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martedì 12 aprile 2011

Tiscali e Soleterre insieme per i bambini di Chernobyl

Il prossimo 26 aprile 2011 ricorre il 25° anniversario dello scoppio del reattore nucleare di Chernobyl, il più grave incidente nucleare della storia.
Tiscali sostiene la campagna di Soleterre: invia un sms da 2 euro al 45505 dal 10 al 30 aprile, per aiutare i bambini di Chernobyl.
Da 10 anni Soleterre è impegnata per i minori ucraini malati di cancro e grazie a questo impegno la percentuale di sopravvivenza dei bambini ucraini è aumentata negli ultimi tre anni dell’8,5% (passando dal 47% al 55,5%).
Soleterre Onlus è una Organizzazione Non Governativa riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri italiano che interviene all’estero e in Italia con progetti in ambito sanitario ed educativo collaborando con la società civile, gli attori economici e le istituzioni.
I fondi della campagna sociale “Grazie Italiani” permetteranno a Soleterre di garantire a Kiev una casa di accoglienza e riabilitazione dei bambini ammalati di cancro e delle loro famiglie al fine di ridurre il lungo periodo di ospedalizzazione dei bambini e restituire alle famiglia la serenità di vivere in un ambiente familiare, recuperando spazi di intimità e quotidianità diversi da una stanza sovraffollata di ospedale.
La casa è in grado sia di dare un’alternativa al ricovero, laddove possibile, sia di migliorare gli standard di vita all’interno dell’ospedale, contribuendo a risolvere il problema del sovraffollamento e sperimentando nuovi protocolli che consentano di erogare alcune prestazioni in regime di day-hospital ed evitare l’ospedalizzazione ai pazienti che non necessitano di cure e controlli continui nell’arco della giornata.
Con i fondi raccolti Soleterre potrà così sostenere il programma di ampliamento del progetto di accoglienza per bambini malati di cancro in Ucraina.
Il progetto prevede anche il sostegno psico-sociale e sanitario per i bambini affetti da tumore nel Reparto di Pediatria dell’Istituto Nazionale del Cancro e nel reparto di Pediatria dell’Istituto di Neurochirurgia di Kiev in Ucraina. L’assistenza psicologica e sociale continuativa viene rivolta ai piccoli pazienti ed alle loro famiglie grazie alla creazione ed al sostegno di un team di intervento psico-sociale. In particolare verranno sostenute l’accoglienza notturna e attività diurne in favore dei bambini ricoverati presso il Reparto Pediatrico dell’Istituto Nazionale del Cancro a Kiev.
Questo permetterà di garantire alle famiglie dei minori malati e ai bambini stessi condizioni di vita più dignitose oltre che naturalmente risultati terapeutici notevolmente migliori.

martedì 7 dicembre 2010

Unicef, quale futuro per il Pakistan?

Dopo oltre quattro mesi dalle peggiori alluvioni nella storia del Paese, l'UNICEF avverte che con l'arrivo dell'inverno si aggraveranno i rischi per i bambini del Pakistan, che già soffrono alti tassi di infezioni respiratorie acute e malnutrizione.
Si stanno diffondendo rapidamente nuovi casi di poliomielite: dagli 89 registrati nel 2009 si è passati ai 126 di quest'anno. Questo rappresenta motivo di enorme preoccupazione, specialmente perché il Pakistan aveva ottenuto importanti successi nell'eradicazione della polio. Il Pakistan è uno dei quattro paesi del mondo dove questa patologia è endemica e la rallentata diffusione della copertura nelle aree affette da difficoltà di sicurezza nel Nord, l'affollamento e le condizioni sanitarie precarie risultate dalle alluvioni hanno aggravato i rischi per i bambini.
"La conclusione di questa crisi è ancora lontana; lo stato dell'emergenza si è evoluto in maniera differente, da una parte all'altra del Pakistan e gli interventi umanitari hanno dovuto adattarsi rapidamente per raggiungere le donne e i bambini che ne avevano bisogno, poiché le loro necessità cambiavano di ora in ora", ha detto Daniel Toole, Direttore regionale dell'ufficio UNICEF per l'Asia meridionale. "Nonostante molte persone siano ritornate nelle proprie aree di provenienza, molti al loro rientro hanno trovato solo distruzione - niente case, niente raccolto, niente cibo e niente denaro.  Nel Nord è caduta la neve e stiamo distribuendo vestiti invernali e forniture per aiutare le famiglie a prepararsi per il duro inverno, mentre nel sud il lento deflusso delle acque lascia oltre un milione di persone ancora in attesa. L'arrivo del freddo aumenterà il numero delle infezioni respiratorie e la malnutrizione, due dei maggiori killer dei bambini del Pakistan".
Un quinto del territorio del Pakistan è stato devastato dalle alluvioni monsoniche che hanno colpito 20,3 milioni di persone. Circa 10.000 scuole e centri sanitari rurali sono stati danneggiati dalle alluvioni e importanti infrastrutture sono state distrutte o gravemente danneggiate, inclusi i sistemi idrici e sanitari, i ponti e le strade. Sin dalla prima fase delle alluvioni, l'UNICEF ha fornito acqua potabile a circa 2,8 milioni di persone giornalmente e attrezzature sanitarie a oltre 1,5 milioni di persone. L'UNICEF l'OMS e il Governo del Pakistan hanno unito le forze e hanno vaccinato oltre 9 milioni di persone contro il morbillo e la polio. I supplementi nutritivi sono stati distribuiti a circa 300.000 donne in gravidanza  e madri con bambini piccoli, oltre che a bambini malnutriti. Attraverso i centri di apprendimento temporanei è stata ripristinata l'istruzione per 106.500 bambini e 104.400 donne e bambini sono stati messi al riparo dal rischio di abuso, abbandono e sfruttamento attraverso gli spazi a misura di bambino dopo le alluvioni.
In previsione dell'inverno l'UNICEF ha iniziato a distribuire vestiti pesanti e coperte per i bambini. Nonostante ciò milioni di famiglie ancora hanno bisogno di assistenza in termini di acqua, medicine, supplementi nutritivi per sopravvivere nei prossimi mesi, specialmente quelli che vivono nel nord del paese dove l'inverno è alle porte. "La dimensione di questa crisi rimane impressionante. L'impatto delle inondazioni in Pakistan sarà sentito anche negli anni a venire, quindi quanto più riusciamo a fare adesso tanto più i bambini e le famiglie avranno la possibilità di ristabilirsi, questo significa che abbiamo bisogno di fondi urgenti per fare al meglio il nostro lavoro" sostiene Toole. L'UNICEF ha bisogno di 82,1 milioni di dollari per continuare con i programmi salvavita e di recupero. Inoltre per espandere il sostegno fortemente necessario per far fronte alla dilagante malnutrizione e per fermare la diffusione della polio sono necessari fondi addizionali urgenti per fronteggiare le necessità che continueranno nel 2011.
(Fonte La Repubblica)

