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venerdì 8 aprile 2011

Emergenza in Costa d'Avorio, l'Unicef in azione per i bambini

«L'UNICEF continua a essere seriamente preoccupato per le violenze in corso in Costa d'Avorio e il loro impatto sui bambini» -  ha dichiarato il Direttore dell’UNICEF Anthony Lake. 
«Siamo particolarmente turbati dalle notizie che parlano di bambini tra le vittime delle stragi. I bambini continuano ad essere reclutati dalle forze armate da tutte le parti in conflitto, una grave violazione dei loro diritti che mette a repentaglio non solo il loro futuro, ma anche le possibilità per raggiungere una pace sostenibile in Costa d'Avorio».
«L'UNICEF – prosegue il Direttore generale dell’UNICEF Anthony Lake - sta lavorando per aiutare chi ha bisogno di aiuti umanitari, ma i nostri programmi sono stati seriamente compromessi dai combattimenti.
Nella parte occidentale del paese, l'UNICEF è stato in grado di sostenere la popolazione sfollata con aiuti di prima necessità, ma abbiamo la necessità di raggiungere le altre persone a rischio, soprattutto ad Abidjan, dove si stima che un milione di sfollati abbiano urgente bisogno di aiuto. 
Abbiamo paura che possano scoppiare focolai di malattie, se noi e altre agenzie non riuscissimo a raggiungere le migliaia di famiglie sfollate internamente.
Anche l'UNICEF rivolge un invito a tutte le parti in conflitto perché cessino le violenze contro i civili e sia consentito agli operatori umanitari di raggiungere i più bisognosi».
(continua a leggere sul sito Confini OnLine)

martedì 7 dicembre 2010

Unicef, quale futuro per il Pakistan?

Dopo oltre quattro mesi dalle peggiori alluvioni nella storia del Paese, l'UNICEF avverte che con l'arrivo dell'inverno si aggraveranno i rischi per i bambini del Pakistan, che già soffrono alti tassi di infezioni respiratorie acute e malnutrizione.
Si stanno diffondendo rapidamente nuovi casi di poliomielite: dagli 89 registrati nel 2009 si è passati ai 126 di quest'anno. Questo rappresenta motivo di enorme preoccupazione, specialmente perché il Pakistan aveva ottenuto importanti successi nell'eradicazione della polio. Il Pakistan è uno dei quattro paesi del mondo dove questa patologia è endemica e la rallentata diffusione della copertura nelle aree affette da difficoltà di sicurezza nel Nord, l'affollamento e le condizioni sanitarie precarie risultate dalle alluvioni hanno aggravato i rischi per i bambini.
"La conclusione di questa crisi è ancora lontana; lo stato dell'emergenza si è evoluto in maniera differente, da una parte all'altra del Pakistan e gli interventi umanitari hanno dovuto adattarsi rapidamente per raggiungere le donne e i bambini che ne avevano bisogno, poiché le loro necessità cambiavano di ora in ora", ha detto Daniel Toole, Direttore regionale dell'ufficio UNICEF per l'Asia meridionale. "Nonostante molte persone siano ritornate nelle proprie aree di provenienza, molti al loro rientro hanno trovato solo distruzione - niente case, niente raccolto, niente cibo e niente denaro.  Nel Nord è caduta la neve e stiamo distribuendo vestiti invernali e forniture per aiutare le famiglie a prepararsi per il duro inverno, mentre nel sud il lento deflusso delle acque lascia oltre un milione di persone ancora in attesa. L'arrivo del freddo aumenterà il numero delle infezioni respiratorie e la malnutrizione, due dei maggiori killer dei bambini del Pakistan".
Un quinto del territorio del Pakistan è stato devastato dalle alluvioni monsoniche che hanno colpito 20,3 milioni di persone. Circa 10.000 scuole e centri sanitari rurali sono stati danneggiati dalle alluvioni e importanti infrastrutture sono state distrutte o gravemente danneggiate, inclusi i sistemi idrici e sanitari, i ponti e le strade. Sin dalla prima fase delle alluvioni, l'UNICEF ha fornito acqua potabile a circa 2,8 milioni di persone giornalmente e attrezzature sanitarie a oltre 1,5 milioni di persone. L'UNICEF l'OMS e il Governo del Pakistan hanno unito le forze e hanno vaccinato oltre 9 milioni di persone contro il morbillo e la polio. I supplementi nutritivi sono stati distribuiti a circa 300.000 donne in gravidanza  e madri con bambini piccoli, oltre che a bambini malnutriti. Attraverso i centri di apprendimento temporanei è stata ripristinata l'istruzione per 106.500 bambini e 104.400 donne e bambini sono stati messi al riparo dal rischio di abuso, abbandono e sfruttamento attraverso gli spazi a misura di bambino dopo le alluvioni.
In previsione dell'inverno l'UNICEF ha iniziato a distribuire vestiti pesanti e coperte per i bambini. Nonostante ciò milioni di famiglie ancora hanno bisogno di assistenza in termini di acqua, medicine, supplementi nutritivi per sopravvivere nei prossimi mesi, specialmente quelli che vivono nel nord del paese dove l'inverno è alle porte. "La dimensione di questa crisi rimane impressionante. L'impatto delle inondazioni in Pakistan sarà sentito anche negli anni a venire, quindi quanto più riusciamo a fare adesso tanto più i bambini e le famiglie avranno la possibilità di ristabilirsi, questo significa che abbiamo bisogno di fondi urgenti per fare al meglio il nostro lavoro" sostiene Toole. L'UNICEF ha bisogno di 82,1 milioni di dollari per continuare con i programmi salvavita e di recupero. Inoltre per espandere il sostegno fortemente necessario per far fronte alla dilagante malnutrizione e per fermare la diffusione della polio sono necessari fondi addizionali urgenti per fronteggiare le necessità che continueranno nel 2011.
(Fonte La Repubblica)

