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giovedì 11 novembre 2010

Tre miliardi di euro in meno per il sociale nel prossimo triennio

Più di tre miliardi di euro nel triennio 2008/2010, poco più di trecento milioni nel 2011/2013. E, dunque, oltre due miliardi e 800 milioni che mancano all’appello. E’ questo il confronto fra le risorse complessivamente stanziate negli ultimi tre anni nei Fondi dedicati a Politiche sociali, famiglia, pari opportunità e non autosufficienza, e quelle che nella nuova legge di stabilità si prevede di stanziare, alle stesse voci, per i prossimi tre anni. Naturalmente, i numeri relativi al triennio 2011/2013 potrebbero essere cambiati in sede di discussione della legge di stabilità, ma al momento le cifre inserite nei documenti all’esame del Parlamento sono queste e raccontano la realtà di una riduzione complessiva di risorse pari a quasi tre miliardi di euro (2 miliardi e 811 milioni) in tre anni. Laddove prima c’erano 3 miliardi e 143 milioni di euro, si prevede di mettere ora solo 332 milioni. Il che vuol dire che se prima si metteva cento, adesso si pensa di mettere poco più di dieci.
Il dato si rivela interessante anche alla luce delle polemiche incrociate che hanno interessato la Conferenza sulla famiglia di Milano, con l’allarme lanciato dagli enti locali (anzitutto da sindaci e regioni) sui tagli alle risorse e il ministro del Welfare Sacconi a ribattere, in modo sprezzante, come non risulti affatto vero che il governo non stanzi risorse per le famiglie. Ma se il ministro si è concentrato soprattutto sui benefici di carattere fiscale e di carattere previdenziale destinati al sostegno dei nuclei familiari, la preoccupazione di enti locali e associazioni familiari si è invece indirizzata prioritariamente sul versante sociale, quello colpito – appunto – dalle riduzioni previste nella legge di stabilità. I numeri sono stati certamente oggetto di riunioni tecniche da parte della Conferenza delle regioni e la tabella che qui presentiamo – risultato di un’ulteriore elaborazione - è stata presentata in un recente incontro organizzato da Redattore Sociale dal dirigente per l'integrazione socio-sanitaria della Regione Marche, Giovanni Santarelli, che l'ha accompagnata con un commento lapidario: "Qui non si tratta di un taglio: è un cambiamento di paradigma. C'è da rimettere in discussione tutto il sistema di finanziamento dei servizi sociali".
Il calo più evidente degli stanziamenti è concentrato nel 2011: gli importi infatti sono ridotti ad un settimo rispetto a quelli dell’anno in corso, livelli che vengono poi sostanzialmente mantenuti stabili nella previsione per il 2012 e che subiscono un’ulteriore decremento, pari ad un terzo, per il 2013. Il risultato finale è che se nel 2010 il totale degli stanziamenti per i Fondi destinati alle Politiche sociali, alla famiglia, alle pari opportunità e alla non autosufficienza era pari a 880 milioni di euro, per il 2013 non si arriva neppure ad un decimo di quella cifra e ci si ferma a quota 78 milioni. Una differenza abissale, che diventa ancora più marcata se come punto di riferimento non si prende il 2010, ma il 2008, quando la quota stanziata superava abbondamentemente il miliardo di euro, avvicinandosi al miliardo e 250 milioni. In sei anni il Fondo Politiche sociali viene cioè ridotto di quindici volte. Altrimenti detto: dove prima c’erano 100 euro, ne restano poco più di sei.
Valutando nel dettaglio le singole voci, emerge evidente l’erosione di risorse destinate al più importante delle voci considerate, quello relativo al Fondo nazionale per le Politiche sociali. In costante discesa negli ultimi anni (passando dai circa 650 milioni del 2008 ai 380 del 2010), viene ora in un sol colpo ridotto ad un quinto, con i 75 milioni previsti per il 2011. Cifra che cala ancora per il 2012 (70 milioni) e per il 2013 (circa 45 milioni). In sei anni, lo stanziamento potrebbe passare dunque dagli oltre 650 milioni del 2008 ai quasi 45 del 2013: si tratta di un quattordicesimo dell’importo iniziale. Subisce una riduzione consistente anche il Fondo famiglia, che viene sostanzialmente dimezzato nel 2011 rispetto al 2010, e ridotto ad un terzo nel 2013: dai 100 milioni del 2010 si scende ai 52 nel 2011 e 2012 e ai 31 milioni del 2013. Nella tabella, il Fondo famiglia è accorpato al Fondo diritti e pari opportunità, meno rilevante dal punto di vista economico, per il quale viene stanziato, per ognuno dei tre anni dal 2011 al 2013, la stessa cifra di 2 milioni 198 mila euro. Ancora più evidente e netta è la riduzione del Fondo dedicato per la non autosufficienza, che assume semplicemente i connotati di una semplice cancellazione: erano stati stanziati 300 milioni nel 2008 e 400 milioni all’anno nel 2009 e nel 2010: al momento, la quota prevista per il 2011 è pari allo zero, e così anche per i due anni seguenti. Confronto complessivo: nel 2008/10 un miliardo e 100 milioni dedicati alla non autosufficienza, nel 2011/13 non un solo euro.
(Fonte La Rosa Rossa)