lunedì 6 dicembre 2010

Medici Senza Frontiere supporta la diffusione del nuovo vaccino contro la Meningite

Un nuovo promettente vaccino che potrebbe prevenire in Africa la futura diffusione della forma più mortale di meningite, verrà somministrato alla popolazione del Mali e del Niger con il sostegno dell’organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF). La campagna di vaccinazione contro la Meningite meningococcica A è portata avanti in collaborazione con le autorità sanitarie di entrambi i paesi.
“Questo vaccino potrebbe prevenire efficacemente nuove epidemie di Meningite A in futuro”, dichiara Florence Fermon, Policy advisor di MSF per i vaccini. “Tuttavia, affinché l’impatto si possa realmente percepire, è necessario un piano per una sufficiente diffusione del nuovo vaccino nei 25 paesi africani più colpiti dal rischiodi epidemie”.
Gli sforzi di MSF sono parte di una campagna di vaccinazione più vasta condotta dai Ministeri della Salute in Niger, Mali, Burkina Faso e l’Organizzazione Mondiale della Sanità. MSF sta pianificando il supporto al Ministero della Salute in Niger per la vaccinazione di 600.000 persone di età compresa fra 1 e 29 anni nei distretti di Dosso e Boboye. In Mali, le equipe di MSF vaccineranno 800.000 persone nei distretti di Koulikoro, Kati e Kangaba.
Per anni MSF ha aumentato la sua risposta nelle emergenze dovute all’insorgere della malattia nella cosiddetta “cintura della meningite” (meningitis belt) africana, un’area che si estende dal Senegal all’Etiopia che viene regolarmente colpita da epidemie. Nel 2009, MSF ha vaccinato più di 7 milioni di persone per la Meningite A. Ma il vaccino polisaccaridico finora disponibile, offrendo una protezione di soli 3 anni, limita il tentativo di MSF di rallentare e bloccare un’epidemia quando è in corso.
“Vi sono enormi benefici legati a questo vaccino: la protezione può durare 10 anni: ciò significa che possiamo vaccinare le persone prima che l’epidemia colpisca e, di fatto, prevenirla”,prosegue Florence Fermon. “Inoltre, può essere somministrato a bambini di età inferiore ai 2 anni. E, fattore ancora più importante, vi sono ulteriori benefici: il vaccino fermerà la trasmissione del batterio all’interno della popolazione eliminando il contagio interpersonale. Questo significache le persone vaccinate non trasmetteranno il batterio a chi non lo è”.
Tuttavia restano alcune sfide: devono essere ancora trovati i finanziamenti per vaccinare la popolazione negli altri 22 paesi lungo la "cintura della meningite" e bisogna ancora sviluppare un piano strutturato per la diffusione del vaccino.
“Grazie ad un modo innovativo di fare ricerca e sviluppo, nel quale la necessità di avere un vaccino economico è stata un fattore essenziale fin dall’inizio, questo vaccino costa solo 40 centesimi di dollaro a dose”, dichiara Tido von Schoen-Angerer, direttore della Campagna per l’Accesso ai Farmaci Essenziali di MSF.“Tuttavia, malgrado il suo basso costo, nessun donatore internazionale ha offerto un supporto finanziario alla diffusione del vaccino, oltre i primi tre paesi. Le autorità nazionali dovrebbero ricevere il sostegno necessario a vaccinare un numero sufficiente di persone. Inoltre, deve essere assicurata la vaccinazione automatica di tutti i bambini al compimento del primo anno di età, come parte del processo di immunizzazione di routine. Non possiamo permetterci di perdere l’opportunità di fermare questa mortalemalattia”.
Per informazioni www.medicisenzafrontiere.it

