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venerdì 29 ottobre 2010

Nel Dl c'è il rifinanziamento del 5 per mille

Nel decreto di fine anno il governo lavora anche al rifinanziamento del 5 per mille. La misura, introdotta nel 2006 e riproposta da ultimo con la Finanziaria 2010, consentirebbe anche per il prossimo anno ai contribuenti di destinare una quota dell'Irpef al sostegno del non profit, degli enti di ricerca scientifica, universitaria e sanitaria, di comuni e associazioni sportive dilettantistiche.
Si arricchisce così il menù cui sta lavorando l'Economia nel mettere a punto il decreto legge di fine anno destinato da una parte a reperire maggiori risorse per circa 7 miliardi, ricorrendo in particolare alla vendita delle frequenze del dividendo digitale, nonché a interventi di manutenzione del comparto giochi, con particolare riguardo anche a una nuova stretta in termini di sanzioni e penali contro il gioco illegale e misure ad hoc per tutelare i giocatori, soprattutto se minori.
Dall'altra il Dl dovrà rifinanziare, oltre il 5 per mille, anche la cassa integrazione in deroga e l'insieme degli altri ammortizzatori attivati. Inoltre dovrà prorogare il bonus sugli straordinari, cui potranno accedere questa volta i dipendenti con un reddito annuo di 40mila euro. Inoltre come già annunciato il provvedimento d'urgenza dovrebbe reperire nuove risorse da destinare all'Università, su cui si è registrato ieri il nuovo appello della Crui che invita esecutivo e camere a fare uno sforzo in più, perché senza fondi nel 2011 si potrebbero determinare «situazioni di vero tracollo».
Fatti i conti e quantificate le risorse disponibili il governo dovrebbe prevedere sempre nel Dl anche misure di sostegno alla crescita, come ad esempio la proroga del bonus Irpef del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici.
Nel frattempo in Parlamento sulla legge di Stabilità e il bilancio 2011, con la presentazione oggi in commissione bilancio della Camera degli emendamenti termina "il prologo" e dalla prossima settimana si passerà all'esame di merito. E con un dibattito che potrebbe accendersi visto che i finiani sarebbero pronti a presentare un pacchetto di modifiche per sostenere scuola e università.
Dopo le commissioni Finanze, Lavoro, Trasporti e Attività produttive, sono arrivati in commissione Bilancio i pareri anche delle altre. Tra quelle più severe l'Ambiente che non può non rilevare «con preoccupazione» che lo stanziamento complessivo per il ministero dell'Ambiente per il 2011 «ammonta a 513,9 milioni di euro (-31,2%). Dalla Cultura arriva l'invito a incrementare gli stanziamenti previsti nell'ambito del programma di sostegno all'editoria». Le condizioni poste dalla Difesa si fondano sulla necessità di incrementate le risorse per il comparto, gli stanziamenti per i reclutamenti e l'ammodernamento degli arsenali militari. Severo anche il giudizio della commissione Affari esteri secondo cui i tagli alla Farnesina «non valorizzano adeguatamente il Paese quale protagonista dello scenario politico internazionale né sostengono in modo coerente la promozione del sistema Paese quale elemento strategico» per superare la crisi economica.

giovedì 21 ottobre 2010

Finanziaria 2011, cooperazione addio. Taglio del 45% sui fondi per lo sviluppo

La Finanziaria 2011 licenziata ieri dal Consiglio dei Ministri pone la definitiva pietra tombale sulla cooperazione italiana. Questo è quanto emerge dalle prime reazioni raccolte tra gli operatori del settore che, per l'ennesima volta, si trovano a denunciare il mancato rispetto degli impegni internazionali presi dal nostro paese.
Infatti, meno di un mese dopo l'Assemblea Generale dell'ONU dedicata agli obiettivi del millennio, il Governo ha deciso di tagliare del 45% i fondi dedicati alla cooperazione allo sviluppo dal nostro paese, raggiungendo il record negativo di 179 milioni di euro per il 2011. Una cifra - la più bassa degli ultimi 20 anni - cui devono essere ulteriormente sottratti circa 80 milioni di euro per le spese di gestione, lasciando meno di 90 milioni per le nuove operazioni sul terreno. Per dare una proporzione, l'Italia contribuisce alla lotta alla povertà per meno di un sesto  dei fondi annuali della famiglia internazionale Medici Senza Frontiere. La protesta del settore nell'amara dichiarazione del presidente delle Ong italiane, Francesco Petrelli: "Di fatto il governo italiano con questa scelta si assume la responsabilità di lasciare milioni di persone a un futuro di fame povertà, pandemie come l’AIDS e la tubercolosi". Che poi aggiunge: "La stessa Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo del Ministero Affari Esteri rischia in questo quadro di non avere più senso, venendo letteralmente a mancare l'oggetto delle proprie attività. Chiediamo al Parlamento alle forze politiche, della società civile di impedire che la cooperazione si cancellata. Sono in gioco non solo fondamentali valori di solidarietà e giustizia, ma anche la credibilità e il ruolo dell'Italia".   
E questo avviene mentre in Europa i tagli toccano tutti i settori salvo quello della cooperazione allo sviluppo. Lo stesso Regno Unito, costretto ad una cura dimagrante dal nuovo governo conservatore, ha lasciato intatti gli stanziamenti per la lotta internazionale alla povertà. Una scelta in ossequio ad un principio morale di solidarietà, ma anche nell'ottica di un investimento nella sicurezza e nella stabilità internazionali.
La partita degli aiuti allo sviluppo, in cui l'Italia ha sino ad oggi accumulato ritardi per oltre 20 miliardi di dollari, non riguarda solamente le vaccinazioni o le distribuzioni alimentari nei paesi in via di sviluppo, ma è una delle chiavi di volta per l'accesso alle posizioni decisionali del futuro sistema internazionale. Basti pensare che paesi emergenti come il Brasile o la Cina stanno aumentando ogni anno i propri investimenti in cooperazione internazionale, nella certezza che ciò contribuisce alla tutela del proprio interesse nazionale.
La decisione di quest'anno, denunciano le Organizzazioni Non Governative, viene presa non solo in contrasto con gli impegni presi internazionalmente dal nostro paese, ma anche con una precisa volontà del Parlamento che a giugno aveva impegnato il Governo a non ridurre i fondi per la cooperazione allo sviluppo.
L'auspicio delle Ong è che questa politica poco lungimirante venga ribaltata in ambito di discussione in aula. Il mantenimento dei fondi del 2010 - che già ci ponevano in fondo alle classifiche europee - è la precondizione necessaria per non far calare definitivamente il sipario sulla cooperazione allo sviluppo italiana.