lunedì 25 ottobre 2010

Volontariato, la Lega cambia la legge e sposta i fondi alla Montagna

Le risorse del volontariato per le emergenze sociali potrebbero andare alla montagna. Lo prevede un progetto di legge presentato dalla Lega e contestato dal vasto mondo di associazioni e ong impegnate nel sociale che si sta mobilitando per bloccarlo: se andasse in porto, il progetto metterebbe il volontariato «nell'angolo e lo indebolirebbe. Mentre proprio, in questo momento di crisi, è uno dei pilastri della coesione sociale».
Il progetto di legge in questione (per il quale è stata chiesta la sede legislativa) è il n. 41 su «Disposizioni in favore dei territori di montagna» presentato dal leghista Roberto Simonetti, che ne è anche il relatore in Commissione bilancio alla Camera dove ora si trova. L'articolo 5 del pdl modificherebbe la legge sul volontariato (la 266/91) e - ecco una delle norme contestate - permetterebbe l'accesso ai 2,5 milioni di euro destinati al volontariato per le emergenze sociali anche ad interventi per le zone montane. «Non abbiamo niente in contrario alla valorizzazione delle aree montane, anzi - commenta Andrea Olivero, portavoce del Forum del terzo settore - ma contestiamo il metodo e il contenuto della norma che è assurda. Intanto si cambia la legge sul volontariato senza discuterne con gli interessati, in nessun altro ambito si farebbe questa cosa vergognosa. In secondo luogo, le risorse: il volontariato va tutelato, nel terzo settore è anche quello più fragile, non sostenerlo è un grave errore per le ricadute positive e di coesione sociale nel paese. Se la montagna va sostenuta e noi riteniamo che sia giusto, si prendano però le risorse da un'altra parte non da quelle già scarse a nostra disposizione. Questo vuol dire mettere il volontariato in un angolo. E non possiamo accettarlo».
Questa proposta poi «conferma - continua Olivero - che esiste una scarsa attenzione di alcune forze politiche verso la società civile. La politica è totalmente autoreferenziale e non si rende conto di ciò che le sta intorno. Se si deve discutere di riforma del volontariato si faccia nelle sedi opportune, nei tavoli costituiti al ministero per le politiche sociali». Altra norma contestata riguarda la possibilità che i centri di servizio per il volontariato (Csv), strutture territoriali a sostegno per le attività delle organizzazioni di volontariato, siano aperte a cooperative, onlus, bande musicali, filodrammatiche, gruppi sportivi. Al momento i Csv contano circa 40 mila iscritti. Nel caso passasse la norma, dovrebbero offrire servizi a 500-600 mila organizzazioni. «Il che vuol dire stravolgere i centri di servizio, e senza cambio di alcuna entità di risorse, ed anche la legge sul volontariato. E davvero questo non lo capiamo» sottolinea Olivero.
«Preoccupa - afferma Marco Granelli, presidente del CsvNet - il fatto che una normativa specifica sul tema della montagna non trovi un proprio specifico finanziamento, ma vada ad utilizzare risorse ordinarie, già destinate al volontariato per tutte le sue azioni di intervento a servizio dei beni comuni. Non si può utilizzare la stessa torta anche per gli interventi in montagna». Granelli annuncia che sta per partire una mobilitazione per bloccare il progetto di legge. Intanto, è stata inviata una lettera ai parlamentari per spiegare il dissenso e le ragioni di questo.
(Fonte L'Unità)