mercoledì 1 dicembre 2010

Giornata mondiale di lotta all’Aids

“Lights for Rights – Luce sui Diritti” è lo slogan scelto dalla World Aids Campaign per questo primo dicembre 2010. I temi al centro di questa edizione sono i diritti umani e l’accesso universale a prevenzione, cure e trattamenti. Anche in Italia i diritti, in tema di Hiv, sono disattesi se non violati.
I diritti delle persone che vivono con l’Hiv, che sono tantissime, almeno 160.000, che devono combattere per il rispetto della loro privacy e dei loro diritti in ambito lavorativo, o sanitario, basti pensare alla inaccettabile disparità rispetto all’accesso a cure e trattamenti nelle varie regioni. I diritti di tutti, per l’assenza di campagne nazionali di prevenzione, e per le difficoltà nel fare il test Hiv, che purtroppo ancora oggi non può venire considerato un semplice esame diagnostico, visto il forte stigma tutt’ora presente.
La Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids nella Giornata mondiale di lotta all’Aids continua la sua campagna nazionale integrata YES WE CONDOM di promozione dell’uso del preservativo. Che si arricchisce di nuove immagini: dopo giovani donne e uomini, propone i volti di una donna adulta, di una giovane coppia omosessuale e di una coppia etero non più giovane.
Accesso alla prevenzione significa promuovere, oltre che fornire, tutti gli strumenti disponibili per il diritto alla salute di tutte le fasce di popolazione. Il preservativo è uno dei più importanti di questi strumenti, nonostante in Italia si tenda a dimenticarlo. La lotta all’Aids si svolge su molti fronti, e tutti gli strumenti vanno sostenuti. In assenza di campagne istituzionali, nazionali o locali, la Lila continua a sostenere il preservativo anche nelle scuole e nelle università, dove si formano gli adulti di domani.
I dati parlano chiaro. Ogni due ore si registra una nuova infezione da Hiv, oltre 4mila ogni anno, e per la stragrande maggioranza sono dovute a rapporti sessuali non protetti. Nonostante questo, e nonostante i dati in crescita per tutte le altre malattie a trasmissione sessuale, sui condom in Italia non si fa informazione né promozione. In tutto il mondo ci sono campagne istituzionali sull’importanza dell’uso del preservativo, programmi di distribuzione gratuita, politiche di riduzione dei prezzi. In Italia no. E l’Iva resta al 20 per cento. Nel Country Report inviato all’Onu dall’Italia quest’anno, si ammette che in questo paese non si sono mai fatti, negli ultimi anni e non solo, programmi di promozione dell’uso dei preservativi in alcuna popolazione, né campagne dirette agli uomini che fanno sesso con uomini, o alle lavoratrici e ai lavoratori del sesso, anche solo informative. Siamo un caso unico in Europa e non solo.
Per le nostre promesse mancate al Fondo Globale per la lotta all’Aids, alla Tubercolosi e alla Malaria invece siamo un caso unico al mondo. L’Italia non ha versato le quote pattuite per il 2009 e il 2010 e non ha preso alcun impegno per il trienno 2011/2013. Nella legge Finanziaria, il Fondo Globale è stato infine cancellato. Nella Giornata mondiale di lotta all’Aids avremmo volentieri fatto a meno di questo primato. Se l’incidenza di infezione da Hiv ha registrato un calo globale negli ultimi anni, come ha appena comunicato l’Unaids, è soprattutto grazie all’azione del Fondo Globale. Togliere il proprio appoggio economico significa disconoscere i risultati, proprio nel momento in cui andrebbero sostenuti. Significa, letteralmente, togliere farmaci e cure a milioni di persone.
L’anno che si chiude è stato segnato dalla mancata partecipazione dell’Italia alla Conferenza mondiale sull’Aids di Vienna. Nel 2011 la Conferenza mondiale su patogenesi, trattamento e prevenzione, la più importante conferenza scientifica internazionale, si terrà a Roma. La Lila chiede che sia un’occasione, insieme a questo 1° dicembre, per ripensare le politiche nazionali e globali sulla lotta all’Aids.
Per informazioni: www.lila.it/
(Fonte Volontariato Oggi)

lunedì 29 novembre 2010

OMS: 1% decessi mondiali sono per fumo passivo, uno su 3 sono bambini

Il fumo passivo uccide oltre 600mila persone ogni anno, piu' di un terzo dei quali bambini. Lo rivela una ricerca dell'Oms (l'Organizzazione Mondiale della Sanita') pubblicata su Lancet, che e' il primo studio globale sugli effetti del fumo passivo. A differenza delle malattie che derivano dallo stile di vita e sono quindi legate alle scelte dei singoli, le vittime del fumo passivo pagano il prezzo di comportamenti altri.
Nel 2004, tali vittime sono state l'uno per cento dei decessi a livello mondiale: quasi la meta' donne, il resto equamente diviso tra uomini e bambini; vittime provocati per il 60 per cento da malattie cardiache, per il 30 per cento da infezioni respiratorie, e infine da asma e tumore ai polmoni. Lo studio, effettuato in 192 Paesi, ha scoperto che il fumo passivo e' particolarmente nocivo per i bambini, i quali sono a piu' alto rischio di 'sindrome da morte improvvisa del lattante', polmonite e asma. I bambini risultato esposti al fumo passivo principalmente nelle loro case. Alcuni paesi, come la Finlandia, hanno già adottato severe misure per evitare il contatto dei bambini con il fumo, comprensive del carcere per chi offre loro sigarette.
Uno scenario sconfortante al quale bisogna aggiungere i 5,1 milioni di morti causati dalla sigaretta vera e propria. Il problema, avvertono gli autori' dello studio, e' che il principale luogo di esposizione al fumo passivo e' proprio la casa, in luogo in cui i bambini "non possono evitare le fonti di contaminazione, che sono proprio i familiari piu' vicini".
(Fonte AGI)

martedì 23 novembre 2010

OMS, 100 milioni di persone l'anno diventano povere per curarsi

Nel mondo un miliardo di persone non possono permettersi cure mediche e ogni anno 100 milioni sono trascinati sotto la soglia di poverta' a causa delle spese sanitarie. Le cifre sono dell'Organizzazione mondiale della Sanita' e contenute nel Rapporto mondiale 2010 sulla Salute, in cui si afferma che la necessita' di un'assistenza sanitaria universale "non e' mai stata cosi' grande", tra crisi economica, invecchiamento della popolazione e globalizzazione delle malattie.
L'Oms ritiene che tutti i Paesi, ricchi e poveri, debbano studiare nuovi modi per rendere l'assistenza medica piu' efficiente e accessibile. L'Oms stima che "almeno tra il 20 e il 40%" dei fondi stanziati per la sanita' va sprecato. Il rapporto suggerisce anche l'introduzione di nuove tasse e di sistemi innovativi per raccogliere fondi per la sanita'. Dal 2005 i 192 Paesi membri dell'Oms si sono impegnati a rendere i servizi sanitari accessibili per tutti senza che questo comporti difficolta' economiche per i pazienti e le loro famiglie. L'agenzia dell'Onu calcola che riducendo le disparita' tra ricchi e poveri in 49 Paesi si salverebbe la vita di 700mila madri entro il 2015 e piu' di 16 milioni di vite sarebbero risparmiate colmando il gap nel settore delle cure per l'infanzia.
(Fonte AGI Mondo)