sabato 20 novembre 2010

Unicef: razzismo, adolescenti più sensibili dei grandi

In occasione del lancio della campagna di sensibilizzazione "Io come Tu", a favore dell'uguaglianza di tutti i bambini e gli adolescenti in Italia, l'Unicef Italia ha presentato un'indagine on-line da cui emerge che gli adolescenti sono piu' sensibili degli adulti per la lotta al razzismo. La presentazione si e' svolta nell'ambito delle celebrazioni per la Giornata nazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza organizzate dalla Commissione parlamentare per l'infanzia a Montecitorio. L'indagine ha coinvolto due tipologie di campione differenti (400 adolescenti dai 14 ai 17 anni e 400 adulti over 18). Se il razzismo e' un tema percepito come esistente tanto nei ragazzi, quanto "nei piu' grandi", sono i giovanissimi con il 35,3% del campione, a sottolineare maggiormente l'importanza del valore dell'uguaglianza, riservano un secondo posto alla causa, dopo i diritti umani, rispetto ai diritti fondamentali. Diversa e' invece la scala delle preferenze degli adulti, per i quali il principio dell'uguaglianzaoccupa una posizione secondaria (21,3%) rispetto al diritto alla salute (42,5%) e al lavoro (29,8%). E in quanto a lotta al razzismo, ancora una volta, la preoccupazione sembra essere piu' giovanile (12%) che del mondo adulto (3%). Per quasi la meta' dei ragazzi intervistati (47,8%) razzismo non equivale soltanto ad atti di violenza, ma a rifiuto ed emarginazione verso persone di altra etnia, religione e altro.Del razzismo gli adolescenti hanno un'esperienza sia indiretta (55,6%), principalmente mediata da giornali, sia tangibile e quotidiana, (46,9%) riferibile a contesti scolastici come altri contesti urbani, mentre l'esperienza diretta per gli adulti e' dichiarata solo dal 33,5% del campione. Ma se per tutti le opinioni relative alla tematica affrontata si formano principalmente attraverso l'educazione familiare, opposta e' tra le due diverse generazioni la percezione delle cause di razzismo: colpa soprattutto dell'ignoranza di alcuni italiani per i piu' piccoli (35,8%) e attribuzione di responsabilita' ai comportamenti sbagliati di alcuni stranieri (35,9%). Per tutti, il fenomeno del razzismo e' stabile e tendente all'aumento, ma la buona notizia e' che sia per gli uni, sia per gli altri, e' assolutamente un fenomeno reversibile se esiste la partecipazione di tutti.
(Fonte Dire News)

