flebile per raggiungere il traguardo. A leggere il rapporto dell’ONU che fotografa gli otto anni (lo studio arriva fino al 2008) trascorsi dalla solenne promessa di 192 stati membri dell’ONU di partecipare attivamente allo sradicamento della povertà del mondo, si rimane spaesati. Da una parte si comprende che siamo in drammatico ritardo. Dall’altra si ha la netta percezione che basterebbe poco per acquisire velocità.
Tra gli obiettivi che arrancano maggiormente  ve ne sono due che rappresentano più di ogni altro il futuro: la riduzione della mortalità dei bambini sotto i cinque anni e quella delle mamme. L’iniziativa del Segretario dell’ONU, quindi, è una boccata d’ossigeno.  Ne trarranno vantaggio, prime fra tutte, la madri della Sierra Leone dove il tasso di mortalità peripartum è il più alto al mondo (2,1 donne ogni 100 bambini nati), ma anche quelle dell’Afghanistan (1,8), di Ciad e Guinea Bissau (1,5) e Liberia (1,2). È la solita, vecchia storia del primo mondo  che nasce sano, cresce meglio, vive, lavora, mangia, muore nel modo più giusto. E del terzo, che già dal ventre materno comincia la sua infinita corsa a ostacoli con traguardi che sembrano dilatarsi sempre di più.
La realtà, talvolta, è semplice. “Sì, come un bicchier d’acqua", spiega la dottoressa Annalisa Rosso, medico esperto in salute pubblica, con un passato di cooperante in paesi in via di sviluppo, al momento in forza all’INMP (Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni Migranti ed il Contrasto delle Malattie della Povertà), "anzi un litro, 8 cucchiaini di zucchero, 1 di sale e il succo di un limone. Basterebbero questi ingredienti per contrastare la disidratazione  provocata da infezioni intestinali che ogni anno uccide milioni di persone. In ogni caso, semplici rimedi preventivi quali lavarsi le mani prima di mangiare, bere acqua filtrata - anche con un panno pulito - o prima bollita laddove non esista acqua corrente potabile, sarebbero sufficienti per praticamente azzerare la seconda causa di mortalità infantile nel mondo”.
La diarrea. La micidiale roncola che ogni anno passa per l’Africa o l’Asia falcidiando le  vite di oltre 1,5 milione di bambini al di sotto dei 5 anni e che rallenta spaventosamente l’azione che dovrebbe realizzare l'obiettivo di due terzi in meno di mortalità infantile entro il 2015. Peggio di essa, solo le malattie polmonari che mietono ogni anno 1,8 milioni di vittime minori di 5 anni. “Di diarrea, per quanto possa sembrare strano, nessuno parla", denuncia il professor Aldo Morrone, irettore dell’INMP: "Esistono, giustamente, giornate mondiali per l’AIDS, per la malaria, per tante patologie ma nessuno ha mai pensato di istituire giornate di studio sulla diarrea né di lanciare simposi o seminari a riguardo. Il Global Fund si rivolge a tubercolosi, malaria e AIDS e stanzia enormi quantità di fondi per affrontare queste patologie. E per la diarrea? Nulla, non ci sono fondi specifici né programmi”.
Le chiavi interpretative di una simile vacanza possono essere molteplici. AIDS e tubercolosi, ad esempio, riguardano anche l’Occidente: qui queste patologie si sono diffuse o sono ancora presenti e sempre qui si producono le medicine per curarle. La profilassi e la terapia, inoltre, richiedono moltissimi fondi visto che i farmaci costano tanto. E dove girano soldi, si crea interesse. “La diarrea, invece", riprende Morrone, "si previene  e si cura con metodi semplicissimi e per assurdo ciò non suscita che attenzioni locali.  È prevalentemente un questione di grossi interessi. Per risolvere la diarrea, sostanzialmente, non ci vogliono farmaci e se non servono farmaci, non sono necessarie neanche le case  farmaceutiche con i loro ingenti investimenti, i congressi, le giornate internazionali e ciò che ne consegue. Di recente uno studio dell’Istituto Svizzero di scienze acquatiche ha dimostrato che l’acqua può essere disinfettata dall’energia solare, che in Africa e Asia non manca di certo. Pensa che qualcuno abbia interesse a investire su otri d’acqua da mettere al sole?”.
Nasce così, da una semplice costatazione, l’idea del professor Morrone di promuovere una giornata di riflessione sulla diarrea infettiva. “L’iniziativa sarà lanciata nel corso del Congresso Internazionale Dermatological Care for All: Awareness and ResponsAbility che il mio istituto organizza ormai da 4 anni”. La Conferenza si è appena svolta ad Addis Abeba e Makallè (Tigrai). L’obiettivo è ambizioso quanto affascinante. “Noi vogliamo porre al centro del dibattito non le patologie ma l’uomo, nella fattispecie l’uomo che vive in estrema povertà e sottosviluppo e non ha accesso a cura. Piuttosto che di malattie neglette, mi piace parlare di malattie di persone neglette. Per questo abbiamo scelto di spostarci in Etiopia e di portare colleghi, autorità, giornalisti, uomini e donne di cultura in Africa”.
(Fonte Famiglia Cristiana)