Oltre l’emergenza: il premio volontariato 2010

Emergenza e sviluppo sono due facce della stessa medaglia”. A sostenerlo è Sergio Marelli, Segretario generale della FOCSIV, mentre ad Haiti cresce il bilancio delle vittime per l’epidemia di colera e continuano le manifestazioni di protesta contro il contingente delle Nazioni Unite.
“Per rendere efficaci gli aiuti alle popolazioni dei Paesi poveri anche quando sono colpite da ulteriori catastrofi, emergenza e sviluppo non si possono più considerare strade parallele che non si incontrano mai” spiega Marelli in vista della XVII edizione del Premio del Volontariato Internazionale che la Federazione di 64 organismi cristiani per il 2010 ha assegnato ad Alberto Acquistapace dell’organismo socio MLFM, impegnato in un progetto di sviluppo ad Haiti.
Il Premio, che sarà consegnato il 3 dicembre in prossimità della Giornata Mondiale del Volontariato indetta dalle Nazioni Unite, è un riconoscimento a quanti si sono impegnati costantemente a favore delle popolazioni del Sud del mondo contro ogni forma di povertà ed esclusione e per l’affermazione della dignità e dei diritti di ogni persona, ma soprattutto “rappresenta un’occasione per riflettere sul volontariato internazionale in un momento in cui il settore della cooperazione internazionale appare sempre più complesso e articolato” dice Marelli.
“Il lavoro di Alberto ad Haiti – spesso in condizioni di insicurezza e pericolosità come dimostra l’aggressione di queste ore agli 11 volontari statunitensi che tentavano di lasciare Cap Haitien, a cui la Focsiv esprime la propria solidarietà – è la dimostrazione di come non si può ricostruire prescindendo dallo sviluppo, anche in situazioni di emergenza” dice il Segretario Generale della FOCSIV che poi aggiunge: “Basta al circo dell’emergenza che si crea in ogni crisi umanitaria”.
“Quando si tratta di raccogliere fondi è facile giocare sull’onda emotiva dell’emergenza e dire alle persone di donare per costruire ospedali, case e scuole dove oggi non ce ne sono più – spiega Marelli -. Il problema è che poi per strutturare aiuti di questo tipo, affinché siano efficaci e coerenti con le vere esigenze del territorio ci vuole tempo. Un tempo che non è quello dei progetti di emergenza, per loro natura immediati e fulminei, ma di sviluppo. Ecco perché molte delle ONG arrivate ad Haiti con piani di emergenza adesso iniziano a convertirli in piani di sviluppo”.
L’evento della premiazione è realizzato in collaborazione con il Segretariato Sociale RAI che ospiterà, come ogni  anno, la cerimonia di conferimento del Premio presso la Sala degli Arazzi nella sede RAI di Viale Mazzini, 14  a Roma.
(Fonte Volontariato Oggi)

martedì 16 novembre 2010

Mondadori e Mediafriends con Intersos per bambini Pakistan

Sette favole raccontate da volti popolari dello spettacolo per portare aiuto ai bambini pakistani colpiti dalle alluvioni. E' 'Il girotondo del sorriso', il libro di solidarieta' da oggi in libreria promosso da Mediafriends, l'associazione onlus di Mediaset, Mondadori e Medusa, che raccoglie sette favole cui hanno dato volto e voce personaggi noti delle reti Mediaset. Tutti i proventi del volume saranno a favore della Ong Intersos. Obiettivo: rendere nuovamente funzionante l'Istituto per bambini mentalmente e fisicamente disabili della citta' di Nowshera e l'attiguo orfanotrofio femminile che sono stati gravemente danneggiati dall'alluvione che ha colpito il Pakistan nell'agosto-settembre 2010. Le favole, basate su storie vere e illustrate da Paolo D'Altan, sono raccontate in un cd allegato al volume dalle voci di R101, la radio del Gruppo Mondadori: Federica Panicucci, Cristiano Militello, Tamara Dona', Marco Balestri, Laura Basile, Lester e Dini. A introdurre i racconti ci sono Silvia Toffanin, Barbara D'Urso, Federica Panicucci, Rita Dalla Chiesa, Alessia Marcuzzi, Paolo Bonolis e Gerry Scotti. Le prime sei fiabe sono a lieto fine e sono tratte da alcune storie di bambini in difficolta' che, in varie parti del mondo grazie all'attivita' delle numerose associazioni con cui Mediafriends collabora hanno ritrovato il sorriso e la speranza di una vita migliore. Solo l'ultima, dedicata un piccolo pakistano disabile, e' ancora in attesa di trasformarsi in 'una favola' con tanto di lieto fine. La storia di Kamran racconta il lavoro che Intersos sta realizzando per assicurare una vita derena per i bambini dell'Istituto di Nowshera, nella provincia di Khyber Pakhtun Khwa. Il sostegno fornito da Intersos comprende la fornitura di attrezzature specializzate per la fisioterapia e per le attivita' di apprendimento dei bambini disabili e il supporto didattico per i corsi di formazione professionale all'orfanotrofio femminile; la riabilitazione delle strutture sanitarie di entrambi i centri; il totale riallestimento di una cucina; l'acquisto di un minibus; attivita' a sostegno delle famiglie dei bambini ricoverati, visite di assistenti sociali e fisioterapisti e una campagna di educazione alle diversita' e al sostegno alle disabilita' alle famiglie stesse. Mediafriends fornira' su www.mediafriends.it indicazioni sullo stato di avanzamento dei lavori e sull'utilizzo dei fondi erogati attraverso il libro. Info su www.intersos.org.
(Fonte AGI Mondo)