"Io come tu", campagna Unicef per diritti dell'infanzia

Per celebrare i 21 anni dall'approvazione della Covenzione sui diritti dei bambini Unicef ha lanciato oggi a Roma l'iniziativa che vedra' coinvolto il mondo del calcio. I prossimi 20 - 21 novembre, infatti, su tutti i campi di calcio di serie A, i calciatori e la terna arbitrale entreranno in campo accompagnati dai bambini. Qualche minuto prima del calcio d'inizio al centro del campo verra' posizionato uno striscione con la scritta "Io come tu. Mai nemici per la pelle", che verra' sollevato al momento dello schieramento. Scendera' in campo anche Francesco Totti, Goodwill Ambassador dell'Unicef Italia. E domani sera, sempre nella capitale, presso l'Auditorium Conciliazione, si svolgera' una serata di celebrazione della Giornata dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza,con lo spettacolo del Goodwill Ambassador Roberto Bolle che, insieme a ballerini di fama internazionale, si esibiranno in uno spettacolo unico con una selezione dei brani piu' suggestivi del repertorio dell'Ottocento e del Novecento."Io come tu - ha spiegato Vincenzo Spadafora, presidente di Unicef Italia - e' una campagna di sensibilizzazione a favore dell'uguaglianza di tutti i bambini e adolescenti che vivono, studiano, crescono in Italia. L'obiettivo e' di contribuire a promuovere un cambiamento sociale positivo che prevenga atteggiamenti discriminatori nei confronti di bambini e adolescenti di origine straniera, per prevenire il rischio di una loro esclusione sociale".
(Fonte Dire News)

sabato 13 novembre 2010

Città amiche dei Bambini a People meeet in Architetture

Domani, sabato 13 novembre, l’Unicef presenta, in occasione della 12esima Mostra Internazionale di Architettura dal titolo People meet in architecture, diretta da Kazuyo Sejima e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta, le esperienze che dimostrano concretamente come la progettazione del territorio non può prescindere dall'apporto creativo dei bambini. L’iniziativa è realizzata nell'ambito del programma educational 2010 della Biennale che ha attivato speciali iniziative di laboratorio incentrate sul legame tra creatività e territorio.
«Una città Amica dei bambini è sicuramente una città migliore per tutti. Costruire città realmente amiche dei bambini si può - ha detto Vincenzo Spadafora, presidente dell’Unicef Italia - e le esperienze che Unicef intende proporre alla Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, “People meet in Architecture”, ne danno ampia dimostrazione».
A Correggio, in provincia di Reggio Emilia, un quartiere periferico semi-dismesso, che oggi si chiama "Coriandoline", è stato interamente progettato dai bambini attraverso un percorso durato dieci anni. Gli spazi, come in una narrazione fiabesca, assumono colori e funzioni fino ad ora mai sperimentate. A Rosà, in provincia di Vicenza, un gruppo di cittadini, costituito perlopiù di bambini, sta partecipando attivamente alla trasformazione di spazi, abitudini, tempi e mobilità interpretando al meglio i "9 passi" dell'Unicef per costruire città amiche dei bambini.
Parteciperanno all’incontro: Christoph Baker, responsabile Città Amiche Unicef Italia; Luciano Pantaleoni, architetto–progettista di “Coriandoline”- Correggio; Alfio Piotto, rappresentante dell'Associazione "Amici del Villaggio" di Rosà; Lorenzo Ray, urbanista ed esperto di progettazione partecipata.
(Fonte Vita)

martedì 2 novembre 2010

Lanciato in Kenya un "pacchetto" che salva dall'AIDS alla nascita

Il Direttore dell’UNICEF Anthony Lake, insieme al Governo del Kenya e ad altri partner ha lanciato un approccio innovativo alla prevenzione della trasmissione da madre a figlio dell’HIV.
L'approccio è una combinazione di interventi e forniture, tra le quali spicca il "Mother Baby Pack”, un "pacchetto" di farmaci antiretrovirali e antibiotici che le donne possono facilmente gestire in autonomia senza recarsi in una struttura sanitaria.
La distribuzione del “Mother baby pack” è parte di un’iniziativa governativa denominata Maisha. Questo programma innovativo è disegnato per contribuire a eliminare del tutto, entro il 2013, il fenomeno della trasmissione da madre a figlio dell’HIV e dell’AIDS pediatrico nelle province di Ryanza e Rift Valley.
Il Direttore dell'UNICEF ha lodato il Governo kenyota per l’impegno dimostrato nel promuovere interventi innovativi per migliorare la qualità dei servizi di prevenzione della trasmissione da madre a figlio dell’HIV.
«Maisha in swahili significa Vita, e  penso che non ci sia parola migliore per descrivere un programma che ha la potenzialità di salvare così tante vite» ha dichiarato Lake. «L’iniziativa Maisha è un passo fondamentale verso il raggiungimento del nostro comune obiettivo di eliminare virtualmente la trasmissione da madre a figlio dell’HIV in Kenya».
Nel corso degli ultimi anni, il Kenya ha compiuto importanti progressi nei programmi di prevenzione della trasmissione da madre a figlio dell’HIV.
Ad oggi questo tipo di servizi vengono offerti in 4.000 dei 4.500 centri per le cure antenatali del paese.
Nonostante tali progressi, il numero delle donne in gravidanza che ricevono i farmaci per la prevenzione da madre a figlio dell’HIV si attestava nel 2009 a sole 58.600, un dato che rivela come tali servizi siano ancora inaccessibili alla maggioranza delle gestanti sieropositive
(Fonte Unicef)