mercoledì 10 novembre 2010

La diarrea uccide 1,5 milioni di bambini

La seconda causa di mortalità infantile al mondo è la diarrea. Ogni anno uccide oltre un milione e mezzo di bambini al di sotto di 5 anni. Peggio fanno solo le infezioni respiratorie che mietono 1,8 milioni di vittime tra i piccoli. È uno dei fallimenti dei Millennium Development Goals, più precisamente del Goal numero 4: ridurre di un terzo le morti di bambini prima del quinto compleanno, entro il 2015.  A leggere i dati si è portati a credere che, a meno di grossi investimenti, di interventi massicci, sconfiggere la seconda causa di mortalità infantile, la diarrea appunto, sia fantapolitica. Niente di più falso. E in questo caso non si può neanche invocare la penosa situazione del nostro Paese, in quanto a cooperazione: oltre al clamoroso inadempimento degli impegni presi e ad essere fanalino di coda negli aiuti allo sviluppo, lo scorso 5 ottobre, il direttore del Dipartimento per la Cooperazione  Elisabetta Belloni ha ammesso che il governo italiano "per ristrettezze di bilancio non è in grado di prendere impegni". Di questo - e non solo - si sta parlando in questi giorni a Mekellè, in Etiopia, nel corso della IV edizione del Congresso Internazionale "Dermatological Care for All" che l'Istituto per le Malattie della Poverta del San Gallicano di roma (INMP) ha organizzato ad Addis Abeba e Mekellè.
La triste classifica. L'Etiopia è il quinto nella graduatoria per numero di bambini morti di diarrea nel mondo con circa 74.000 vittime all'anno. Prima del paese del Corno d'Africa, c'è l'India (386.000), la Nigeria (151.000) la Repubblica Democratica del Congo (89.000) e l'Afghanistan (82.000) (Dati WHO 2007).
Dunque, la speranza è che probabilmente proprio da qui, dall'Etiopia, dal cuore dell'Africa, andrà ad accendersi quella miccia che farà esplodere la conoscenza e disinnescherà un potenziale letale.
In realtà, si richiedono semplici mezzi a costi irrisori. È forse per questo che nessuno ne parla. "Per prevenire la diarrea -  spiega la dottoressa Annalisa Rosso, medico cooperante in paesi in via di sviluppo, al momento impiegata dall'INMP 1, Istituto Nazionale Malattie delle Povertà, San Gallicano di Roma - sono sufficienti nella maggioranza dei casi, banali rimedi quali lavarsi le mani prima di mangiare oppure, in assenza di acqua corrente potabile, bere acqua bollita o filtrata, anche con un fazzoletto pulito. Nel caso in cui un individuo, invece, contragga un'infezione intestinale che provoca diarrea, la prima cosa da fare è evitare che giunga a disidratazione, principale causa di morte. E per questo può bastare un litro d'acqua 2, 8 cucchiaini di zucchero, 1 di sale e il succo di un limone, come sostiene l'epidemiologo Roger Webber nel suo "Communicable Diseases Epidemiology and Control".  
Il fatto che sconfiggere, almeno in gran parte, la diarrea sia compito facile, paradossalmente, non suscita interesse. A differenza di AIDS, tubercolosi, malaria, non esistono giornate di studio, seminari, né si prevedono progetti per creare awareness (consapevolezza) riguardo a prevenzione e cura. Il Global Fund si occupa di tubercolosi, malaria e AIDS ed elargisce enormi quantità di finanziamenti per contrastare queste patologie. Giustamente. Ma la diarrea, tra i bambini al di sotto dei 5 anni, fa più danni di queste tre malattie messe insieme (Malaria 1 milione di morti, AIDS 200.000, Tubercolosi 100.000). E intanto, le zone più povere del mondo offrono ogni anno un sacrifico enorme all'altare di una piaga che sarebbe banale sconfiggere. Più dell'80% delle morti per diarrea, infatti, avviene in Africa e Asia del Sud: 46% in Africa, 38% Asia meridionale, 9% Asia orientale e Pacifico, 7% resto del mondo.
Come spiega il professor Aldo Morrone Direttore dell'INMP,  "Se un intervento sanitario costa troppo poco e, soprattutto, non vengono coinvolte case farmaceutiche, è difficile che qualcuno si muova. Girano troppi pochi soldi per creare sensibilità attorno all'argomento". Per questo all'interno della IV edizione del Congresso Internazionale "Dermatological Care for All" fino a venerdì 12 novembre - che l'INMP organizza ad Addis Abeba e Mekellè da anni, evento nell'evento, il professor Morrone lancerà un'iniziativa che spera rivoluzionaria."Una giornata mondiale contro la diarrea. Perché si sappia sempre di più quanto sia micidiale ma, al tempo stesso, quanto sia semplice respingerla".
La scelta del professore e del suo istituto è di parlare di patologie che in gran parte riguardano il terzo mondo, dal terzo mondo. È proprio dalla più che decennale presenza in Etiopia dell'INMP e grazie ai congressi e all'osservazione favorita da ospedali e ambulatori lì aperti dall'Istituto, che è sorta l'idea di promuovere la giornata anti-diarrea. Si partirebbe con una prima giornata a livello nazionale il 23 di dicembre prossimo, a ridosso della festa che celebra la nascita di un bambino, per ricordare quei bambini che muoiono per banale negligenza. Sarà sotto l'egida dell'International Society of Dermatology e dell'INMP. L'obiettivo è quello di arrivare, nel giro di mesi, all'indizione di una giornata sotto l'egida di un organismo internazionale.
(Fonte La Repubblica)