lunedì 15 novembre 2010

Infanzia: in Etiopia il IV congresso internazionale INMP

Si e' aperta a Addis Abeba e Mekele, in Etiopia, il 'IV Congresso Internazionale Dermatological Care for All Awareness and ResponsAbility' organizzato dall'Istituto Nazionale per la Promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Poverta' in collaborazione con ricercatori e studiosi provenienti dalle piu' prestigiose istituzioni scientifiche dei cinque continenti. Consapevolezza e responsabilita', queste le parole chiave del meeting che vuole fornire risposte alle drammatiche realta' sanitarie dei paesi poveri. "Scambiarsi esperienze e saperi - sottolineano i promotori - in uno dei paesi piu' bisognosi della Terra, l'Etiopia, ha il forte significato simbolico della necessita' non piu' rinviabile nell'essere consapevoli e responsabili sui provvedimenti socio sanitari da attuare, perche' siano sempre piu' efficaci a ostacolare la crescita di contesti emarginati, ed idonei a supplire adeguatamente le assenze dei servizi. Impegno fondamentale negli incarichi professionali che si ricoprono: da operatori sanitari preparati nella cura delle fasce piu' vulnerabili della societa' a dirigenti politici di qualunque livello".
L'INMP ha ricordato che 29.000 bambini poveri privati di ogni opportunita' muore ogni giorno, e ogni minuto una donna muore per complicazioni legate alla gravidanza. Drammatico panorama per cause facilmente evitabili, se si considera come la prima causa di mortalita' infantile al mondo, la disidratazione per diarrea, possa essere contrastata con una flebo reidratante dal costo di 50 centesimi.
(Fonte AGI Mondo)

sabato 13 novembre 2010

Un bicchiere d'acqua per salvarli

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, al termine del summit mondiale sui Millennium Development  Goals (New York 20-22 settembre 2010), ha dichiarato che verranno stanziati 40 miliardi di dollari per la salvaguardia dell’infanzia e della maternità. In questo modo saranno salvate 16 milioni di vite.
È il tentativo immediato della comunità mondiale di drenare la sensazione di parziale sconforto, all’indomani della pubblicazione dei risultati. Degli obiettivi prefissati per il 2015, infatti, pochi viaggiano a livelli accettabili mentre la maggior parte migliorano a un tasso troppo flebile per raggiungere il traguardo. A leggere il rapporto dell’ONU che fotografa gli otto anni (lo studio arriva fino al 2008) trascorsi dalla solenne promessa di 192 stati membri dell’ONU di partecipare attivamente allo sradicamento della povertà del mondo, si rimane spaesati. Da una parte si comprende che siamo in drammatico ritardo. Dall’altra si ha la netta percezione che basterebbe poco per acquisire velocità.
Tra gli obiettivi che arrancano maggiormente  ve ne sono due che rappresentano più di ogni altro il futuro: la riduzione della mortalità dei bambini sotto i cinque anni e quella delle mamme. L’iniziativa del Segretario dell’ONU, quindi, è una boccata d’ossigeno.  Ne trarranno vantaggio, prime fra tutte, la madri della Sierra Leone dove il tasso di mortalità peripartum è il più alto al mondo (2,1 donne ogni 100 bambini nati), ma anche quelle dell’Afghanistan (1,8), di Ciad e Guinea Bissau (1,5) e Liberia (1,2). È la solita, vecchia storia del primo mondo  che nasce sano, cresce meglio, vive, lavora, mangia, muore nel modo più giusto. E del terzo, che già dal ventre materno comincia la sua infinita corsa a ostacoli con traguardi che sembrano dilatarsi sempre di più.
La realtà, talvolta, è semplice. “Sì, come un bicchier d’acqua", spiega la dottoressa Annalisa Rosso, medico esperto in salute pubblica, con un passato di cooperante in paesi in via di sviluppo, al momento in forza all’INMP (Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni Migranti ed il Contrasto delle Malattie della Povertà), "anzi un litro, 8 cucchiaini di zucchero, 1 di sale e il succo di un limone. Basterebbero questi ingredienti per contrastare la disidratazione  provocata da infezioni intestinali che ogni anno uccide milioni di persone. In ogni caso, semplici rimedi preventivi quali lavarsi le mani prima di mangiare, bere acqua filtrata - anche con un panno pulito - o prima bollita laddove non esista acqua corrente potabile, sarebbero sufficienti per praticamente azzerare la seconda causa di mortalità infantile nel mondo”.
La diarrea. La micidiale roncola che ogni anno passa per l’Africa o l’Asia falcidiando le  vite di oltre 1,5 milione di bambini al di sotto dei 5 anni e che rallenta spaventosamente l’azione che dovrebbe realizzare l'obiettivo di due terzi in meno di mortalità infantile entro il 2015. Peggio di essa, solo le malattie polmonari che mietono ogni anno 1,8 milioni di vittime minori di 5 anni. “Di diarrea, per quanto possa sembrare strano, nessuno parla", denuncia il professor Aldo Morrone, irettore dell’INMP: "Esistono, giustamente, giornate mondiali per l’AIDS, per la malaria, per tante patologie ma nessuno ha mai pensato di istituire giornate di studio sulla diarrea né di lanciare simposi o seminari a riguardo. Il Global Fund si rivolge a tubercolosi, malaria e AIDS e stanzia enormi quantità di fondi per affrontare queste patologie. E per la diarrea? Nulla, non ci sono fondi specifici né programmi”.
Le chiavi interpretative di una simile vacanza possono essere molteplici. AIDS e tubercolosi, ad esempio, riguardano anche l’Occidente: qui queste patologie si sono diffuse o sono ancora presenti e sempre qui si producono le medicine per curarle. La profilassi e la terapia, inoltre, richiedono moltissimi fondi visto che i farmaci costano tanto. E dove girano soldi, si crea interesse. “La diarrea, invece", riprende Morrone, "si previene  e si cura con metodi semplicissimi e per assurdo ciò non suscita che attenzioni locali.  È prevalentemente un questione di grossi interessi. Per risolvere la diarrea, sostanzialmente, non ci vogliono farmaci e se non servono farmaci, non sono necessarie neanche le case  farmaceutiche con i loro ingenti investimenti, i congressi, le giornate internazionali e ciò che ne consegue. Di recente uno studio dell’Istituto Svizzero di scienze acquatiche ha dimostrato che l’acqua può essere disinfettata dall’energia solare, che in Africa e Asia non manca di certo. Pensa che qualcuno abbia interesse a investire su otri d’acqua da mettere al sole?”.
Nasce così, da una semplice costatazione, l’idea del professor Morrone di promuovere una giornata di riflessione sulla diarrea infettiva. “L’iniziativa sarà lanciata nel corso del Congresso Internazionale Dermatological Care for All: Awareness and ResponsAbility che il mio istituto organizza ormai da 4 anni”. La Conferenza si è appena svolta ad Addis Abeba e Makallè (Tigrai). L’obiettivo è ambizioso quanto affascinante. “Noi vogliamo porre al centro del dibattito non le patologie ma l’uomo, nella fattispecie l’uomo che vive in estrema povertà e sottosviluppo e non ha accesso a cura. Piuttosto che di malattie neglette, mi piace parlare di malattie di persone neglette. Per questo abbiamo scelto di spostarci in Etiopia e di portare colleghi, autorità, giornalisti, uomini e donne di cultura in Africa”.
(Fonte Famiglia Cristiana)