In Italia sono due milioni i bambini poveri

Dall’ultimo rapporto ISTAT sulla povertà, realizzato in collaborazione con l’Unicef e presentato il diciannove ottobre 2010, è emerso un dato raccapricciante: in Italia sono due milioni i bambini poveri.
Per la precisione sono 1.756.000 i minori che vivono in uno stato d’indigenza e di questi 649.000 sopravvivono in povertà assoluta.
La distribuzione non è uguale nella nostra Penisola come del resto la percentuale di povertà varia a seconda della composizione del nucleo familiare. Il triste primato per minori poveri è del sud ove ne risiede il 70% ovvero 1.179.000 di cui 401.000 rischia quotidianamente di morire perché non riesce a accedere ai servizi e ai beni indispensabili.
Se si rapportano i dati alla popolazione, si scopre che il 10,2% dei bambini meridionali vive in condizione critica.
I dati presentati sulla povertà ci mostrano anche altri due fenomeni di “nuova generazione”. La povertà relativa nelle famiglie con minori o con nucleo familiare allargato è aumentata da uno a tre punti percentuale rispetto al 1997, mentre è diminuita nei nuclei composti da un solo membro anche se questo è un anziano. E inoltre, negli ultimi anni, è aumentata la povertà tra i minori mentre è diminuita quella tra gli anziani. La riduzione della povertà tra gli “over” è evidente soprattutto al nord Italia. Si presuppone che ciò avvenga perché gli anziani di oggi sono più istruiti e smettono di lavorare più tardi.
Sia al nord che al sud, ad essere maggiormente danneggiati sono i minori che vivono in nuclei familiari composti da più individui non maggiorenni.
Se si prende in considerazione tutto lo stivale, la povertà si distribuisce nel seguente modo: 507.000 hanno tra gli zero e i cinque anni (il 16% in Italia, 28,9% nel sud); 550.000 tra i sei e i dieci (il 18,3% in Italia, il 32,4% nel sud); 296.000 tra gli undici e i tredici (il 16,6% in Italia, il 30,6% nel sud) e 403.000 tra i quattordici e i diciassette anni (il 16,4% in Italia, il 28,3% nel sud).
Se non si hanno soldi per vivere si è facili vittime di fenomeni di sfruttamento e illegalità: il Dipartimento di Giustizia Minorile dichiara che ogni anno sono tra i trentacinque e i quaranta mila i minori denunciati per vari reati e di questi entrano annualmente in carcere in media seicento. Certo, un numero esiguo se paragonato a quello di altri paesi come la Francia, ma sono cifre da non sottovalutare soprattutto se è vero che i poveri minorenni stanno aumentando.
All’interno delle categorie della delinquenza adolescenziale è oggi possibile rintracciarne una di nuova entrata che è stata definita “malessere dal benessere”. Gli atti ascrivibili a questo gruppo sono compiuti da giovani benestanti, cresciuti in ambienti privi di legami familiari, senza valori e dove  a vigere è il consumismo e l’iper-lavoro.
Le altre categorie sono: “bullismo nelle scuole”, “violenze negli stadi”, “straniera” e “tradizionale”. Essa è presente quasi esclusivamente nel sud Italia e comprende i ragazzi inseriti in gruppi mafiosi.
Se da questi dati emerge un quadro altamente preoccupante sulla povertà in quella fascia d’età che dovrebbe essere tutela, la situazione non è certo migliore se si guarda la condizione italiana nella sua totalità. Il XX Rapporto Caritas italiana, firmato anche dalla fondazione Zancan, ha come titolo “In caduta libera” e questo dice già molto. Nella “culla di cultura”sono 8.370.000 le persone in condizioni di fragilità economica di cui il 4,7% si trova in povertà assoluta. Un dato che aumenta al 17% se si considerano le famiglie con quattro figli all’interno del nucleo familiare.
La Chiesa, e non solo, incita continuamente a fare figli, a procreare e a non utilizzare contraccettivi: forse non hanno letto questi dati, altrimenti conterebbero fino a dieci prima di dire di mettere al mondo figli che potrebbero andare ad aumentare il paniere dei poveri italiani. I figli sono un dono enorme e ci dovrebbero essere delle politiche capaci di non far più esistere situazioni come quella della madre di Treviso che si prostituiva per sfamare i figli.
(Fonte Cultumedia)