mercoledì 20 ottobre 2010

Fondo Nuovi Nati

Il Fondo Nuovi Nati è un finanziamento di 5.000 euro concesso a tassi particolarmente agevolati a tutte le famiglie che hanno avuto un bambino nel 2009, 2010 e 2011.
Questo tipo di finanziamento è inoltre esteso alle famiglie che hanno adottato o adotteranno un bambino. Le risorse finanziarie a disposizione per questa iniziativa ammontano in totale a 85 milioni di euro.
Il Fondo Nuovi Nati era stato lanciato con il decreto anticrisi ed è di recente diventato operativo con la pubblicazione dello specifico regolamento sulla Gazzetta Ufficiale e la firma del protocollo d'Intesa tra l'Associazione Bancaria Italiana e il sottosegretario alle Politiche della famiglia. Alla firma dell'intesa sono seguite le specifiche convenzioni tra gli intermediari finanziare aderenti e le banche.
Non tutti gli istituti di credito hanno però aderito. Le banche possono infatti decidere in autonomia di aderire o meno e anche valutare singolarmente caso per caso prima di concedere il prestito.
Ogni finanziamento avrà un ammontare massimo di 5.000 euro a tasso fisso e una durata non superiore ai 5 anni. La garanzia del fondo nuovi nati è concessa nella misura del 50% del finanziamento. Il prestito può essere utilizzato per qualunque tipo di spesa.
Come detto sopra il finanziamento è concesso ai genitori di bambini nati nel 2009, 2010 e 2011 e, nel caso della potestà più minori, possono essere richiesti più finanziamenti.
La domanda va presentata entro il 30 giugno dell'anno successivo alla nascita o adozione del bimbo. Particolare attenzione va posta nei casi di adozioni internazionali: in questi casi bisogna fare riferimento al provvedimento rilasciato dalla Commissione per le adozioni internazionali.
Il Fondo Nuovi Nati prevede inoltre un ulteriore contributo che riduce il tasso di interesse allo 0,5% concesso alle famiglie con bambini nati o adottati nel 2009 che siano portatori di malattie rare. L' elenco delle malattie considerate tali può essere consultato all'articolo 5, comma 1, lettera b.
Per ottenere questo tasso agevolato è necessario presentare specifica domanda entro il 31 dicembre 2011, contestualmente alla richiesta del finanziamento del Fondo Nuovi Nati o anche successivamente a questa.
Per ottenere il finanziamento bisogna poi rivolgersi agli intermediari finanziari o banche aderenti l'iniziativa . L'elenco si trova sul sito dell'Associazione Bancaria Italiana. Per quel che riguarda i documenti per il finanziamento, bisogna nello specifico compilare un apposito moduli di autocertificazione nel quale è necessario dichiarare le propri generalità e quelle del bambino nato o adottato e l'esercizio della potestà genitoriale sul minore.
Bisogna inoltre specificare se la potestà è esercitata congiuntamente ad un altro soggetto e, in tal caso, specificare le generalità del secondo soggetto e dichiarare che viene richiesto un solo finanziamento per ogni minore.
Inoltre, in caso di richiesta di contributo per bambini affetti da una malattia rara, bisogna possedere anche il certificato di una struttura sanitaria che attesta la patologia dichiarata.
E' poi la banca a provvedere a svolgere a verificare i requisti per il finanziamento, svolgendo i vari accertamenti e a decidendo riguardo l'erogazione del prestito.
In caso di esito positivo l'istituto di credito accredita sul conto del beneficiario l'importo concordato, secondo le modalità previste. Il debito può essere poi estinto con rate concordate al momento della sottoscrizione del finanziamento o anche in un'unica soluzione.
Se dovesse risultare che chi ha richiesto il finanziamento ha dichiarato il falso questo viene subito revocato. Nei casi di insolvenza vengono applicate le procedure esecutive ordinarie per il recupero dei crediti.
Per informazioni: www.fondonuovinati.it