Presentate nuove norme europee su sicurezza prodotti per sonno

Gli incidenti che si verificano in culla, a danno di bambini in tenera eta', causano annualmente un numero maggiore di decessi infantili di quanti ne siano provocati da tutti gli altri prodotti per l'infanzia. I dati della ricerca condotta dalla European Injury database, e presentati questa mattina a Roma, hanno rilevato, tra il 2005 e il 2007, 17.000 incidenti a danno dei bambini da 0 a 4 anni che si trovano nel lettino. Proprio durante il sonno, bambini e neonati, che nei primi cinque anni di vita trascorrono almeno la meta' della giornata o anche piu' a contatto con prodotti per il sonno, sono spesso lasciati soli senza sorveglianza per periodi prolungati.
La commissione Europea, previa consultazione degli Stati Membri, ha condotto uno studio che ha identificato i prodotti per l'infanzia piu' pericolosi in relazione ai quali non vi sono norme di sicurezza o, se ve ne fossero, non coprono tutti i rischi. I cinque prodotti selezionati dalla Commissione sono:
materassi per lettino, paracolpi per lettino, amache per bambini piccoli, piumini da letto per bambini e sacchi-nanna che comportano rischi per la vita dei piccoli che vanno dall'intrappolamento, all'infiammabilita' e soffocamento.
Le nuove norme decise dalla Commissione europea il 2 luglio 2010 a cura del vice presidente del Parlamento europeo, Roberta Angelilli, hanno l'obiettivo di ridurre il rischio di incidenti dovuti, ad esempio, al soffocamento causato da parti che si staccano, all'intrappolamento di un bambino dovuto a una concezione carente del materasso o all'asfissia causata da cordini o asole. Sono stati, inoltre, introdotti altri requisiti necessari come quelli in materia di stabilita' e di design al fine di ridurre il rischio di caduta e di lesioni dalle amache per bambini.
(Fonte Dire)

mercoledì 10 novembre 2010

La poliomielite nella Repubblica del Congo

Nella Repubblica del Congo una nuova ondata di poliomielite sta preoccupando seriamente le autorità locali e i responsabili dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). In due settimane, i medici hanno registrato 201 casi di paralisi e 104 decessi riconducibili alla malattia. Il governo di Brazzaville, la capitale del Congo, ha dichiarato un piano di emergenza per vaccinare in tempi brevi l’intera popolazione e ridurre il rischio di un’epidemia su larga scala.
Il maggior numero di casi è stato fino a ora rilevato a Pointe Noire, la città portuale considerata la capitale economica della Repubblica del Congo. Il responsabile della lotta contro la poliomielite dell’OMS, Bruce Aylward, segnala la presenza di centinaia di pazienti negli ospedali e il particolare andamento di questa nuova ondata di poliomielite, come riferisce il New York Times.
La poliomielite in genere colpisce ugualmente bambini e bambine, uccidendo non più del 20 per cento dei pazienti che paralizza; la morte arriva quando la paralisi raggiunge i nervi che controllano i muscoli respiratori. A Pointe Noire, l’85 per cento dei casi interessano però adolescenti e adulti, principalmente maschi, e il tasso di mortalità è molto più alto. Tuttavia, spiega Aylward, man mano che il suo team raccoglie nuovi dati, la malattia potrebbe risultare meno anomala, seppure molto grave.
Le vaccinazioni contro la poliomielite in Africa centrale vengono realizzate con una certa regolarità solamente dalla fine degli anni Ottanta e interessano i bambini fino a cinque anni, dunque un’ampia porzione della popolazione non è protetta contro la malattia. Il virus “depotenziato” utilizzato nei vaccini si trasmette attraverso le feci come il virus vero e proprio della malattia. Secondo i ricercatori, le donne sarebbero meno esposte perché cambiando i pannolini dei loro piccoli vengono spesso in contatto con il virus utilizzato nei vaccini e sviluppano così gli anticorpi per contrastare la malattia.
La nuova ondata di poliomielite nella Repubblica del Congo è un importante banco di prova per verificare l’efficacia delle vaccinazioni di massa degli ultimi anni. La malattia è stata sostanzialmente eradicata in Occidente, salvo alcuni focolai in Albania a fine anni Novanta, mentre rimane endemica e molto pericolosa in alcune aree dell’Africa, del Sud Est Asiaico e del Subcontinente Indiano, dove si registra il maggior numero di casi di paralisi infantili. Con un investimento di 800 milioni di dollari, sostiene l’OMS, si potrebbe lanciare un’ultima offensiva per eradicare completamente la malattia, ripetendo il successo ottenuto a fine anni Settanta con il vaiolo.
(Fonte Il Post)