venerdì 22 ottobre 2010

Repubblica Democratica del Congo: rapporto Onu

Amnesty International ha dichiarato oggi che la pubblicazione di un rapporto dell'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite che documenta gravi violazioni dei diritti umani nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc) è un primo passo avanti significativo ma che occorrono azioni concrete per assicurare alla giustizia i responsabili.
"Il ciclo di violenza e di abusi terminerà solo se i responsabili di crimini di diritto internazionale saranno chiamati a risponderne" - ha dichiarato Salil Shetty, Segretario generale di Amnesty International. "La pubblicazione di questo rapporto dovrebbe essere solo il primo passo in questa direzione, e non l'ultimo".
Il rapporto delle Nazioni Unite rappresenta la più completa indagine sulle gravi violazioni dei diritti umani commesse nella Rdc dal marzo 1993 al giugno 2003.
"Spetta ora al governo congolese, col sostegno dei governi regionali e dei paesi donatori, garantire che le conclusioni del rapporto si tradurranno in azioni concrete. Questo significa indagini e procedimenti giudiziari per chi ha commesso quei crimini orribili e anche riparazione in favore delle vittime" - ha aggiunto Shetty.
Amnesty International ha sollecitato il governo di Kinshasa e le Nazioni Unite a istituire urgentemente una task force per sviluppare un piano d'azione complessivo e a lungo termine per porre fine all'impunità per i crimini commessi nel decennio cui fa riferimento il rapporto delle Nazioni Unite così come per quelli che si verificano ancora oggi su base quotidiana.
Il rapporto delle Nazioni Unite evidenzia anche l'incapacità del sistema giudiziario della Rdc di processare i responsabili di crimini di guerra, nonostante alcuni tentativi di riformarlo da parte del governo e della comunità internazionale.
A fronte di decine di migliaia di responsabili di crimini indicibili, il rapporto delle Nazioni Unite afferma che dal 1993 sono stati celebrati solo 12 processi (di fronte alle corti marziali e non ai tribunali civili) e solo due di questi hanno riguardato crimini commessi dal 1993 al giugno 2003.
Inoltre, solo quattro persone sono state citate nei mandati di cattura emessi dalla Corte penale internazionale per i crimini commessi nella Rdc. Tra queste, il generale Bosco Ntaganda, che il governo congolese non solo ha rifiutato di catturare ma anche promosso di grado all'interno delle sue forze armate.
Amnesty International sollecita il governo congolese e la comunità internazionale a destinare maggiori risorse per istituire un sistema di giustizia indipendente ed efficace.
"A meno che i responsabili non siano chiamati a rispondere sul piano penale del loro operato e non emerga la verità sulle violazioni dei diritti umani, la pace e la stabilità nella regione dei Grandi Laghi non saranno raggiunte" - ha messo in guardia Shetty.
"Le recenti notizie di stupri di massa nella regione orientale di Walikale mostrano in tutta evidenza come la popolazione civile sia ancora a rischio e come la mancanza di indagini e procedimenti giudiziari si traduca nel segnale che i responsabili possono ancora agire nella completa impunità" - ha commentato Shetty.
Amnesty International chiede al governo della Rdc e alle Nazioni Unite di prestare una più coerente e sostanziale attenzione alla professionalizzazione dell'esercito nazionale, che comprenda anche un'efficace procedura di verifica, azione che il rapporto delle Nazioni Unite considera essenziale ai fini di qualsiasi credibile iniziativa nel campo della giustizia nel paese.