martedì 2 novembre 2010

Lanciato in Kenya un "pacchetto" che salva dall'AIDS alla nascita

Il Direttore dell’UNICEF Anthony Lake, insieme al Governo del Kenya e ad altri partner ha lanciato un approccio innovativo alla prevenzione della trasmissione da madre a figlio dell’HIV.
L'approccio è una combinazione di interventi e forniture, tra le quali spicca il "Mother Baby Pack”, un "pacchetto" di farmaci antiretrovirali e antibiotici che le donne possono facilmente gestire in autonomia senza recarsi in una struttura sanitaria.
La distribuzione del “Mother baby pack” è parte di un’iniziativa governativa denominata Maisha. Questo programma innovativo è disegnato per contribuire a eliminare del tutto, entro il 2013, il fenomeno della trasmissione da madre a figlio dell’HIV e dell’AIDS pediatrico nelle province di Ryanza e Rift Valley.
Il Direttore dell'UNICEF ha lodato il Governo kenyota per l’impegno dimostrato nel promuovere interventi innovativi per migliorare la qualità dei servizi di prevenzione della trasmissione da madre a figlio dell’HIV.
«Maisha in swahili significa Vita, e  penso che non ci sia parola migliore per descrivere un programma che ha la potenzialità di salvare così tante vite» ha dichiarato Lake. «L’iniziativa Maisha è un passo fondamentale verso il raggiungimento del nostro comune obiettivo di eliminare virtualmente la trasmissione da madre a figlio dell’HIV in Kenya».
Nel corso degli ultimi anni, il Kenya ha compiuto importanti progressi nei programmi di prevenzione della trasmissione da madre a figlio dell’HIV.
Ad oggi questo tipo di servizi vengono offerti in 4.000 dei 4.500 centri per le cure antenatali del paese.
Nonostante tali progressi, il numero delle donne in gravidanza che ricevono i farmaci per la prevenzione da madre a figlio dell’HIV si attestava nel 2009 a sole 58.600, un dato che rivela come tali servizi siano ancora inaccessibili alla maggioranza delle gestanti sieropositive
(Fonte Unicef)

lunedì 1 novembre 2010

Addio malaria: linee guida per un sogno non impossibile

"Sono più di due miliardi gli abitanti dei paesi che stanno cercando di eliminare la malaria: gli enti umanitari, l'Organizzazione Mondiale della Sanità 1 e la classe politica devono aiutare queste nazioni a perseguire il loro obiettivo". E' questo, in sintesi, l'appello della comunità scientifica affidato a un numero speciale di The Lancet 2, una delle più autorevoli riviste medico-scientifiche. Secondo i ricercatori, l'eliminazione della malattia - per la quale sono da tempo impegnate Ong come Cesvi 3, Celim Bergamo 4, Action Aid 5, solo per citarne alcune -  passa attraverso un'attenta analisi delle possibilità concrete di eradicare il parassita, lo sviluppo di una strategia innovativa che tenga conto di tutti i fattori in gioco e la consapevolezza che molto probabilmente combattere la malaria non sarà economicamente vantaggioso. Per giungere a queste conclusioni gli studiosi hanno messo insieme dati di epidemiologia, economia, politica pubblica e modelli matematici, in riferimento alle due principali specie responsabili della malaria, il Plasmodium falciparum e il Plasmodium vivax.
Centocinquanta anni fa anni fa la malaria era endemica in quasi tutte le nazioni, poi già negli anni Cinquanta del secolo scorso oltre la metà degli Stati era riuscita a eliminare i focolai endemici di trasmissione, combattendo soprattutto il mezzo che veicola i plasmodi, le zanzare. Attualmente, tra Asia, Africa e America Latina, sono novantanove le nazioni dove la malaria è un rischio per la salute pubblica. Tra queste, ben 32 stanno cercando di eliminarla dai propri territori, piuttosto che limitarsi contenerla. "E' una scelta difficile", sottolineano i ricercatori. "Bisogna fare i passi giusti, altrimenti il rischio è di vanificare tutti gli sforzi e aver sprecato risorse economiche". Dalla Cina al Messico, dal Botswana all'Iran, le trentadue nazioni differiscono notevolmente tra loro per economia, dimensioni e localizzazione geografica. Ad accomunarli è solo un aspetto: si trovano ai margini delle regioni in cui la malaria è fortemente radicata. In base alle previsioni attuali, molti di questi paesi potrebbero farcela nell'arco del prossimo decennio, ma solo riducendo passo passo i confini della malattia su scala globale sarà possibile eradicare completamente il parassita o comunque ridurre al minimo le infezioni. Della lista fanno parte Bhutan, Cina, Nord Corea, Georgia, Kyrgyzstan, Tajikistan, Uzbekistan, Azerbaijan, Capo Verde, El Salvador, Iran, Iraq, Paraguay, Filippine, Sao Tomé e Príncipe, Solomon Island, Sri Lanka, Swaziland, Vanuatu, Algeria, Argentina, Botswana, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Malesia, Messico, Namibia, Panama, Sudafrica, Turchia, Arabia Saudita e Sud Corea.
Come sottolina The Lancet, la vittoria sulla malaria può passare unicamente attraverso una serie di conquiste: a differenza che in passato, ora l'eliminazione del contagio malarico deve avvenire soprattutto combattendo P. vivax, il plasmodio meno conosciuto fra i due principali, ma quello presente in gran parte delle trentadue nazioni. "Le insidie della lotta a questo parassita  -  spiega in uno degli articoli Richard Feachem, professore di Salute Globale alle Università di California di Berkeley e San Francisco  -  sono diverse da quelle del classico P. falciparum: il fatto che il suo ciclo vitale comprenda una fase latente ne rende più difficile il contenimento. I farmaci hanno un'efficacia ridotta e non sappiamo in tempi brevi quali pazienti possano essere a rischio di emolisi se curati farmacologicamente".
Il nemico al di là dei confini. Un altro punto importante su cui lavorare è il controllo dei confini e la collaborazione tra nazioni limitrofe. Per scongiurare la possibilità che la malattia,  una volta eliminata, venga reintrodotta da paesi confinanti è necessario sviluppare strategie di cooperazione e una unione più solida degli sforzi. "E' solo attraverso una politica proattiva di aiuti agli Stati oltre i confini che le nazioni possono sperare di eliminare la malaria", ha precisato Bruno Moonen del Global Health Group. "Per questo, il controllo dell'immigrazione e lo sviluppo di robusti sistemi di sorveglianza sanitaria sono due elementi essenziali per ridurre il contagio e la reintroduzione".
A differenza di altri interventi sanitari globali, la lotta alla malaria ha caratteristiche che la rendono pressoché unica e che spesso sono state sottostimate nelle politiche di salute pubblica. Secondo gli autori, le organizzazioni umanitarie devono capire che per raggiungere l'eliminazione della malaria potrebbero volerci ancora diversi anni e che è dunque necessario un cambiamento nelle politiche di investimento: bisogna passare da un approccio in stile vaccinativo (come quello intrapreso per il vaiolo - grandi sforzi concentrati in un breve periodo di tempo) a una gestione economica di lungo termine. "Anche i singoli Stati devono accettare che il ritorno economico delle politiche di eliminazione del plasmodio potrà avvenire solo in tempi relativamente lunghi", spiegano gli autori. E poiché "è chiaro che le politiche sanitarie non possono basare il proprio razionale di intervento sul risparmio delle spese sanitarie a lungo raggio, sono altri i benefici che devono essere presi in considerazione". Benefici  -  conclude The Lancet  -  a cui non può essere dato un valore meramente economico.
(Fonte La Repubblica)

martedì 26 ottobre 2010

Benin, 60 vittime per le alluvioni

Dopo giorni di pioggia la situazione in Benin è drammatica. Si contano 60 vittime, 120 mila senzatetto e circa 680 mila persone flagellate dal maltempo. Preoccupa soprattutto la situazione umanitaria e la comparsa del colera. La mancanza di acqua potabile e di strumenti per disinfettare quella disponibile ha causato 800 casi di contagio e sette decessi.
"Sono le più gravi alluvioni dagli anni Sessanta. Il Paese è in ginocchio e i pochi aiuti umanitari non bastano. Il Benin ha bisogno di un vero sostegno da parte della comunità internazionale, in particolare servono viveri, prodotti per disinfettare l'acqua e medicinali", ha dichiarato suor Léonie Dochamou, segretaria generale della Caritas in Benin.
Le piogge hanno sommerso 51 comuni su 77 distruggendo il 40 percento dei raccolti. Nel lungo periodo, a meno di un intervento internazionale, questo porterà ad una mancanza di cibo che metterà a rischio la vita della popolazione. I fiumi i piena hanno anche travolto case, magazzini, strade e le poche infrastrutture pubbliche.
"L'acqua non sta defluendo e continua a piovere. Non possiamo più aspettare un ulteriore deteriorarsi della situazione. La comunità internazionale deve intervenire ora con maggior impegno", spiega Rotimy Djossaya, direttore in Benin dell'organizzazione internazionale Care

domenica 24 ottobre 2010

Haiti, emergenza colera

Cinque casi di colera sono stati individuati a Port-au-Prince, la capitale haitiana devastata dal terremoto dello scorso gennaio, e si teme il propagarsi dell'epidemia che ha già provocato almeno 220 vittime in tutto il Paese. Una portavoce umanitaria dell'Onu, Imogen Wall, ha detto che i cinque casi, i primi confermati nella capitale dall'inizio dell'epidemia, sono persone che hanno contratto il morbo nel dipartimento di Artibonite, una delle zone più colpite, e che che poi si sono spostate a Port-au-Prince, dove si sono ammalate. «La diagnosi è stata fatta rapidamente e i malati sono stati isolati», ha detto la portavoce, citando informazioni fornite dalle autorità sanitarie haitiane. «Questo non è un nuovo focolaio di infezione». Ma le misure di prevenzione e di controllo sono aumentate a Port-au-Prince, dove centinaia di persone vivono in squallide baraccopoli e oltre un milione di sopravissuti al terremoto del 12 gennaio sono ammassati in tendopoli di fortuna. Una popolazione particolarmente vulnerabile a infezioni intestinali e malattie come il colera e la cui situazione è stata definita «pessima» dalla portavoce dell'Onu. Nelle zone più colpite, Arbonite e il Plateau central, dove le autorotà stanno tentando di contenere l'epidemia, sono stati diagnosticati oltre 3.000 casi. È questa la seconda, grave emergenza che nel 2010 ha colpito il paese caraibico, uno dei più poveri del mondo, dopo il terremoto di gennaio.